Bologna, 6 dicembre 2013
Agli amici degli Incontri Interdisciplinari
Carissimi,
ci rivedremo lunedì 16 dicembre, alle ore 21, presso il Convento San Domenico, che ci ospiterà nella sua "sala rossa", cui si accede da Via San Domenico 1.
Durante lo scorso incontro, dai limiti e dalle indeterminazioni delle nostre discipline siamo tornati al tema del libero arbitrio.
Abbiamo chiesto di animare la serata a Susanna Scirè Frattini. La ringrazio a nome di tutti.
L'argomento sarà:
che cos'è un uomo responsabile?
Insieme al P. Giovanni Bertuzzi, un affettuoso augurio di Buon Natale e Buon Anno nuovo a tutti.
fra Sergio Parenti O.P.
Breve resoconto dell'Incontro Interdisciplinare del 16 dicembre 2013
a cura di fra Sergio Parenti O.P.
SCIRÈ - Parto dalle domande che feci al prof. Sarti al termine della volta scorsa ed anche dal suo libro: mi sono chiesta quali fossero le motivazioni per cui ha sentito la necessità di comunicare la sua esperienza su quegli argomenti. Partendo dall'esperienza mi è venuto abbastanza spontaneo capire che la consistenza del nostro patrimonio culturale a tutti i livelli è veramente molto grande, come ho visto partecipando ai nostri incontri. Si è parlato molto di scienza, di fede e di conoscenza: tutto questo presenta la vita della persona. Partendo dal principio che le persone sono fondamentali, che l'individuo è fondamentale e che la società è un insieme di individui che raccolgono le esperienze personali e collettive per mandare avanti un sistema, questo è una cosa meravigliosa. È chiaro che l'educazione che uno riceve, l'istinto e la predisposizione ti portano ad approfondire le inclinazioni.
L'uomo responsabile è quello che riesce ad applicare una difesa non violenta ai veleni della società? Il non rispondere in maniera violenta ad una violenza è molto difficile. In passato si diceva che uno sopporta e l'altro infierisce. Ma che un uomo responsabile riesca a non essere sopraffatto da una violenza è una disciplina che si apprende dalla più tenera età, altrimenti è troppo difficile.
Chi subisce una violenza riesce a produrre degli anticorpi che lo rendano immune dall'aggressione? Cose che non pensavamo potessero succedere, sono invece successe negli ultimi 15 anni. I vari conflitti a livello mondiale hanno fatto riemergere una brutalità che si pensava fosse spenta nella civiltà. Invece la recessione non è solo economica, ma anche una regressione a livello di umanità. La conoscenza ti porta ad avere degli strumenti per andare verso l'alto o per sprofondare nell'abisso come fosse cosa ineludibile?
C'è come sapore di bullismo nella quotidianità. Il bullismo è una tecnica che si apprende (c'è un rituale ed un comportamento) e viene insinuata in maniera subdola e lenta, fino a sfociare nella violenza pura. Mi chiedo: si può riuscire a produrre degli anticorpi perché questa educazione alla sgradevolezza nel rapporto tra le persone possa essere superata? Faccio queste considerazioni non per sognare un mondo su una nuvola, ma per cercare di difenderci. Se siamo sprovvisti di qualsiasi risorsa per rispondere o per sfuggire, i problemi diventano gravi. Come si può insegnare ad un uomo a fornirsi degli anticorpi necessari per non subire una violenza? Quando succedono certe brutalità, non avvengono spontaneamente, ma avvengono perché c'è intenzione di usare anche cose scoperte per il bene dell'uomo, per ritorcergliele contro. A questo punto si dice: "Il libero arbitrio!". Io posso scegliere. Scelgo se conosco. Io posso anche decidere di cambiare strada. Però la motivazione alla fonte è sempre la più importante. Se ho radici profonde che non cancellano la memoria, se queste radici hanno attinto da un terreno proficuo, questa riemerge. Per questo si parla di dare una seconda possibilità, di perdono e pentimento.
Però quando perdono non dimentico. Il perdono è al di sopra dell'offesa proprio perché non me la fa dimenticare. Perdere la memoria delle cose vuol dire non trasmettere la cultura a chi viene dopo di noi. La storia veniva presentata ai miei tempi come qualcosa di poco interessante: una serie di date. Mi chiedo se le generazioni che vengono ad avere un contatto con gli avvenimenti del passato si rendano conto della necessità di assimilarli, per proseguire senza abbandonare principi e valori fondamentali. Senza questo è difficile conservare un equilibrio che ti permetta di arrivare alla fine dei tuoi giorni con una certa serenità.
Un'altra cosa che mi è venuta in mente: c'è una fortissima crisi etica. Non mi ricordo da giovane di aver sentito raccontare eventi come quelli che si ascoltano ora, anche se penso che vi siano sempre state crisi etiche.
Infine vi è la necessità della salvaguardia del patrimonio culturale. Mi sono sentita male quando ho sentito della distruzione del museo di Bagdad o dei Buddha in Afganistan. Capisco l'impresario che, per non fallire, distrugge la tomba etrusca che ha trovato, ma non approvo e inorridisco.
Concluderei dicendo che per me l'uomo responsabile è quello che risponde alla provocazione, ma con un senso critico che gli permette di essere adeguato, perché non ha perso o dimenticato il patrimonio di esperienze che gli altri e la vita gli hanno messo a disposizione, e che inoltre non ha perso tempo, senza per questo affannarsi. Ma chi insegna? Chi sa distinguere tra le tradizioni che si stanno fondendo? Un conto è la tradizione dei tortellini, un conto quella di strappare il cuore al nemico.
SARTI - La reazione alla violenza è un bell'esempio di feedback possibilmente negativo, cioè in modo cristiano. Don Catti ci insegnava che occorre sapere che vi sono i bivi della scelta: rispondere con violenza alla violenza, oppure, apparentemente contro natura, con la non violenza alla violenza, eliminando piano piano le cause stesse del comportamento violento. Noi eravamo tacciati di ingenui, poi è successo qualcosa nel '89: qualcosa di impensabile e che però è avvenuto. Un enorme sistema economico e politico, che sembrava immutabile e monolitico, è crollato perché qualcuno ha aperto un confine: quello della Cecoslovacchia.
PARENTI - Non parlavi del muro di Berlino?
SARTI - Il primo movimento è stato degli ungheresi e dei tedeschi che hanno approfittato della momentanea sospensione dei vincoli. Dimostrazione di come sia possibile tecnicamente seguire sempre la strada di feedback negativo. Ero ragazzino di seconda e terza media durante la guerra. Ricordando quello che avevo visto (le bombe sulla città e sui treni), riflettendo, sono approdato ad un gruppo di persone che si rifacevano a maestri della non violenza in Italia, come Lanza del Vasto e Antonino Drago. La cultura si costruisce con queste esperienze. Mandela, che è appena morto, è stato pure un maestro.
FRATTINI - Attraverso il tratteggio dell'uomo che ha fatto Susanna (un uomo con un suo bagaglio) mi domando: l'uomo così tratteggiato è un robot o qualcos'altro? Stiamo parlando del libero arbitrio. Molti autori sono convinti che l'uomo sia una macchina. Cosa ci dicono i dati osservabili sull'uomo e i suoi comportamenti?
SCIRÈ - Dipende da chi misura, se si parla di percentuali. Nelson Mandela è stato un simbolo di una rinascita. Il suo carceriere ha fatto il ricordo di lui, che era riuscito a stabilire col suo carceriere un rapporto, facendogli capire che non era un delinquente. Però l'altra sera hanno ricordato che in Sud Africa, nella comunità negra, in un giorno erano state stuprate 103 donne. L'apertura tra bianchi e neri non aveva portato una parità tra uomo e donna. Sono grata all'informazione per evitare i pregiudizi: le campane sono tante e la truffa è sempre dietro la porta. La propaganda nazista presentava i campi di concentramento come centri rieducativi dove la gente giocava a palla o a scacchi...
FRATTINI - Vorrei tornare alla domanda di prima: il libero arbitrio esiste o non esiste? L'uomo è una macchina dove ad azione corrisponde una reazione più o meno prevedibile, oppure no?
PARENTI - Se la macchina è quella cosa la cui reazione è prevedibile, l'uomo non è una macchina, perché può fare il contrario di ciò che è previsto.
FRATTINI - Ma la mia domanda è: da come si presenta l'uomo, dal punto di vista degli osservabili, possiamo avanzare qualche ipotesi riguardo alla sua natura?
PETERNOLLI - Le ipotesi sono state fatte.
STIRPE - Ho detto più volte che: o abbiamo qualcosa di diverso, oppure agiamo secondo le regole della fisica e della chimica.
FRATTINI - Quindi saremmo prevedibili.
STIRPE - Prevedibili no. Saremmo prevedibili se uno conoscesse tutto il meccanismo.
FRATTINI - Torna il discorso della complessità. Però anche in aggregati di molecole massicci come sono i gas, sono state trovate delle leggi di comportamento dei gas a livello macroscopico. Nulla toglie che anche in un aggregato di molecole che danno origine alla vita nel senso che conosciamo, queste si comportino come fine a se stesse, ma con leggi che io posso macroscopicamente determinare.
STIRPE - Le cose prodotte dall'uomo, diceva Susanna, possono rivolgersi contro di lui. Ma può accadere il contrario. Ci sono cose utili uscite dagli studi militari. Pensate all'ecografia (derivata dagli studi sui sonar). Poi si è detto che perdonare non è dimenticare. Per me, se ci si ricorda, non si perdona. Sarti diceva che le cose viste in guerra lo hanno portato verso le persone che la pensavano diversamente. Io ricordo certe infamie commesse e, pur non potendo prendermela con i singoli... in Marocco non metterò mai piede. I marocchini che ci hanno "liberato" hanno fatto in Ciociarìa, in 8 giorni, lo stesso numero di morti che i tedeschi avevano fatto in 8 mesi; in più hanno violentato un gran numero di donne (che i tedeschi non hanno toccato). Mio padre, che era l'unico medico in un paese di 6.000 abitanti, ha contato 385 donne (dai 13 agli 80 anni) che si erano rivolte a lui perché violentate, numero che io ho passato all'archivio di Stato.
PARENTI - Dio dice: "A me la vendetta". Neanche un passero cade senza che Lui lo sappia.
RUBINO - La persona umana penso sia imprevedibile, anche se non penso che l'imprevedibilità possa coniugarsi col libero arbitrio. Sulla questione del libero arbitrio tengo il giudizio sospeso. Mi interessa partire dalla imprevedibilità. La domanda di Fabio è se sei un uomo o sei un robot. Io non credo che l'uomo sia un robot, perché questo sistema vivente così complesso, soprattutto il cervello, è continuamente impressionabile dall'esterno, dall'ambiente. La genetica ci ha consegnato la macro-morfologia di questo cervello, però l'ambiente, a livello micro-morfologico, può cambiare tanto. Salta fuori un uomo che è sempre al di là di ciò che è stato programmato, un uomo imprevedibile per via degli incontri che fa, cominciando dalle persone significative, da sua madre. Tenete presente che c'è l'aspetto delle emozioni che la stessa mamma sente e comunica al bambino. L'essere vivente non è determinabile: è troppo soggetto alla genetica e all'ambiente. Nell'uomo c'è il mistero della mente, di cui sappiamo poco; sappiamo di più del cervello. Il problema è che come c'è una procedura scientifica per focalizzare il cervello, così si sta faticosamente cercando una procedura scientifica per focalizzare la mente. Su questo i vari autori si accapigliano.
PARENTI - Aristotele aveva dato una argomentazione per dire che l'intelletto non può avere un organo. Il cervello è organo dei sensi interni (fantasia, memoria, istinto che nell'uomo veniva chiamato "cogitativa", perché deve lasciare spazio al libero arbitrio). Però se perdo i sensi perdo anche la capacità d'intendere e volere. Se la fantasia è bloccata dalle passioni, non c'è modo di esercitare il libero arbitrio, perché non si è in grado di prendere in considerazione altri aspetti della questione, abbiamo come un'idea fissa e si è succubi delle passioni. Andare a valutare quando c'è "piena avvertenza e deliberato consenso" non è facile.
RUBINO - La capacità d'intendere e volere basta poco per attenuarla. Ma mentre dormiamo la nostra mente funziona ugualmente e riesce anche a pensare. Mentre sto sognando ho ugualmente un'etica. Non è la coscienza e la capacità d'intendere e volere che mi rende uomo. Anche quando dormo, anche quando sono preso dalla follia, continuo a produrre simboli alla mia maniera. Vorrei decentrare la questione della coscienza, della vigilanza, dell'autoconsapevolezza.
FRATTINI - Non distingui tra coscienza ed autocoscienza. La vigilanza che tu chiami coscienza è attiva ma è rivolta verso altro dal tuo io, l'autocoscienza è rivolta verso te stesso.
RUBINO - Ma tutto questo pacchetto di coscienza ed autocoscienza tra un'ora va a dormire e io esisto ugualmente.
PARENTI - Però mentre dormi non sei moralmente responsabile.
RUBINO - Responsabile che cosa vuol dire? Etimologicamente viene dal dare delle risposte.
PARENTI - Capacità di essere colpevole. Se uno mi droga e mi fa firmare, può darsi che io sia anche consapevole e mi ricordi di averlo fatto, però non ero responsabile. Quello che conta è la padronanza di sé che nel sonno non ho. Un sogno posso ricordarlo. A volte nel sogno ero consapevole di star sognando.
RUBINO - Riflettendo, mi rendo conto che un conto è la responsabilità, un conto il libero arbitrio. Per essere responsabile devo fare appello a tutta la mia coscienza e dare una risposta.
PARENTI - Il libero arbitrio è facoltà dell'intelletto e della volontà, non solo dell'intelletto. Piena avvertenza e deliberato consenso. La capacità di rispondere non basta.
RUBINO - La morale dipende dalla mia famiglia, dalla società, dalla evoluzione.
FRATTINI - Bisogna partire da prima, non a valle di una morale, di una rivelazione... L'uomo primitivo non è condizionato se non dall'ambiente e da una morale naturale.
PARENTI - Una tribù ha condizionamenti molto forti. L'uomo non nasce sotto un fico.
FRATTINI - Aristotele parlava di "tabula rasa". L'uomo privo di tutto sarà impossibile, però cerchiamo l'uomo più semplice possibile.
PARENTI - Il genitore ti plasma, ma questo non è in contraddizione col libero arbitrio. Non esiste un uomo privo di tutto. Il metodo scout è stato copiato dal metodo delle tribù africane, perché evidentemente era meglio del metodo inglese. Baden Powell notò che non c'era la crisi generazionale e che uno, crescendo, non aveva disprezzo di ciò che aveva fatto da bambino.
RUBINO - La mia idea è che nella massima responsabilità tu non sei libero di arbitrio. Se la responsabilità diventa un obiettivo, ci sono leggi importanti che devo capire, e so, consapevolmente, che questa responsabilità non posso chiamarla "mia libertà", perché la mia libertà è frutto dei miei geni e della mia storia, e la vita che ho dentro è un mistero che trascende la mia libertà. Per me il libero arbitrio non è un problema. Il mio obiettivo è di essere quanto più posso padrone di me stesso. Ma dicendo che sono responsabile, in qualche maniera sono indulgente con me stesso, perché so che fra un secondo non lo sono più. Sono come una canna al vento.
FRATTINI - Più sono responsabile più sono legato.
PARENTI - Il libero arbitrio è la capacità di intendere e volere che devi esercitare secondo quello che sai che è meglio.
FRATTINI - Vorrei andare a ballare, ma non posso perché sono responsabile di una centrale...
PARENTI - Un conto è fare quello che pare a me, un conto fare il mio dovere.
PETERNOLLI - L'antropologia di Cartesio è sbagliata, mentre quella di Aristotele e S. Tommaso può confrontarsi con le acquisizioni di oggi. I bambini che sono stati fatti educare solo da animali, non hanno potuto più essere recuperati: nella vita di questi bambini l'intelligenza non ha avuto modo di manifestarsi. C'è una collusione del neuronale, del fisico e dello psichico. Ma in chi ha avuto una vita più o meno normale, alla fine emergono caratteristiche dalle quali deduciamo la presenza di qualcosa che non è spiegabile con categorie puramente fisiche.
FRATTINI - Però quei bambini avevano il concetto del bene e del male.
PETERNOLLI - Ma restando degli uomini-lupo. Von Balthasar dice che, quanto all'inferno, possiamo ragionare solo per noi stessi: è quasi impossibile giudicare la coscienza di un altro. Questo vale anche per quei marocchini di cui si parlava. Ci sono condizionamenti culturali.
SCIRÈ - Non parlerei di condizionamento, ma di educazione finalizzata ad essere così. La posizione della donna è per regola così, e non solo nella realtà islamica.
PARENTI - La scaletta di domande che hai preparato per il tuo intervento inizia parlando di come comportarsi in un modo non irresponsabile, cioè dando una risposta non violenta. Questo mi ha fatto pensare alla situazione della donna, che fisicamente è meno forte del maschio e deve trovare un modo di reagire che è diverso dal dire: "Ti do due sberle". Una donna deve saper comportarsi con dignità, e si chiede come educare.
SCIRÈ - Non ho fatto però distinzioni di genere.
PARENTI - Tu chiedi se si possa educare un uomo ad avere comportamenti di una bestia. E dici che negando questa possibilità si rinuncia ad affrontare il problema e a condannare con indignazione questa manipolazione.
SCIRÈ - Non la chiamo educazione, ma manipolazione. Per noi è scontato che ci siano valori fondamentali, pur con le variabili e le devianze. Ci può essere chi ama trasgredire. Però ci sono cose che, dopo, non si può più tornare indietro. Qui bisogna prevenire, se si ha la coscienza e anche la fortuna, perché ci sono anche cose che non dipendono dal noi. Se educo una persona per farne una macchina negativa che compia quello che io non posso fare, per farne un delinquente... Se si entra in gruppi credendo di poter venirne fuori, mentre dopo non è più così...
PARENTI - Il diavolo, come tentatore, ti convince a seguirlo volontariamente, non fa violenza al tuo libero arbitrio. Per questo può fare il nostro accusatore davanti a Dio: l'abbiamo seguito volontariamente e quindi Dio, che è giusto giudice, deve darci la stessa punizione. Come uomini noi siamo tutti dannati. La redenzione consiste nel fatto che Gesù, essendosi incarnato pur sapendo che l'avremmo messo in croce, può chiedere ai suoi assassini di poter continuare a farsi uomo usando la loro umanità. Come tralci della vite, come membra del suo corpo, dice "Padre, dove sono io, voglio che vengano anche loro". Così non c'è ingiustizia nei confronti di Satana. Noi abbiamo paura di essere posseduti dal diavolo, ma vogliamo poi la libertà di peccare...
FRATTINI - Il libero arbitrio è il poter dire "no" quando tutto ti porta a dire: "sì".
PARENTI - No, è la facoltà di intelletto e volontà. Non è l'indifferenza tra sì e no.
BERTUZZI - In campo sociale, giuridico e morale la libertà è possibilità di scegliere, di fare scelte diverse. Che la scelta sia buona o cattiva è in secondo ordine. In morale noi chiamavamo questo "libertà d'indifferenza". La conseguenza è che diminuisce il senso di responsabilità nei confronti di ciò che si sceglie: l'importante è poter scegliere. L'importante è aver fatto una scelta libera. La questione del divorzio e dell'aborto nasce in questo contesto: nella civiltà passata queste libertà non c'erano. Però essere liberi, nel campo morale, non significa solo essere liberi da dei condizionamenti (libertà d'indifferenza), ma essere liberi per degli scopi, dei fini (libertà di specificazione) di fronte ai quali uno deve rispondere di quello che fa. Questo oggi viene considerato un abuso. Il genitore deve lasciare il figlio libero di fare quello che vuole. La responsabilità si ha quando c'è la libertà, che non è la possibilità di fare quello che vuoi.
FRATTINI - Parlando di responsabilità, tu implichi la morale e la razionalità. Prima noi si parlava di che cosa sia semplicemente il libero arbitrio, prima di coinvolgerlo in questi momenti successivi.
BERTUZZI - Libero arbitrio è la capacità di emettere un giudizio libero: giudicare liberamente. Per questo il giudizio non deve essere costretto dall'esterno, ma deve partire dalla propria intelligenza e dalla propria volontà. Questo è condizione della morale ed è ciò che rende l'uomo più simile a Dio: la capacità di essere padrone delle proprie azioni.
FRATTINI - Implica la razionalità: quando tutto mi porta a dire sì, c'è qualcosa (non per spirito di contraddizione) che mi fa dire no.
SCIRÈ - Negli anni '90 i bimbi palestinesi venivano mandati a tirare pietre contro ai militari israeliani, che non reagivano. Personalmente ho vissuto una esperienza in Albania con un gruppo scout. Ricordo un militare del presidio italiano che era sfinito dai bambini che andavano a stuzzicarlo. Quando andammo in un orfanotrofio, alla sera, al terzo piano, ci dissero di mettere gli zaini al centro della sala, altrimenti ce li avrebbero portati via con dei rampini. Alle nove di sera sentimmo un rumore: erano una trentina di bambini di 8, 9 anni, che si arrampicavano come gatti all'esterno, portando bastoni con un rampino. Quando gli adulti li sorprendevano con la roba rubata, chiamavano la polizia che li randellava. Che cosa restava in questi bambini? C'è un libero arbitrio o un metodo per farne delle bestie? Una prostituta confidava che aveva ancora un anno, poi sarebbe tornata al suo paese ed avrebbe aperto un negozio... In queste situazioni come interpretare il libero arbitrio? Loro fanno con convinzione quello che fanno.
JULVE - Ognuno ha, voglio credere, un piccolo spazio di libertà di scelta, pur tra tanti condizionamenti (il Papa ha detto per questo: "chi sono io per giudicare?"). Quello spazio è quello di cui dovremo rispondere.
RUBINO - Da un libero arbitrio grande così, siamo passati ad un libero arbitrio rimpicciolito.