Bologna, 17 gennaio 2011



Agli amici degli

Incontri Interdisciplinari



Carissimi,

Ci rivedremo mercoledì 26 gennaio, alle ore 21, presso il Convento San Domenico, che ci ospiterà nella sua “sala rossa”, cui si accede da Via San Domenico 1.

Come abbiamo programmato la volta scorsa, continueremo a parlare di determinismo ed indeterminismo, con riferimento alla libertà umana, continuando però a mettere a fuoco punti di vista scientifici, in attesa di passare ad altri di natura più filosofica.

Il prossimo incontro sarà animato dal Prof. Perluigi Fortini, che ringrazio a nome di tutti.



Un cordiale arrivederci a presto



Fra Sergio Parenti O.P.



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Breve resoconto dell'interdisciplinare del 26 gennaio 2011

a cura di fra Sergio Parenti O.P.





FORTINI - Premetto che l'argomento è delicato: presenta una teoria evolutiva che potrebbe a priori apparire in contrasto con la visione cristiana. Citerò due passi: uno del Nuovo Testamento ed uno dalla letteratura sub-apostolica.

La prima lettera di Pietro dice: "Ma se anche dovete soffrire a causa della giustizia, beati voi! Non vi fate prendere dal timore che vogliono incutere costoro; non vi turbate...pronti sempre a dare una risposta a chi vi chiede il motivo della vostra speranza, con mitezza e rispetto, con una coscienza retta, in modo che coloro che vi calunniano abbiano a vergognarsi di ciò che dicono sparlando di voi, a causa della vostra condotta intemerata in unione con Cristo"(1Pt 3,14-17).

Il credente deve continuamente modificare la propria visione del mondo, per rendere più "appetibile" il messaggio cristiano. In ogni epoca abbiamo così dei credenti che rappresentano il drappello gettato allo sbaraglio, in ossequio al dettato della lettera di Pietro. Il motore dell'avanzamento del mondo è cristiano.

Il secondo brano è dal Pastore di Erma (circa 150 d. C.): "Quelli che non hanno mai fatto ricerca sulla verità né hanno indagato sulla divinità, e hanno solo creduto, sono presi dalle faccende, dalla ricchezza, dalle amicizie pagane e da molti affari di questo mondo. Quanti vivono per queste cose non comprendono le allegorie della divinità. Ottenebrati e rovinati dalle loro attività diventano aridi... Invece coloro che temono Dio e cercano la divinità ed hanno il cuore rivolto al Signore, capiscono e colgono presto tutto ciò che loro si dice... Lègati al Signore e tutto avvertirai e comprenderai" (P. di E., XL, 4-6).

In questo brano si fa un ritratto impressionante del fideismo che viene rigettato senza remissione. Il cristianesimo è fin dall’inizio una dottrina che può agganciarsi naturalmente con i principi della ragione come si erano dipanati nei primi 500 anni della filosofia greca. Tale filosofia poneva il sapere al di sopra degli affari di "questo mondo" perché curarsi di tale amore della ricchezza fa "diventare aridi".

Con ciò non si vuole affermare la superiorità del cristianesimo rispetto ai non cristiani, ma si vuole prendere atto che, tutte le volte che c’è stato un rivolgimento culturale, i cristiani sono i primi a capire le novità che si profilano all’orizzonte della storia.

I due brani riportati sopra, secondo me, implicano che la teologia deve cambiare a seconda dei tempi per potere tenere il passo dei tempi come richiesto dalla seconda lettera di Pietro. Oggi più che mai le scienze naturali stanno facendo dei passi giganteschi tali che il concetto di Dio, secondo la filosofia ancora usata nei manuali di teologia relativi all’inizio dell’universo e all’inizio della vita sul nostro pianeta, non è in grado di competere con essi. Ad esempio i Padri davano per scontato che l’ Universo sia stato creato in sette giorni di 24 ore; ormai nessuno aderisce a questa cosmogenesi, tranne forse alcuni teologi protestanti americani che disperatamente vogliono aderire “ad litteram” al racconto del Genesi.

PARENTI - Agostino non dice così.

FORTINI - Non volevo citare Agostino: lo so che diceva il contrario.

Similmente avviene per la creazione della vita e dell’uomo. Quindi: “...pronti sempre a dare una risposta a chi vi chiede il motivo della vostra speranza”, però senza ricorrere a quelli che continuamente tirano in ballo il racconto del Genesi “ad litteram”. Ma piuttosto si esaminino profondamente la Scrittura e le scienze naturali allo scopo di estrarre delle spiegazioni che rendano pensoso l’ uomo dei nostri giorni e non facciano ridere i miscredenti (come dicevano Agostino e Tommaso).

Questa sera invece ho intenzione di sottoporre alla vostra attenzione un breve scritto nel quale, guidato da un biologo francese del ’700, esamino una teoria evolutiva precedente addirittura la teoria di Darwin. Leggendo il libro: Giulio Barsanti: Una lunga pazienza cieca - Storia dell’evoluzionismo - Piccola Biblioteca Einaudi (2005), sono stato molto colpito di quanto, già nel XVIII secolo, i biologi fossero andati avanti nella teoria dell’evoluzione. Infatti nel III Capitolo si discutono le due opere del biologo francese, Jean-Baptiste Robinet dai titoli: De la nature, Amsterdam (1761-1766, quattro volumi); Considérations philosophiques de la gradation naturelle des formes de l’être, Paris (1768); di cui vorrei riportare alcuni brani particolarmente impressionanti per l’epoca in cui furono scritti.

Ecco il brano (trad. Barsanti) preso dal quarto libro del De la nature (pp. 123-124): "Mai essa è stata (i.e. la natura) e mai sarà esattamente come è nel momento in cui parlo, mai i minerali sono stati o saranno come sono, mai le piante sono state o saranno come sono,mai gli animali sono stati o saranno come sono. Di più: non dubito che vi sia stato un tempo in cui non c’erano ancora né animali né vegetali... La natura non è mai stata, non è né sarà mai stazionaria, ossia in stato di permanenza: la sua forma è necessariamente transitoria. Essa è sempre stata e sempre sarà, ma sempre in modo diverso. La natura è sempre all’opera, sempre al lavoro, nel senso che in essa avvengono incessantemente sviluppi, generazioni.”. La nostra Cosmologia ha confermato tutto ciò.

Il secondo brano è tratto dal libro: Considérations philosophiques de la gradation naturelle des formes de l’être, Paris (1768) (pp.2,3-4) e leggiamo: "Nella successione prodigiosamente variata dagli animali inferiori all’uomo, vedo la Natura al lavoro avanzare a tentoni verso questo essere preminente che corona la sua opera....Quante sono le variazioni intermedie dal prototipo all’uomo.... a Natura non poteva realizzare la forma umana se non combinando in tutti i modi possibili ciascuno dei tratti che dovevano entrare a farne parte....Da questo punto di vista, io immagino ogni variazione dell’involucro del prototipo come uno studio della forma umana che la natura meditava: e credo di poter chiamare il complesso di questi studi l’apprendistato della Natura, o i tentativi della natura che impara a fare l’uomo”.

Se intendessimo questi brani quasi che la Natura creasse l'uomo, quasi fosse Dio, rifiuteremmo ciò. Ma il Genesi dice che l'universo è stato creato in un tempo: la potenza di Dio creatore si è dispiegata per miliardi di anni (questo è il significato dei 7 giorni). Non è necessario invocare un “Orologiaio cieco” (Richard Dawkins) per liberarsi della presenza di Dio; oppure “Una lunga pazienza cieca” come Giulio Barsanti ha intitolato il suo libro. L’ uomo procede esattamente nello stesso modo: tutte le invenzioni umane seguono una prassi che possiamo chiamare di "apprendistato". Dio segue il suo disegno in una maniera simile a quella dell’uomo. Questo è, secondo me, il senso della frase del Genesi 1,26-27: "Finalmente Dio disse: Facciamo l’ uomo secondo la nostra immagine, come nostra somiglianza, affinché possa dominare sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame e sulle fiere della terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra". Fare l'uomo ad immagine di Dio vuol dire che l'uomo fa le cose come Dio ha creato il mondo. Il Figlio di Dio fece il falegname per 30 anni della sua vita: noi dobbiamo comportarci come "falegnami": in ciò consiste la nostra natura. Dio si comporta come una freccia che va dal passato al futuro: la vita si è generata dall'acqua, poi è passata nelle terre emerse e nell'atmosfera. In seguito l'uomo ha escogitato la tecnologia che lo ha portato nel vuoto, sulla Luna e verso i pianeti. Pensate che sia occorsa "Una lunga pazienza cieca", oppure è stata una forza più alta di lui che lo ha spinto verso lo spazio da esplorare? Perché la freccia, sui tempi lunghi, è sempre andata avanti, e non un po' avanti ed un po' indietro senza un progresso? La vita segue le direttive di Dio. Robinet era un collaboratore di Diderot e D'Alembert. Era ben lontano da una cultura cristiana. Dietro al suo discorso ci sono idee metafisiche di cui la biologia non può fare a meno per spiegare la vita.

SARTI - Molti si chiedono se l'evoluzione delle specie sia una assemblea enorme di fallimenti, da cui ogni tanto per caso esce qualcosa di buono, il che è in conflitto con l'idea della onnipotenza e onniscienza di Dio. Può Dio aver adottato un sistema dall'economia così sbadata? Tutto questo è vero in una immagine deterministica del Creatore: cioè noi prestiamo a Dio il nostro modo di pensare, come si è sviluppato dalla filosofia greca alla scienza di oggi. E questo mi pare un arbitrio abbastanza forte. Questa evoluzione dispendiosa ci dice che la nostra immagine di Dio è antropomorfica. Padre Matthias Vereno, che insegnava Filosofia delle religioni prima di diventare monaco, parlando dell'induismo sottolineava molto la concezione di un Dio in due forme: indefinito e definito, inconoscibile e conoscibile. Questo è più ricco del nostro modo di vedere. Dobbiamo superare le nostre rappresentazioni.

DE RISO - Noi parliamo di Dio come di una persona, mentre in oriente non c'è questa idea. Nella Bibbia Dio è sempre personale.

PARENTI - Nei film di fantascienza si diceva "La forza sia con voi...". Lo Spirito Santo veniva inteso così dagli Ariani, in modo non personale. La parola "persona" indicava il personaggio. Si cercò di evitare tale parola, ma i greci potevano farlo, usando "ipostasi", mentre i latini non avevano una parola adatta, perché "substantia" era stata usata anche per tradurre il greco "ousìa", che è l'essenza. Così i latini dissero che il Figlio e il Padre erano due "persone" ma una "cosa" sola, una sola "sostanza". Forse nemmeno Aristotele aveva un'idea molto "personale" di Dio.

L'Impero Romano, che cercò di costruire una teologia alternativa al cristianesimo, che minava l'Impero, raggiunsero notevoli vette, soprattutto con Proclo. Cristiani e anche islamici usarono la sua dottrina. S. Tommaso scoprì che il libro "De causis" era appunto un estratto degli Elementi di teologia di Proclo. Anche lo Pseudo- Dionigi segue Proclo, e qualcuno sospetta che non fosse un cristiano, ma un nemico dei cristiani. Ma è da loro che viene l'idea che di Dio sappiamo più quello che non è che quello che è. La pretesa di avere una comprensione adeguata di Dio viene dalla filosofia moderna: Dio deve rientrare nelle condizioni di possibilità del mio rappresentarmi qualcosa. Da qui, soprattutto, venne la lotta della Chiesa conto i modernisti. Questo è il problema dei teologi di oggi, che vogliono inculturare il Vangelo nel linguaggio della modernità (per loro la filosofia è un linguaggio, un modo di esprimersi, non qualcosa come la scienza). Ma questa pretesa di comprensione adeguata non era la tradizione né cristiana, né ebraica, né islamica, e nemmeno indù. Dio "esiste" (o "è buono", o "vuole" ...) vuol dire che quello che io chiamo "esistere" ("è buono" ecc.) c'è in Dio, anzi prima in Lui che in noi, ma in un modo più alto che noi ignoriamo.

DE RISO - La natura va a tentoni; ma con un Dio che la segue in una progettualità, o in una casualità con un Dio che sta fuori?

PARENTI - Qui è il punto: Dio non sta fuori dal caso.

FRATTINI - Julve dice che Dio gioca ai dadi.

PARENTI - De Giorgi diceva che Dio conosce la teoria dei giochi. Ma tu (a Fortini) sostieni un finalismo nella natura? Una volta dicevi che il Principio antropico poteva essere anche il principio mirmecico, finalizzato all'esistere delle formiche.

FORTINI - Bisogna rifarci alla biologia. Ludovico Galleni è teilhardiano, e ha scritto questo libro (Darwin, Teilhard de Chardin e gli altri, Felici ed.) dove insiste sul problema di fare una biologia teorica del tipo di una fisica teorica. Io sono un fisico, però per me la biologia è molto importante, anche se ancora in fieri.

PIFFERI - Forse l'evoluzione ripercorre i tentativi e gli errori che ogni sperimentatore fa partendo da una ipotesi. Ma non riesco a spiegarmi il fatto che la materia riesca ad organizzarsi in sistemi più complessi. La domanda della teleologia della materia (il tendere alla complessità) non c'entra con la fede.

DE RISO - La caratteristica, che diciamo propria di Dio, è che è creatore (una caratteristica unica). Nella teoria evoluzionistica si prescinde da ciò. In che cosa consiste la creazione? Nel fatto che l'evoluzione è seguita dall'occhio di Dio?

PARENTI - L'agire di Dio andrebbe visto diversamente. La causa essendi è la corrente elerttrica, la causa fiendi è chi gira l'interruttore. Quelli dell'"Intelligent design" non riescono a pensare che Dio è completamente al di fuori dell'ordine delle cause create. Dio è come al centro di una sfera, mentre tutto il resto si svolge sulla superficie della sfera. Loro concepiscono la causalità divina sulla superficie (come nei miracoli). Non c'è nessun anello tra Dio e le creature: faccio l'ipotesi della catena delle cause per provare che ci deve essere una Causa prima, ma questo non vuol dire che affermo che esistano tali anelli (il che viene frainteso, di solito).

FRATTINI - La creazione è il sostenere permanentemente le creature ed il loro agire nell'esistere.

PARENTI - Mentre Cartesio pensava che Dio creasse il mondo e poi il mondo andasse avanti per conto suo: ha in mente un artefatto. Se io immagino le realtà naturali alla stregua di artefatti, il disegno può essere solo il progetto dell'ingegnere o del pilota che guida. Se invece il modo di esistere lo dà solo chi dà l'esistere, e l'agire consegue al modo di esistere. Ogni cosa tende al suo bene (ogni realtà ha la sua operazione, e tende a non essere frustrata, cioè al suo bene), ma non in senso antropomorfo.

BERTUZZI - Fortini pensa alla natura come a qualcosa che agisce a tentoni. Spesso concepiamo il modo di procedere della natura sull'archetipo di come procediamo noi. Credo che invecel'atteggiamento agnostico della scienza contemporanea sia di dire che è incompetente. Questo fa sì che la scienza abbia una struttura che non viene attribuita a Dio. Nella fisica noi ordiniamo la natura con la matematica, ma si è detto che la vita non è riducibile a questi schemi. Vinaty diceva che fin dal medioevo c'era la posizione più biologica, aristotelica (Alberto Magno), e chi invece si rifaceva a Ruggero Bacone, col modello matematico. Il punto più interessante è che forse oggi entra anche in biologia la matematica. La domanda è: l'uomo dice "la natura è fatta così", oppure dice che la natura è fatta come la costruisce lui?