Bologna, 12 novembre 2009


Agli amici degli

Incontri Interdisciplinari


Carissimi,

         ci rivedremo mercoledì 25 novembre, alle ore 21, presso il Convento San Domenico, che ci ospiterà nella sua "sala rossa", cui si accede da Via San Domenico 1 (il cancello del Convento è subito prima del Collegio universitario San Tommaso, in fondo a Via San Domenico sulla sinistra; al campanello suonare "Convento" se il cancello fosse chiuso).

Per facilitarvi: la sala rossa è quella le cui vetrate stanno proprio di fronte a chi entra dal cancello, finita la salita e gli scalini. La porta del Convento è alla destra della vetrata.

L'argomento da approfondire che abbiamo scelto la volta scorsa è:


Che cosa può chiedere la scienza alla filosofia?


Animeranno la serata il prof. Fiorenzo Stirpe ed il prof. Pierluigi Fortini, che ringrazio fin d'ora a nome di tutti.


Vi allego il resoconto del 27 maggio scorso. Come potrete notare, le nostre discussioni sembrano girare attorno ad un tema che non cambia più di tanto e che forse rivela una esigenza sentita un po' da tutti.


Un cordiale arrivederci a presto


Fra Sergio Parenti O.P.



_______________________________________________________________________________




Breve resoconto dell'interdisciplinare del 25 novembre 2009

a cura di fra Sergio Parenti O.P.



STIRPE - Premetto che non so nulla di filosofia. Vi descriverò una ricerca semplice: mi direte voi se c'entra o no la filosofia. Le motivazioni della ricerca sono tre. La principale è la curiosità del ricercatore. Poi c'è il desiderio di vantaggi, anche economici. Infine c'è il desiderio di essere utili agli altri. Se uno è fortunato, soddisfa a tutti e tre. La ricerca che vi espongo è sulla gotta, che viene a persone che hanno un livello di acido urico elevato. Aggiungo che io vengo da una famiglia dove la gotta è ereditaria. Io me la sono cavata, invece mio padre era un gottoso grave.

Vidi che nel '60 dei finlandesi trovarono che i bambini che avevano intolleranza congenita al fruttosio avevano una elevata uricemia. Il fruttosio è metà dello zucchero comune (l'altra è il glucosio). Provarono a dare dosi elevate di fruttosio a soggetti normali e soggetti gottosi: nei normali si vide un aumento di uricemia che dopo due ore rientrava. Nei gottosi l'aumento è maggiore e resta alto dopo due ore.

Provai su di me, che sono sano. Notai che rispondevo come un gottoso. Provai anche su altri figli sani di gottosi: stesso risultato. Non so perché io non abbia la gotta; però ripetei questo test con un gottoso e con me, dopo un mese a dieta povera di fruttosio, e dopo un mese a dieta libera. Dopo un mese con poco fruttosio l'aumento era molto inferiore. Dopo molto fruttosio anch'io andavo alle stelle. Quindi la somministrazione di molto fruttosio provoca un abbassamento dell'ATP, con dolori muscolari.

Consigliai ad alcuni gottosi di evitare il fruttosio, mangiando tutto il resto, anche quello che viene solitamente vietato ai gottosi, come la carne. Senza medicine, con questa dieta, stavano bene.

Mi rivolsi ai colleghi clinici per avere pazienti. Non mi aiutarono. Provai a pubblicare la cosa: non ci credette nessuno. Lasciai perdere di fronte al disinteresse.

Lo scorso anno uscì un'indagine fatta da un cinese ed un canadese, su 51.000 questionari inviati con circa 45.000 risposte: i ricercatori hanno seguito questi 45.000 per dieci anni. Il risultato confermava la mia lettera che essi hanno citato, dandomi una grande soddisfazione. Ma quanta gente sarebbe stata meglio, e quanti soldi avrebbe risparmiato lo Stato che dà i medicinali (da prendersi a vita!) ai gottosi?

Perché il fruttosio provoca l'aumento dell'acido urico? Perché viene fosforilato a spese dell'ATP, e quando la quantità è eccessiva il derivato dell'ATP viene degradato in acido urico. Inoltre nei malati di gotta deve esserci qualcosa di alterato: o una reazione più rapida di fosforilazione del fruttosio o qualcosa che rallenta lo smaltimento. Purtroppo è difficile fare esperimenti, perché non è possibile introdurre la gotta negli animali. Gli animali infatti hanno un enzima che scinde l'acido urico, mentre l'uomo deve averlo perso durante l'evoluzione. Questo dicono che sia un vantaggio, perché l'acido urico è antiossidante, e qualcuno sostiene che aiuti l'intelligenza.

A questo punto io mi chiedo che cosa c'entri la filosofia.

PARENTI - Il fatto di cercare il perché.

FORTINI - Il titolo "Che cosa può chiedere la scienza alla filosofia?" presuppone due risposte che si escludono: no oppure si. La mia posizione è per la risposta positiva. Infatti, specie nel nostro tempo che tende ad escludere le risposte filosofiche come "non necessarie", si pone più che mai una inversione di tendenza per evitare che la scienza stessa sparisca. Che cosa è la scienza? Storicamente è nata come una parte della filosofia saldamente ancorata al sapere umano, facente tutt'uno con la ricerca della verità, cioè le risposte agli eterni problemi del tipo: che cosa è l'universo in cui viviamo? Ha avuto un inizio e avrà una fine? Che cosa sono tutti gli altri esseri viventi che condividono questo universo assieme a noi? etc. etc. Per ovvi motivi le risposte a simili domande si sono "specializzate" nelle varie branche di questo sapere "universale", che possiamo tranquillamente definire come "filosofico", di cui una parte costituisce la "scienza" propriamente detta. Ogni scoperta scientifica ha un immediato riscontro con tutto il resto di quello che sappiamo o che crediamo di sapere. Ad esempio la scoperta delle forze nucleari che ha condotto alla costruzione delle armi nucleari ha posto degli inquietanti problemi riguardanti la morale (è lecito ammazzare 300.000 persone tutte di un colpo?), l'economia (è lecito rovinare d'un colpo l' habitat in cui viviamo?) e così via: le risposte non le può dare la scienza ma solamente altre branche della filosofia.

Poco sopra ho usato la frase "...per evitare che la scienza stessa sparisca". Ora mi sembra chiaro cosa intendevo dire: la distruzione dell'ambiente naturale comporta (ovviamente a lungo andare) la fine della ricerca scientifica.

Ma c'è di più: lo sganciamento della scienza dalla filosofia produce l'impoverimento delle ipotesi senza le quali la scienza è destinata a ridursi a tecnologia, il che è la morte della scienza stessa. Infatti la tecnologia usa le cose già scoperte dalla scienza per produrne altre al solo fine economico: se si sterilizza la ricerca pura fatta di ipotesi (che necessariamente provengono dagli ambiti filosofici che sono veramente la fucina delle idee, buone o cattive che siano) da porre alla prova dell'esperimento, si capisce che in tal caso la scienza muore.

La "morte della fisica" è iniziata quando, per vari motivi tutti politici e non scientifici, ci fu un biblico esodo dei fisici europei verso gli Stati Uniti, dove furono impiegati nella costruzione della bomba atomica che permise agli americani di vincere la guerra. Da allora fu imposto il metodo americano di fare ricerca a tutti gli scienziati del mondo: chi non si adeguò veniva emarginato. I russi furono i primi a sperimentare sulla loro pelle in che cosa consistesse tale cambiamento epocale. Nei laboratori del mondo occidentale si seguì il metodo americano cioè di costruire acceleratori sempre più potenti buttando sul mercato delle riviste scientifiche, ad ondate successive, le "scoperte" di nuove particelle. Tutto si interruppe quando, dopo le due presidenze di Reagan, la Russia gettò la spugna. Immediatamente, dopo lo smantellamento del muro di Berlino, i finanziamenti agli acceleratori si interruppero bruscamente: i soldi cominciarono ad andare verso i satelliti allo scopo di costruire basi spaziali come trampolini verso la Luna.

Che cosa ce ne facciamo delle cento e più particelle? Non ce ne facciamo assolutamente niente perché non abbiamo una teoria adatta ad inquadrarle sia fisicamente che matematicamente. Si escogitarono invece metodi di calcolo sempre più potenti per applicarle a "cervellotiche" teorie che non hanno base alcuna (supersimmetrie, superstringe, teorie GUT (Grand Unification Theory), l'ipotetico bosone di Higgs, gravità quantistica etc. etc). Tutti gli esperimenti suggeriti per verificare tali cervellotiche teorie sono falliti. Perché? Io penso perché manca la fucina di idee, cioè la filosofia, alla quale attingere.

Vediamo cosa si faceva prima della II Guerra Mondiale, cioè come si procedeva nelle nazioni europee imbevute di filosofia. Userò come esempio il modo che fu usato per passare dall'elettrone classico all'elettrone relativistico e le difficoltà incontrate nel far questo. Quando Dirac scrisse la sua equazione per gli elettroni relativistici, Erwin Schrödinger notò che questa equazione faceva a pugni con le equazioni di Heisenberg, che sono alla base della quantizzazione. Quindi la relatività speciale fa a pugni con la quantizzazione; solo la fisica newtoniana era in accordo con la quantizzazione. Allo stesso Schrödinger venne in mente una approssimazione che, o bene o male, aggiustava questa incongruenza. Einstein, per conto suo, non fu mai convinto dalla meccanica quantistica e propose degli esperimenti dai quali era possibile distinguere se la quantizzazione era vera o no. In questo lavorio di ipotesi basate sulla filosofia che allora andava per la maggiore in Europa (l'idealismo) non ci fu modo per approfondire le idee di Schrödinger e verificare gli esperimenti suggeriti da Einstein, perché tutto crollò a causa della guerra e queste cose andarono nel dimenticatoio.

Un altro esempio. Riporterò la mia esperienza in una malattia che ha colpito uno dei miei tre figli: intendo dire l'autismo. Che tale malattia sia di origine genetica è stato provato "ad abundantiam" da uno psicologo inglese, Michael Rutter, che nel 1977 usando gemelli omovulari ha dimostrato che se uno dei due gemelli è autistico anche l'altro lo è necessariamente e viceversa (questa esperienza fu ripetuta da altri ricercatori nel 1989 e nel 1995). Questo è molto ma purtroppo non si è ancora riusciti a individuare a quale o a quali geni "difettosi" debba essere imputata la malattia. Qui abbiamo un esempio di ipotesi derivata dalla filosofia (sbagliata!): infatti non si è riusciti a guarire nessun caso di autismo con l'ipotesi di Sigmund Freud (colpa della madre) che è altamente falsa. Rutter ha dimostrato che, appunto, si tratta di una malattia genetica, che niente ha che fare con le ipotesi freudiane.

Il problema è ora questo: come facciamo ad individuare i geni dell'autismo? Il difficile sta nel fatto che fisicamente gli individui sono perfetti e non è stato possibile agganciare l'autismo a una qualsiasi malattia genetica nota. Di fronte a questa situazione c'è una impressionante sequenza di ipotesi una più cervellotica dell'altra: ciò è essenzialmente dovuto alla scuola americana che non ammette che esistano "malattie" misteriose dalle quali non è possibile guarire. Ecco cosa hanno inventato gli americani: prendiamo i 100.000 geni, o giù di lì, presenti nel genoma umano e li distribuiamo alle varie équipes di ricercatori: alla fine, per forza, deve saltare fuori il responsabile dell'autismo. Appena ho capito cosa c'era sotto alla "filosofia americana" mi si sono drizzati i capelli: questo sarebbe il metodo scientifico?

Da questo fatto si deduce che dall'America, se continuano a pensare in questo modo, non c'è da aspettarsi alcunché di buono, fin dalla presidenza Nixon, la quale promise di trovare entro 10 anni la causa del cancro. Esattamente come nel caso delle particelle elementari agli americani non interessa il risultato scientifico, ma i soldi spesi per avere un risultato tangibile in termini di dollari che vengano moltiplicati in altre applicazioni che nulla hanno a che vedere con il risultato scientifico che si cercava.

Ecco invece come bisognerebbe procedere secondo me se si vuole applicare correttamente il metodo scientifico:

- dalla letteratura sull'autismo risulta che questa malattia coinvolge il sistema nervoso autonomo parasimpatico. A tal proposito ho aperto un sito in cui riporto questi studi secondo il metodo scientifico1,

- bisogna cercare ulteriori conferme. Una conferma di questa ipotesi la ho trovata in un lavoro di Charles Darwin che imputa gran parte dei disturbi nervosi al nervo vago. A questo nervo sono riconducibili disturbi cardiaci, intestinali e polmonari,

- una conferma di tale ipotesi di Darwin purtroppo la ho trovata in tre ragazzi della nostra associazione che sono morti per edema polmonare ad una età di 20 anni, in cui non si dovrebbero avere disturbi cardiaci e polmonari.

La cosa triste è che gli autistici sono incapaci di comunicare con gli altri e quindi non sanno dire quali disturbi hanno. Questa incapacità di comunicare agli altri è talmente grave che i medici, in un caso, hanno dovuto ricorrere alla autopsia per capire cosa diavolo avesse il ragazzo da morire!

Da tutte queste cose messe assieme, a mio parere, c'è un gene o più geni che fa sì che le sinapsi del sistema parasimpatico non funzionino propriamente.

Allora sarebbe sufficiente concentrare la propria attenzione sulle sinapsi del sistema parasimpatico anziché su tutti i 100.000 geni dell'uomo. Questo non si fa perché i soldi della ricerca sono distribuiti non ad investigare ipotesi plausibili ma a "lobbies". A voi trarre le conclusioni.

Scienza e filosofia sono legate a doppio filo e l'una fa progredire l'altra. Pertanto lo sviluppo della scienza non è legato alla tecnologia e, peggio ancora, all'economia, ma esclusivamente alle capacità raziocinanti dell'uomo.

Stirpe ha parlato della curiosità come molla principale. Vero, ma nella realtà gli altri sono inseriti nelle lobbies.

BERTUZZI - Il metodo scientifico è dagli effetti alle cause. Il problema della filosofia entra in gioco quando si può dare una interpretazione generale dei risultati della scienza. Il Papa nella Caritas in veritate insiste a dire che ciò che ha falsato la risoluzione dei problemi erano le ideologie. L'ideologia di oggi è quella tecnologica.

FORTINI - Ridurre la scienza a tecnologia la svilisce.

SCHIAVO - Tu dici che manca la capacità di ipotesi sagaci. Ma queste non le fanno i filosofi, ma gli scienziati. L'effervescenza filosofica e scientifica dell'inizio del '900 era un fenomeno culturale, ma quella della scienza non dipendeva dalla filosofia. La situazione attuale è più grave di quella che descrivi tu dicendo degli americani. Il Partenone è crollato dopo Nietzche e Heidegger. Hegel aveva raggiunto l'apice del razionalismo: tutto il reale è razionale, anche la storia. Schopenhauer comincia a dire che la ragione può essere un inganno. Nietzche, Freud e Marx (i maestri del sospetto) hanno detto che l'uomo ha sempre cercato forme superstiziose di rassicurazione, mentre in realtà l'uomo è poco più di una scimmia.

FORTINI - Questo discorso non tocca la scienza.

SCHIAVO - Ma non puoi dire che la filosofia possa insegnare qualcosa. La filosofia può solo dire: "Attenzione, non diciamo storie!". C'è la caduta della ragione (fiducia che ci sia una spiegazione di tutto), dopo Hitler e Stalin. Non c'è niente da fare. L'uomo è un mostro.

DE RISO - L'uomo è anche un mostro, ma anche buono.

SCHIAVO - Io sto dicendo che cosa dice la filosofia contemporanea. Loro conoscono la filosofia antica.

PARENTI - Se metti l'orologio ed il calendario nella ricerca della verità, anche il tuo discorso è datato. Proviamo a non datare. Prendo atto che con Galileo la filosofia si è staccata dalla scienza. Ma può darsi che non dipenda dalla filosofia in quanto tale. Allora la scienza era filosofia, la logica era filosofia. Hegel non so se possa aiutare il fisico a fare il suo lavoro.

SCHIAVO - Assolutamente no.

PARENTI - Invece Aristotele, corretto, poteva.

SCHIAVO - L'essenza...

PARENTI - Lascia perdere l'essenza: da quando abbiamo cominciato ad usare l'Isagogè di Porfirio come introduzione l'abbiamo fraintesa. La Fisica di Aristotele corretta porta domande che possono aiutare oggi.

SCHIAVO - Le domande, non le risposte.

PARENTI - Anche certe sue risposte erano giuste: così come Euclide aveva visto giusto in tante cose. Aristotele pensava che i corpi celesti fossero ingenerabili ed incorruttibili. Per cui relega la generazione e corruzione, la crescita e diminuzione, e altre caratteristiche al mondo di quaggiù. Ogni ente ha la sua operazione, e per questo opera per non essere vanificato, dunque per il suo bene (non è vero che l'ente di Aristotele sia statico: la natura è il principio dell'operare; gli altri interpretavano le essenze come concetti, dunque come cose statiche, perché un concetto resta quello che è: rationes rerum mutabilium immutabiles sunt). Dunque, i corpi celesti ingenerabili ed incorruttibili hanno anche loro il moto locale. Allora Aristotele non privilegia la generazione e corruzione (che è la via all'essere), ma il moto locale, che è comune ai corruttibili ed agli incorruttibili. Aristotele parte dagli enti soggetti a divenire (non dai "corpi", perché poi dimostra che gli enti soggetti a divenire devono essere tali da poter avere il moto locale, e dunque devono avere le dimensioni - l'estensione - per cui li chiamiamo corpi). Il tempo è la misura del moto, in quanto tale del tutto relativa. Ma ha senso parlare di un tempo unico perché ogni moto, anche quelli di quaggiù, sono collegati dal moto locale del cielo delle stelle fisse. Dallaporta, quando gli chiesi come si dovrebbe fare oggi per poter parlare di un tempo che coinvolge ogni altra trasformazione, disse: quello della espansione dell'universo con la radiazione d'onda. Quando Galileo ha corretto Aristotele non sapeva dell'espansione dell'universo, ma avrebbe dovuto mettere in dubbio il ruolo del moto locale, il suo primato. Invece resta legato alle dimensioni del moto locale per costruire la sua fisica: rimane aristotelico. Si dovrebbe rivedere tutto: fare la metrica sull'espansione dell'universo e all'interno di questa definire il moto locale. Io non sono capace di fare questo, ma il discorso non è per nulla finito. Se uno mi dice una cosa vera, quella resta, chiunque la dica. La distinzione della fisica dalla filosofia era legata a motivi teologici, e forse anche contingenti: la filosofia era allora nel mirino dell'Inquisizione.

SCHIAVO - Voi, se ci foste stati, avreste detto a Galileo: tu hai torto. E mi sento trasecolare a vedere gli scienziati che simpatizzano per le vostre teorie.

FRATTINI - L'essenza di cui parlava Galileo non era quella di cui parlava Aristotele.

SCHIAVO - Loro pensano che l'essenza sia ciò di cui consiste la cosa, e che le proprietà vadano necessariamente attribuite essa, se si vuole avere scienza.

PARENTI - Io non posso conoscere l'essenza in se stessa: la conosco come principio delle proprietà, la definisco per rapporto alle proprietà: per forza dopo il rapporto è necessario. "Dimmi che cosa sai fare e ti dirò che cosa sei". Ed il problema non è banale: le proprietà operative sono comuni a cose diverse. Come mettere a fuoco quello che è più o meno comune? Più o meno generico?

FORTINI - Il mio allarme sulla scienza è proprio questo: la scienza sta scomparendo, ed al suo posto subentra le tecnologia.

STIRPE - La tecnologia è un mezzo. Bernard diceva che una mente senza una mano abile è impotente, ed una mano senza la mente è uno strumento cieco.

DE RISO - Diventa uno strumento di distruzione.

PIFFERI - Dice un libro (Nuova fisica e nuova teologia), che è premio Templeton di quest'anno, che esistono alcuni tipi di asserzioni che si lasciano trasferire dal campo della scienza sperimentale a quello filosofico e viceversa, senza confondere i livelli: la conoscenza umana non è monodica, non è solo razionale, sperimentale o logico-formale, ma anche simbolica, intuitiva. Pascal diceva che ci sono due eccessi da evitare: escludere la ragione e non ammettere che la ragione. Boltzmann diceva che rendersi conto delle operazioni fondamentali del nostro pensiero sembra irrefrenabile nell'intelletto umano. Schlick diceva che l'elemento filosofico è insito in tutte le scienze come loro vera anima. Einstein diceva che la scienza ha bisogno di concetti arbitrari a priori, libere creazioni della mente umana, per edificare la scienza. Per me una qualche interazione ci dev'essere. La valutazione delle ipotesi, il modo esatto di ragionare, è competenza dei professori di psichiatria o anche dei filosofi e dei logici? Quella della sana filosofia è una interazione importante.

SCHIAVO - Una frase, tolta dal suo contesto, non significa più niente. Non ci possono essere espressioni che siano trasferibili da un campo scientifico ad un campo filosofico.

FORTINI - Hubble, quando fece le misure, pubblicò i dati senza capirne niente. Lemaître, che era anche prete e filosofo, capì che si trattava di un universo in espansione. Einstein gli scrisse per congratularsi.

PARENTI - Per me la Fisica di Aristotele è fisica, non filosofia nel senso di oggi. Che differenza c'è tra una distanza che cresce perché si espande l'universo e una distanza che cresce perché c'è un moto relativo fra due corpi di spostamento locale? Come posso capire che è lo spazio che si sta ingrandendo e non due galassie che si allontanano?

BELARDINELLI - Perché sono tutte le galassie che si allontanano tra loro.

PARENTI - Ma non potrebbero allontanarsi tutte anche restando fermo lo spazio?

FRATTINI - Il pallone si gonfia rispetto a qualcosa d'altro. Cambiano le relazioni.

FORTINI - Non c'è uno spazio dentro al quale il pallone si gonfia. Sono le quattro coordinate che cambiano: si crea spazio.

PARENTI - Aristotele sarebbe d'accordo con te. Ma l'allontanarsi è su tre coordinate o su quattro?

FORTINI - Quattro.

PARENTI - Ma la quarta dimensione non è un tempo, ma lo spazio percorso dalla luce in quel tempo. Cioè una lunghezza. Però non riesco a capire come si possa dire che non sono due corpi che si allontanano in un unico spazio, ma lo spazio che si ingrandisce mentre i corpi restano fermi rispetto allo spazio.

FRATTINI - Tu tiri in ballo lo spazio newtoniano, che non c'è. Non c'è un contenitore.

FORTINI - Da un punto di singolarità l'universo ha iniziato ad espandersi. Ma restava sempre infinito, a meno che fosse stato chiuso. Dalle misure risulta quasi certo che l'universo è infinito, di tipo euclideo. Quando è piccolo o grande, resta infinito perché non è sferico. Non si espande in uno spazio di dimensioni superiori. L'universo si crea man mano che si espande.

PARENTI - Se si espande è finito.

FORTINI - Ma non è dentro un contenitore.

FRATTINI - Fortini parla di un infinito matematico. Non c'è un sistema di riferimento privilegiato.

1http://xoomer.virgilio.it/bioresautism/