Bologna, 3 dicembre 2014


Agli amici degli

Incontri Interdisciplinari



Carissimi,

ci rivedremo lunedì 15 dicembre, alle ore 21, presso il Convento San Domenico, che ci ospiterà nella sua “sala rossa”, cui si accede da Via San Domenico 1.

La volta scorsa abbiamo iniziato la ricerca su

la persona umana.

Ha animato l'incontro il dott. Giuseppe Rubino. Al termine della serata, piuttosto impegnativa, di cui allego un resoconto che probabilmente andrà rivisto, abbiamo deciso di proseguire il dibattito.

Poi, presi ancora dall'argomento, è nata una discussione ulteriore, teologica, soprattutto tra il sottoscritto ed il padre Bertuzzi. Questa discussione non compare nel resoconto. Argomento era il principio di individuazione: dalla parte della materia, come dice san Tommaso, o dalla parte della forma, come dice Edith Stein (santa anche Lei) ?

Poiché il dott. Rubino potrà essere presente solo a gennaio, la prossima volta animeremo io ed il padre Bertuzzi. A gennaio riprenderemo il dibattito più legato alle scienze, lasciato in sospeso.

Un cordiale saluto in attesa di rivederci ed un cordiale augurio di Buon Natale e di un sereno anno nuovo



fra Sergio Parenti O.P.

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Breve resoconto dell'Interdisciplinare del 15 dicembre 2014

a cura di fra Sergio Parenti O.P.



BERTUZZI – Dovrei presentare le osservazioni che Edith Stein fa alla teoria dell'individuazione di Tommaso d'Aquino: per questo andrebbe rammentata.

PARENTI – Platone, nel Timeo, immagina il Demiurgo che plasma la materia ispirandosi al modello delle Idee. I cristiani, gli ebrei ed i musulmani hanno reinterpretato questo dicendo che Dio crea la materia informe e poi la plasma come vuole. A loro interessava il “come vuole” per poter dire che siamo voluti da Dio ed evitare di dire, come Plotino, che da Dio emanano le creature come dal sole emanano luce e calore: in questo caso io non potrei più dire che Dio mi ha voluto, ma sarebbe una necessità fisica. Quando io prendo l'immagine del Timeo, quella del materiale che viene plasmato, e penso di fare delle monete di ottone, questa moneta non è quella perché il pezzo di ottone che ho messo sotto al conio, che è unico, è diverso dall'altro pezzo. “Diverso” vuol dire solo che “questo non è quello”. È diverso perché un pezzo è di ottone e l'altro di ferro? No. Perché uno è lucido e l'altro sporco? No: sono tutti uguali. Questo non è quello solo in forza dell'estensione geometrica, della quantità, che permette di distinguere parti nel materiale, per cui questa parte non è quella. Il principio dell'individuazione non va cercato dalla parte del conio, cioè della forma, ma da quello della materia. Quale materia si chiede Platone? Essa deve poter diventare tutte le cose. I materialisti dicono che ci sono cose (elementi, atomi) che devono poter diventare tutte le altre cose. Ma noi vediamo che anche gli elementi si trasformano l'uno nell'altro. Inoltre ci sono altre difficoltà teoriche ad ammettere realtà elementari permanenti, finite o infinite. Quindi la materia deve essere nulla di ciò che sono tutte le cose. Abbiamo così l'ossimoro, l'assurdo di una cosa, pura potenzialità, che può diventare tutte le cose ma non è nessuna di esse e però deve essere qualcosa in qualche modo, perché è il materiale con cui sono fatte tutte le cose. Aristotele avrebbe detto che così si confondono le realtà naturali con gli artefatti. Ora, l'artefatto esiste in forza del materiale e delle sue parti. Però questo non è passato nella nostra cultura, perché la parte che ci interessa del Timeo è stata tradotta da Calcidio, un cristiano del IV sec., e poi continuata da un suo commento in cui faceva rientrare anche Aristotele con la sua materia e quanto poteva recuperare dai platonici e dal materialismo degli stoici, mettendo d'accordo tutti. Nelle Confessioni di S. Agostino trovate che parla della materia originaria che sembra un assurdo, ma che si deve ammettere, perché altrimenti si dovrebbe dire che una cosa si annichila e ne viene creata un'altra. Aristotele diceva che una cosa non nasce dal niente, ma da determinate altre cose, dunque è un divenire anche la generazione, che è corruzione di altre cose. Però fino ai nostri giorni è stata attribuita ad Aristotele e a S. Tommaso la teoria di Calcidio. Questo è il punto di partenza. Quando si parla agli uomini del proprio tempo, si usa il loro linguaggio, e così risulta ambiguo lo stesso S. Tommaso. Ad esempio quando deve rispondere alla domanda se Dio crei la materia prima: chi legge pensa alla materia prima come a qualche cosa. Un ilemorfismo di questo tipo è ridicolo e assurdo, ma viene insegnato. Aristotele parla di materia e forma per metafora, ma ricorda che materia e forma sono natura, e chi esiste e diviene non è la natura, ma chi ha quella natura. Poiché il nome ousìa era ambiguo, ricorda Tommaso, si è fatta confusione trattando la natura come fosse qualche cosa: hanno “cosificato” i principi. Può darsi che quello che sentiremo ora rifletta questo aristotelismo e tomismo distorto, che continua imperterrito.

PETERNOLLI – Puoi definire in modo semplice la differenza tra la tua visione e quella tradizionale?

PARENTI – Il modo di esistere non è qualcosa e non diviene: chi diviene ed esiste, chi è generato e si corrompe, chi si altera … non è la natura, ma chi ha quella natura. La natura è il modo di esistere tale da spiegare certe proprietà di interazione che comportano generazione e corruzione, crescita, diminuzione, alterazione, spostamento locale … Il modo di esistere ce l'ha chi esiste ed è un principio, non una realtà. Che sia un principio, che sia un quo e non un quod lo dicono tutti, perché S. Tommaso lo dice esplicitamente, ma poi ne parlano come di un quod. Il principio non è il principiato, diceva Tommaso. D'altra parte per secoli è stato obbligatorio studiare Calcidio; e poi c'è l'autorità di Agostino.

FRATTINI – Allora, il principio di individuazione secondo S. Tommaso?

PARENTI – Tommaso dice che è la materia signata quantitate, ma non va inteso facendo della materia un qualche cosa.

BERTUZZI – Ho cercato come Edith Stein fondi la persona e la sua individualità, in Dio e nell'uomo. Del significato e fondamento dell'essere individuale ne tratta nell'ultimo capitolo di Essere finito e essere eterno, opera che scrisse dopo il noviziato, appena le fu dato il permesso di scrivere. Si tratta di un approfondimento di un saggio precedente, Potenza e atto. Discepola di Edmund Husserl, si era formata sul metodo fenomenologico, che studia l'oggetto della conoscenza per rapporto alla coscienza, nella intenzionalità (direzione dell'atto della conoscenza e della volontà verso un oggetto). Il titolo è una risposta ad Essere e tempo di Martin Heidegger, che interpreta la sostanza (ousìa) come “presenza”, il che è fuorviante rispetto ad Aristotele. Inoltre non parte dal futuro come Heidegger, ma dal presente.

C'è un'altra componente che domina il capitolo sull'essere individuale: il capitolo precedente sull'immagine della Trinità nella creazione. Nella prima parte della Somma Teologica S. Tommaso non imposta il trattato sull'uomo come animale razionale, ma come imago Dei.

PETERNOLLI – Dio Trino?

BERTUZZI – L'originalità di Edith Stein è che vede l'impronta nella creazione della Trinità di Dio, e non solo nell'uomo, ma in tutte le creature. Prende il trinomio da S. Agostino (memoria, intelletto e volontà) trattando di spirito, conoscenza e amore. Per Tommaso nell'uomo c'è l'imago, nelle altre creature c'è un vestigium, una impronta di Dio come causa.

Vediamo ora come Edith Stein affronti il problema della individualità. “L'anima dell'uomo in quanto spirituale s'innalza sopra se stessa nella sua vita spirituale. Ma lo spirito dell'uomo è condizionato dall'alto e dal basso: è affondato nella sua struttura materiale, che esso anima e forma dandole la sua forma corporea ...” (Essere finito e essere eterno, Città Nuova, 1988, pag. 386). L'unione dell'anima e del corpo è unità psicofisica: non si può parlare per l'uomo di corporeità pura e semplice (Korper), ma di corpo vivente (Leib). Tutta la parte corporea dell'uomo è espressione dell'unione con l'anima: anche le mani sono espressione della spiritualità dell'uomo.

Sul rapporto tra forma e materia nell'uomo (pag. 398) dice: “Ogni cosa porta in sé la sua forma, formata dal di dentro, se è una cosa naturale, oppure in quanto opera umana formata dal di fuori e che per questa sua forma è resa supporto di un senso. La forma informante la materia non è materia. Per capire il suo rapporto con lo spirito, dobbiamo prendere in considerazione un significato più ampio di spirito”, che lei vede in tutta la dimensione non materiale delle cose e dell'uomo in particolare. Discutendo la dottrina tomista sul fondamento dell'essere individuale dice che l'essere individuale delle cose materiali (a differenza dell'unità degli oggetti universali) si esprime in uno stato dell'ente che rifiuta ogni divisione e comunicazione con elementi inferiori (a differenza di un genere o una specie). Secondo i tomisti il fondamento radicale è la materia determinata dall'estensione (signata quantitate) (pag. 486), non nel senso di una estensione determinata (che muta ed è accidentale), ma nel senso del rapporto della materia con una estensione non ancora determinata (quantitas indeterminata). Lei non usa il termine “materia prima”. Richiama la distinzione del Gredt [benedettino, autore di un celebre trattato di filosofia aristotelico-tomista] che gli elementi costitutivi di un essere individuale sono la materia, la forma, la sussistenza e l'esistenza. Il rapporto tra sussistenza e sussistenza assoluta o ipostasi (subsistentia et suppositum = hypostasis) viene spiegato (pagg. 487-490) dicendo che l'essere del supporto coincide con l'indipendenza dell'essere per sé: è l'oggetto in senso stretto. Parlando dell'essere del supporto lei si riferisce all'essere della sostanza individua, il supporto (suppositum) è sotto all'essenza e alla sussistenza delle cose. Supporto non è l'oggetto inteso come quid vuoto, ma l'oggetto nel senso più stretto, ciò che porta, mentre la pienezza essenziale è ciò che è portato. Il supposito porta l'essenza e non viceversa. “La sussistenza in quanto determinazione mediante la quale si costituisce il suppositum, deve essere definita così: ciò per cui la sostanza particolare diventa per sé sussistente e incomunicabile” (pag. 488).

Veniamo ora alle osservazioni che la Stein fa alla dottrina della sostanza individua per la materia signata quantitate. La materia è veramente in grado di fare quanto le viene attribuito? “La cosa individuale deve essere determinata secondo la specie e conclusa in quanto è una unità formale. Queste due caratteristiche sono già 'predesignate' nella sua forma” (pag. 494). L'essere individuale non può fondarsi sulla materia informe, ma solo sulla materia formata. Questo è il punto fondamentale: è la forma che struttura la materia.

Una seconda obiezione è se la determinazione specifica si debba attribuire unicamente alla forma. “Le forme essenziali degli oggetti materiali danno alle cose non solo la loro determinazione specifica, ma … strutturano la materia e ognuna in quanto tale costituisce la realtà effettuale … La materia in quanto tale non è in alcun modo comunicabile; per sé e al di fuori di sé non ha né senso né efficienza, né qualcosa da poter comunicare, né la forza di comunicare; essa è ciò che riceve, partecipa, è ciò che è divisibile. Quindi attribuiamo alla forma della cosa l'essere individuale.” (pagg. 497-498).

Una terza domanda è se l'essere individuale sia presupposto per la sussistenza e per l'esistenza. La posizione del Gredt è affermativa. La Stein dice che essere individuale ed esistere non coincidono necessariamente (pagg. 502-503). La sussistenza conviene all'intero, al supporto con ciò che è portato; l'essere individuale conviene solo al supporto per sé. Individuazione e sussistenza, perciò, possono essere definite come ciò che oggettivamente precede l'esistenza. Anche per il Boccanegra l'esistenza è il punto terminale. La sussistenza è proprietà dell'essenza. La Stein vede l'individuazione realizzata in modo diverso nelle cose materiali, nei viventi e nella persona umana. Per le cose materiali la sua posizione è abbastanza vicina a quella tomista, tenendo però presente che la materia dell'individuo è una materia già formata: “della cosa materiale individuale possiamo dire: deve la determinazione specifica alla sua forma; ma anche ha questa determinazione specifica, perché è 'una porzione di questa materia'. Ciò che differenzia le singole porzioni di questa materia … è dovuto al fatto che la materia in quanto tale (secondo la sua determinazione generica) è divisibile” (pag. 508). Negli esseri viventi la totalità specifica non è una totalità materiale “ma un rapporto di derivazione … L'essere è auto formante in quanto forma il prodotto individuale dal suo centro vitale, non è solo svolgimento della proprietà specifica sotto l'influsso di agenti esterni.” (pag. 509). Nell'uomo questo centro vitale è poi Dio personale. “L'essere individuale dell'uomo … si differenzia dall'essere individuale di tutte le cose impersonali: ne consegue che la vita sgorga dall'Io e che essa è data in mano dall'Io personale in un duplice senso: per divenire cosciente di sé e per formarsi liberamente … Ciò che vi è di più intimo nell'anima, di più particolare e spirituale … ha qualcosa di caratteristico: l'anima lo sente quando è 'in sé', 'raccolta in sé'. Questo qualcosa non si lascia definire con un nome universale, e non è confrontabile con altri. Non si può scomporlo in proprietà, caratteristiche, ecc. perché è situato più profondamente di tutto questo: è il come (poion) dell'essenza stessa, che da parte sua dà l'impronta ad ogni caratteristica e ad ogni comportamento dell'uomo e costituisce la chiave della struttura del suo carattere … Ma la mia natura e quella degli altri non possono scomporsi in parti comuni e in parti distinte. In questo senso dobbiamo ammettere che la differenza essenziale dell'individuo non è comprensibile” (pagg. 511-512). “Questo fatto è fondato sulla struttura formale della persona: sulla unicità del suo Io cosciente in quanto tale, che comprende la sua specificazione essenziale come 'sua particolare' e che attribuisce ad ogni altro Io la medesima unicità e particolarità. (Nella sua tesi sull'empatia, la tesi era che l'io che incontra un altro io non può annullarsi mai, rimane sempre distinto, mentre nella vita della grazia e nella mistica, con la dottrina di S. Teresa e S. Giovanni della Croce, l'intima unione dell'anima con Dio non trasforma Dio e non annulla l'uomo, ma spiritualmente sono una cosa sola) Il contenuto del 'modo', però, non è concepibile universalmente.” (pag. 513).

PETERNOLLI – Si può vedere una connessione col Catechismo che dice che nella materia formata viene inserito un principio spirituale che, mi sembra di poter dire, in quanto tale non può essere genericamente uguale per tutti (l'anima individuale che Dio inspira nelle materie formate e viventi).

BERTUZZI – Spirituale nel Catechismo può indicare la vita soprannaturale. Ma per Edith Stein è spirituale anche il modo che l'uomo può avere naturalmente, secondo Husserl, quando può rendere oggetto della coscienza non dal punto di vista della psicologia, ma dal punto di vista filosofico, quando quello che tu osservi lo oggettivizzi sul piano superiore, dove l'Io diventa oggetto di se stesso. Qui Husserl va a finire nella soggettività trascendentale, per cui i suoi discepoli, compresa la Stein, lo hanno abbandonato.

PETERNOLLI – Il punto di vista spirituale nell'uomo non è una “goccia di Dio”, ma una realtà creata che viene inserita nell'uomo, quello che non è solo materia. Questo ha una sua individualità?

PARENTI – Vi interpretavo la volta scorsa il discorso di Tommaso dicendo che la mia individualità viene dall'esser venuto da quell'ovulo e da quello spermatozoo. Questa sarebbe, a mia parere, la spiegazione di “materia signata quantitate”. Tutto il resto viene da quel fraintendimento di cui vi ho detto. Quando dico che è una “realtà” il mondo soprannaturale o la vita, non vuol dire che è “realtà” come lo è il vivente o chi ha la soprannaturalità. Voi ne parlate in modo univoco e ne tirate le conclusioni, e questo non è giusto. Chi esiste non è la natura, ma chi ha quella natura. La natura è il modo di esistere, e se ogni esistente è uno, il modo di esistere è di qualcuno, di un singolo. Quando cerco perché questo sasso non è quello, io intendo a partire dal rapporto con la natura, che per il singolo è come una causa formale, ma all'interno della natura (che nel nostro mondo è comune nelle specie) io distinguo, per metafora, una parte materiale e una formale. Per gli angeli, che non sono generabili e corruttibili, non ha senso pensare ad una specie comune a tanti individui. Ne parliamo così perché noi conosciamo giudicando, dove al predicato mettiamo ciò che potremmo conoscere anche di altre cose, astraendo. Per questo il singolare non è definibile. La Stein segue soprattutto Duns Scoto, che mette il principio di individuazione dalla parte della forma. Gli stessi tomisti cominciarono ad avere dei dubbi: il Capreolo lo mette, mi pare, dalla parte dell'actus essendi, che è la forma di tutte le forme. Tutti ammettiamo che ogni esistente è uno. Il problema è capire come si rapporti l'individualità alla natura, non come si faccia ad essere uno.

PETERNOLLI – La parte soprannaturale è la grazia, che non fa parte dell'essenza. Io chiedo se abbia qualcosa di simile agli angeli, pur essendo fatta per una materia formata, come dice il Catechismo.

PARENTI – Il Catechismo non prende posizione nella disputa. Per S. Bonaventura e Duns Scoto c'è una pluralità di forme sostanziali, il che per Tommaso ed Aristotele è assurdo.

PETERNOLLI – La dimensione spirituale dell'uomo viene creata: sempre uguale?

PARENTI – Ne parli come di una cosa come un pilota che sale in macchina: è la concezione di Platone.

BERTUZZI – Il punto di vista di Edith Stein è che non si può dire che l'uomo è frutto dell'unione dello spermatozoo …

PARENTI – Questo non lo dico neanch'io. Io parlo dell'individuazione. Se fossi un angelo non sarei individuato in quel modo lì.

BERTUZZI – Lei dice che questo è in virtù della forma materializzata in quel soggetto. L'embrione ha una forma umana: una materia formata.

PARENTI – Per Tommaso le forme sostanziali si succedono, nello sviluppo dell'embrione, ma non ha senso metterle insieme.

BERTUZZI – Anche per la Stein la forma sostanziale è unica.

DE RISO – Nella materia formata (un corpo vivente) entra lo spirito e si “realizza” come individuo.

BERTUZZI – Non esiste la materia o la forma, ma il soggetto, che lei chiama “supporto”. Nell'unità del soggetto si compongono le altre parti. Essenza, esistenza, sussistenza sono quo, il quod è il soggetto individuale. L'anima separata resta individuale per il suo riferimento al corpo.

PARENTI – Pietro Lombardo, il cui testo era il manuale di teologia, dice che fino a che siamo vivi l'anima non è persona, dopo la morte l'anima è persona. Stefano Langton (prima di San Tommaso) dice che sbaglia, perché c'è l'ordine al corpo, altrimenti si rende inutile la risurrezione: dunque l'anima separata non è persona. Ho l'impressione che per via dell'autocoscienza si dica che invece è persona. La corporeità viene dall'anima. Lo dice anche Edith Stein, che però accetta la tesi francescana (e di Avicebron) della materia universale di ogni creatura.

BERTUZZI – Il soggetto non è la materia o la forma. L'individuazione, in particolare dell'uomo, non è data semplicemente dal composto di una materia ed una forma, o di una forma universale con una materia particolare. L'essenza individua è quella che mi fa essere uomo.

FRATTINI – Padre Sergio dice lo stesso.

BERTUZZI – L'essenza è individuale?

PARENTI – L'essenza è solo individuale: non esiste una essenza comune. Se ogni esistente è uno e l'essenza è il modo di esistere … Però ci sono individui della stessa specie. Per noi le specie sono importanti, parliamo di evoluzione delle specie, diciamo che in natura contano le specie più che gli individui, Aristotele definisce la specie, a mio parere, l'“essere quello che un altro era stato”.

BERTUZZI – Ribadisco che per Edith Stein è la forma che struttura la materia in base alla sua essenza, non solo in virtù della specie, perché l'individuo umano non può esser ridotto alla natura generica o alla materia individuale. La materia è formata perché è la forma stessa che la informa.