Bologna, 21 aprile 2011
Agli amici degli
Incontri Interdisciplinari
Carissimi,
Ci rivedremo mercoledì 4 maggio, alle ore 21, presso il Convento San Domenico, che ci ospiterà nella sua "sala rossa", cui si accede da Via San Domenico 1.
Il nostro incontro affronterà come argomento, sempre sul tema della libertà e del determinismo:
il libero arbitrio.
Animerà il nostro incontro, da un punto di vista filosofico, la prof. Antonietta De Riso, che ringrazio a nome di tutti.
Approfitto dell'occasione per augurare a tutti Buona Pasqua, chiedendo al Signore la sua benedizione su tutti noi ed i nostri cari.
Un cordiale arrivederci a presto
Fra Sergio Parenti O.P.
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Breve resoconto dell'Interdisciplinare del 4 maggio 2011
a cura di fra Sergio Parenti O.P.
DE RISO - Ho cercato di collegare il termine "libero arbitrio" a varie concezioni, soprattutto greche ed orientali, decidendo (una scelta andava fatta) di saltare l'ambito ebraico e musulmano. Dopo vedremo la libertà, la libera scelta, i tipi di determinismo. Alla fine cercheremo una sintesi. C'era una filosofia raccontata (Platone, Veda) di cui mi servirò.
Il libero arbitrio viene definito "concetto filosofico e teologico secondo il quale ogni persona è libera di fare le sue scelte". Ciò si contrappone alle varie concezioni deterministiche secondo le quali la realtà è in qualche modo predeterminata dal destino (che può essere cambiato) o dal fato (che non può essere cambiato), o dalla volontà divina... Gli individui non avrebbero la possibilità di compiere libere scelte. In Aurelio Agostino, vescovo di Ippona, designa una libera scelta e presuppone una volontà umana.
Una scelta presuppone due o più opportunità ed un interessato ad esse. Il termine "libera" è validamente concreto se le opportunità possono essere conosciute in eguale misura e pertanto scelte.
Platone presentò il mito di Er (con cui si chiude la Repubblica), con cui si riconosce all'umano la scelta della propria stessa vita. Egli accetta, come gli orientali, la reincarnazione dell'anima immortale, già trattata dai Veda, dove negli Upanishad troviamo affermazioni filosofiche e religiose che presentano anch'esse la metempsicosi, che poi fu sostenuta dall'orfismo e da Pitagora. Mentre nell'induismo la reincarnazione è determinata da come la vita è stata vissuta, in Platone questo condiziona, ma non determina, la nuova vita, che viene scelta, in definitiva, dall'anima stessa. Tale scelta è richiesta all'anima dalla parca Làchesi che afferma la libertà: "Ognuno è responsabile del proprio destino, la divinità non ne è responsabile". La scelta è però guidata il più delle volte dalle esperienze che l'anima ha raccolto nella sua vita anteriore. La visione orientale è molto diversa.
PETERNOLLI - Ma Platone ammette che ci si possa reincarnare in esseri inferiori?
DE RISO - Nel mito di Er, Aiace, arrabbiato con gli esseri umani, sceglie di reincarnarsi in un leone. Un altro sceglie di reincarnarsi in un cigno, piuttosto che rientrare nel ventre di una donna.
Riprendendo Agostino, parliamo della volontà umana. Spesso troviamo la frase che "la volontà rende liberi". Se consideriamo la volontà come componente della libera scelta, molti filosofi (Hobbes, Locke, Hume, Schlick) ritengono la libertà come la possibilità di fare ciò che si vuole. Questo è molto lontano dal pensiero di Agostino. In tal caso il determinismo causale non sarebbe incompatibile con questa libertà che viene definita "libertà positiva". Se noi consideriamo la libertà in questo modo, le nostre azioni sarebbero determinate dalla nostra volontà e quindi ritenute libere, ma la volontà non potrebbe non risultare determinata dall'insieme dei condizionamenti di ordine biologico, culturale e ambientale.
A questo punto ci rifacciamo un attimo al determinismo teocratico (Leibniz): Dio come colui che preordina il corso del mondo, scegliendo in qualche modo il migliore degli infiniti mondi possibili. Dio sa che cosa sceglierà ciascuno, e preordina il mondo in modo che abbia il miglior contenuto e il miglior corso possibile. Perché in fondo è un Dio che ama. Dà la libertà all'interno di un discorso di amore che diventa un ambito di scelta libera di Dio. La libertà dell'umano consisterebbe nel fare ciò che si vuole, ma non di volere ciò che si fa. Ciò che si vuole dipende da ciò che si è (oggi diciamo dall'educazione ricevuta): io faccio ciò che voglio ma non sono libero.
La concezione che considera l'essere umano realmente libero se sceglie ciò che è bene (è in grazia di Dio, oppure è nel Bene), la ritroviamo in pensatori di ambito cristiano, ma anche nel pensiero greco.
Vediamo allora il libero arbitrio non legato a libertà e volontà, ma a libertà e determinismo. Dobbiamo distinguere tra libertà empirica e libertà metafisica. La libertà empirica riguarda i condizionamenti culturali, politici, psicologici, fisici che, nostro malgrado, governano il nostro pensiero ed il nostro comportamento. La libertà da questi fattori sarebbe intesa in senso negativo: libertà da qualcosa di contingente, dagli aspetti contingenti dell'esistenza umana, e non mancanza di condizionamenti. L'idea positiva inerente alla libertà riguarda la possibilità teorica di essere arbitri del nostro vivere e per questo responsabili delle nostre scelte. Tale libertà presuppone la possibilità di fare altrimenti, oltre al controllo degli agenti delle proprie azioni (Platone andava molto più in là: era l'anima a scegliere in che vita volevamo entrare). Questa libertà suppone la libertà di fare, di non fare, di fare altrimenti.
Il determinismo dice che ogni evento è determinato dal verificarsi di condizionamenti sufficienti al suo accadere. Oppure sostiene una connessione necessaria di tutti i fenomeni secondo il principio della causalità. Il determinismo moderno si scontrò col problema di rendere compatibile la concezione meccanicista della natura con gli assunti fondamentali della religione e della morale cristiana. La tendenza che troviamo in Descartes, Leibniz e Kant fu di separare la realtà del mondo naturale (riconducibile a leggi necessarie) dalla realtà del pensare e volere, intesi come attività autonome e spontanee. I materialisti cercarono invece un fondamento meccanico e materiale dei fenomeni spirituali (es. Vogt e Moleschott), anche per motivi ideologici più che scientifici.
Con il principio di indeterminazione di Heisenberg (1927) cadde la certezza e la base del determinismo classico (il modello meccanicistico universale). Da qui partì un cambiamento anche nelle scienze umane. L'osservatore non è estraneo a ciò che osserva. Anche in campo didattico: un bambino interrogato reagisce diversamente a seconda di chi lo interroga. In Germania facevano le prove ai bimbi immigrati dal meridione italiano, interrogandoli in tedesco... oppure senza tener conto delle differenze culturali. Ma un criterio analogo l'ho visto usare anche in Italia con gli immigrati qui.
FRATTINI . Sto leggendo un libro su come è stato concepito il quoziente intellettivo nella storia: teorie che si contraddicevano in continuazione, con alla base il concetto di esser di fronte a qualcosa di materiale, determinato e misurabile.
DE RISO - Di fatto, il determinismo non ce lo siamo scrollato via.
SCIRÈ - Abbiamo visto anche il determinismo teocratico di Leibniz: Dio che preordina il mondo in base alla legge del meglio: sono due concezioni deterministe molto diverse. La seconda dà tranquillità.
DE RISO - Le persone primitive (diciamo di 10.000 anni fa), nel '800 venivano valutate in base ai primitivi scoperti in quel secolo. La civiltà occidentale era ritenuta l'apice della civiltà, e con questo parametro si valutavano le altre civiltà, non considerandole in se stesse. La lezione di Heisenberg direbbe, invece, che io, antropologo che vado in America Latina o in Africa, porto dei parametri miei in ciò che osservo. Se cambio il parametro, cambia tutto. Ad esempio: proviamo a porre l'inizio della storia colla capacità di trasmettere ciò che si è raggiunto, non con la scrittura. Nel periodo fascista si cercava di sostenere che la nostra civiltà deriva da quella romana, su base linguistica. Ma si trascurava, ad esempio, il fatto che i Romani avevano le fognature, mentre noi abbiamo iniziato a farle nel '800.
C'è un determinismo logico, che riguarda più la verità che la libertà; c'è un determinismo epistemologico, che considera la conoscenza che possiamo trarre dalla osservazione empirica del mondo, c'è un determinismo causale ed ontologico, che è quello che qui consideriamo.
Se l'arbitrio (non la libertà) fosse determinante? La questione inerente la libertà, come lo stesso Immanuel Kant ha dimostrato, è un tema cruciale nell'esistente per gli stessi riflessi che ha con la vita dell'essere umano quali il senso morale e la responsabilità individuale, le istituzioni sociali ed il rapporto tra soggetti nonché tra individuo, società e Stato. Se si accettasse il determinismo rigido si dovrebbe convenire con Diderot che la parola "libertà" è priva di senso. Boutroux (1845-1921) mise in discussione l'assunto secondo cui ogni fenomeno viene spiegato da una certa causa, anche se le leggi funzionano perché i fenomeni naturali tendono ad assumere una generica costanza di comportamento. Questo vale anche per le nostre scelte, che possono portare ad una consuetudine.
FRATTINI - Questo asserto che fondamento ha?
DE RISO - Dall'osservazione e dal contrapporsi al determinismo del suo tempo. Lui non riconosce la certezza della causa: siamo noi a dare assolutezza alle leggi.
Nel '900 il "compatibilismo" ritenne che determinismo e libertà potessero coesistere.
Per difendere a tutti i costi la libertà umana si potrebbe dire che il determinismo vale per le cose del mondo fisico, non per la volontà umana. Se la volontà dovesse sfuggire alla legge deterministica di causa ed effetto, come potrebbe inserirsi nella catena che riguarda i fatti del mondo? Se è vero il determinismo, tutti gli stati mentali sarebbero determinati come qualsiasi altro fatto inerente al mondo. Se noi abbandoniamo ciò, il problema diventa ancora più grande: l'indeterminismo mette in crisi i presupposti della visione scientifica del mondo: non saremmo più in grado di spiegare come l'essere umano possa esercitare un controllo sulle azioni che controlla. Il ruolo della libertà, nel pensiero occidentale, è quello di controllare. La libertà implica la determinazione: sono libero perché posso determinare certe cose. Ecco perché il determinismo fa tanta fatica a staccarsi dalla nostra testa.
Nell'essere arbitri del nostro vivere risiede anche la responsabilità, la coscienza dell'azione, la scelta ed il controllo su quanto facciamo, oltre al volere ciò che facciamo. Questi sono elementi cui il pensiero occidentale non vuole rinunciare.
Accettare l'indeterminismo comporta di entrare in un campo di probabilità di agire, di non sicurezza e non certezze; in campo religioso potrebbe implicare il mutare l'idea stessa di un Dio che giudica, in base a criteri definiti e umanamente dichiarati, le azioni e le intenzioni.
Ora, nel giudizio vi è già una compattezza di pensiero, vi sono i termini entro cui si deve svolgere un pensiero ed è insita una "certa" staticità.
Per trovare una via d'uscita qualcuno ha proposto il Dio altro da me. Qualcuno ha proposto il Dio "madre e padre". L'esempio è quello del Figliol prodigo: le viscere del padre si muovono (espressione legata alla madre): ciò porta alla possibilità (es.: Jonas) di un divino che si realizza col mio stesso pormi; non un divino che mi definisce un campo nel quale io mi pongo e scelgo ciò che è meglio per me, ma un divino che si realizza col mio pormi, che è in itinere.
A questo punto faccio riferimento 1) agli elementi fondamentali della filosofia orientale e 2) ad una morale (dove si concretizza il problema del libero arbitrio) in termini di rapportabilità con l'essere umano, definitosi come maschio e femmina, dove dobbiamo mettere il maschile ed il femminile non contrapposti, ma nemmeno insieme. Una morale, cioè un comportamento tra esseri, è allora come un campo aperto, che non può avere definizioni omogenee, dove il riferimento all'essere in sé comprende la corporeità (base della spiritualità) come componente intrinseca e non come parte o come contrapposta. Questo ci fa partire per rivedere i campi di scelta, cioè la possibilità di controllare o meno. Sono in grado di determinarmi? Sono in grado di controllare? Date le mie potenzialità che cosa posso determinare? Qui ci sono ambiti diversi tra maschile e femminile, trascurati dalla filosofia occidentale.
STIRPE - L'essere umano sarebbe realmente libero se sceglie il bene, si è detto. Ma sceglie anche il male.
DE RISO - Non mi sono espressa bene. Io sono libero di scegliere il bene e il male, ma di fatto non posso fare una scelta contro ciò che so essere il mio bene, contro il bene di me stesso, come diceva Socrate. Se, invece, facciamo il discorso della Grazia di Dio, la mia libera scelta può essere solo di bene. Un altro discorso è che non puoi non accettare l'autorità, se viene da Dio. Oppure, in campo orientale cinese: l'autorità è quella che fa il bene di tutti, che tu non puoi non scegliere, anche se è un male per te come persona.
PETERNOLLI - Hegel disse che se l'individuo osa contrapporsi in qualche modo all'autorità dello stato, la sua azione è un atto criminoso. Questo ha influenzato molti comportamenti anche all'interno della storia tedesca.
DE RISO - La persona umana non avrebbe diritto a sussistere, se non all'interno di uno stato.
STIRPE - Come già ho accennato, la libertà presuppone l'esistenza di un'anima, perché se non c'è qualcosa di diverso dal corpo, che è un insieme di molecole, che agiscono secondo leggi fisiche e chimiche, il nostro agire dipenderebbe da queste. La punizione, come per gli animali, servirebbe solo ad impedire certe condotte, come autodifesa della società.
DE RISO - La libertà di scelta non è la scelta libera. La volontà è sottoponibile a condizionamenti. La scelta libera non presuppone che io debba avere un animo completamente libero da condizionamenti: ho diverse scelte, e una la prendo.
Un giovane medico orientale, nel medioevo, viene mandato dallo zio ad imparare qualcosa della medicina in occidente. Questo viene, e torna dopo poco dicendo che ne aveva abbastanza. Mentre era assente il medico occidentale, era venuta una donna con un gran male di testa. Le aveva messo del sale sulla testa per disinfiammarla, e dopo un poco era migliorata. Poi era venuto un uomo con un bubbone ad una gamba. Gli mise delle erbe e questo fece uscire materia e migliorare. Dopo una settimana tornò il medico. Vide la donna che era stata curata e tornava per la visita. Disse che era il diavolo che era entrato e le aprì il cranio, ed essa morì. Poi tornò l'uomo della gamba a farsi vedere. Il medico disse: vuoi vivere con una gamba o morire con tutte e due? Quello scelse di vivere. E gliela amputarono. A questo punto il giovane se ne andò. In questo racconto, che è autentico, c'è l'opinione dell'oriente sulla scelta. Non è la scelta in sé che non va bene. La volta che tu sei indotto ad una scelta, già quello ti sta determinando in un campo o in un altro, e non è una libertà di vita.
Noi vediamo la scelta come essere indotti a lasciare qualcosa, a perdere. Ma il discorso noi lo leghiamo alle certezze. Una scelta non può essere tra ciò che conosco e ciò che non conosco. Non ho più la possibilità di essere libero. Per l'occidente sì. L'oriente dice no: parte da un'altra parte. Devo trovare il modo di esistere per essere con la mia essenza. La scelta primaria è di una vita, anche di una spiritualità. Non è qualcosa che di volta in volta mi trovo. Mi riferisco a Rig-Veda e a Siddhartha Sakyamuni. Io non lascio, io mi ingrandisco. Il monaco orientale non parla di rinuncia, ma vive, anche la sua sessualità.
PARENTI - In un mondo dove la generazione di una cosa è corruzione di un'altra, non credo si possa dire che la scelta non possa comportare anche rinuncia.
SARTI - Questo mi ricorda il discorso del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Non si sceglie perché si vuol rinunciare. Scelgo perché voglio conquistare.
DE RISO - In ogni caso, il bicchiere è pieno: di cose diverse. Confucio dice che a dodici anni pensava di essere atto a ricercare forme di vita verso gli altri. Faceva fatica. Però iniziò la ricerca. A vent'anni faceva fatica, a trenta ancora, a quaranta gli sembrava di aver chiaro tutto, a sessanta non pensava di essere in grado di fare diversamente... Il discorso iniziale è la ricerca, alla fine non pesa più la rinuncia.