Centro San Domenico

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Bologna, 1 febbraio 2016


Agli amici degli

Incontri Interdisciplinari



Carissimi,

ci rivedremo lunedì 15 febbraio, alle ore 21, presso il Convento San Domenico, che ci ospiterà nella sua “sala rossa”, cui si accede da Via San Domenico 1.

L’incontro sarà animato dalla prof. Elena Gozzoli, che ringrazio a nome di tutti. L’argomento che vuole proporci è il seguente:

(Ri)considerare l’ umano a partire dalle prospettive del transumano:

alcuni brevi spunti di riflessione per una critica costruttiva ai tentativi di riformulazione dell’ essere.



Un cordiale saluto in attesa di rivederci.



                                                       fra Sergio Parenti O.P.







Breve resoconto dell'Interdisciplinare del 15 febbraio 2016

a cura di fra Sergio Parenti O.P.



GOZZOLI – Dobbiamo affrontare le tematiche trans-umaniste. Il trans-umanesimo è una corrente del post-umano. Le tematiche trans-umaniste sono importanti perché vanno a caratterizzare buona parte della ricerca attuale in ambito biomedico. La filosofia post-umana è favorevole alla vita umana tecnologicamente modificata. Occorre educare alla gestione della tecnologia, in particolare le biotecnologie e le nano-tecnologie. In quest'ottica l'essere umano è creatore della propria corporeità e quindi capace di modificarsi. La bionica e le nano-tecnologie danno la possibilità di corpi migliorati destinati ad esistenze non più semplicemente umane. Non possiamo non far riferimento al cosiddetto homo cyborg, di cui parla Paolo Benanti nel suo testo molto accurato: il cyborg è un organismo cibernetico; il termine fu coniato nel 1960 da Manfred Clynes e Nathan S. Kline per definire un uomo migliorato in grado di sopravvivere in un'atmosfera extraterrestre. Nella seconda metà del '900 abbiamo un'evoluzione degli studi sovvenzionati dal Dipartimento della Difesa degli USA. Siamo nel periodo di guerra fredda. Questi studi continuano ancora oggi: si è cercato come manipolare la memoria per togliere ai reduci di guerra ricordi negativi, ma si sta sperimentando anche altro a proposito della manipolazione della memoria.

Il cyborg rappresenta il rapporto tra la multidimensionalità umana e gli equivalenti tecnologici applicabili. Questo ci pone anche problemi etici. Le ricerche hanno visto più fasi. Per prima cosa si indagava la possibilità dell'uomo di viaggiare oltre l'atmosfera terrestre: occorrono funzioni organiche estese rispetto a quelle possedute dall'organismo. Le protesi ed i trapianti fanno di noi un cyborg? Questi deve non essere semplicemente umano. Una questione difficile diventa la responsabilità in qualcosa che non è solo una macchina, ma non è completamente umano.

La prima fase della ricerca (cyborg1) è incentrata sulla fisiologia dell'uomo: protesi per il mantenimento in vita della persona: questo però non cambia la natura di base dell'uomo. La seconda fase (cyborg2) è incentrata sulla dimensione emozionale. Comincia ad esserci lo sconfinamento: si vuole superare l'incompatibilità, nell'aspetto emozionale umano, per cui certi ambienti non li scegliamo, anche se siamo stati fisiologicamente aggiustati. Nella terza fase, usando biologia molecolare, informatica e genetica, si cerca di raggiungere il controllo emotivo dell'essere umano, perché non sia più mediato dalla psicologia. Nel nostro ragionamento l'illusione di poter controllare gli eventi viene definita come distorsione cognitiva (es.: l'ottimismo irrealistico). Qui si tenta di cambiare la natura dell'uomo per un miglioramento, ad esempio rendendo l'uomo meno distruttivo e più capace di godersi le gioie della vita. Ma si può anche avere l'uomo “seriale”, che risponde a logiche di controllo ed è facilmente manipolabile. Però nel cyborg3 non arriviamo ad alterare l'ereditarietà. Le prospettive, per Clynes, ipotizzano una “evoluzione partecipata”. Occorrono però tecnologie sicure. Il cyborg 5, ultimo stadio evolutivo, sarà per Clynes il sussistere dei cervelli senza più bisogno del corpo, con un cervello dalle capacità espanse, funzioni altamente evolute ed una empatia espansa. Il corpo diventa una macchina a servizio della mente.

Un conto è riparare un cervello danneggiato, altra cosa è alterarne le funzioni per raggiungere un determinato scopo. Un altro concetto poco chiaro è quello di “miglioramento”: come lo si intende? Infine c'è il problema dei limiti, che per le teorie trans-umaniste vanno superati ed eliminati.

STIRPE – Quando si parla di mandare quest'uomo migliorato al di fuori dell'atmosfera, si immagina che ci vada dentro una capsula o no?

GOZZOLI – Si immagina che possa vivere in atmosfere extra-terrestri. Evidentemente c'è il problema dei limiti ed il rischio di una fantasia irrealizzabile che troviamo in film di fantascienza. L'obiettivo resta un uomo “seriale”.

BERTUZZI – Si usano medicine per controllare persone che hanno squilibri emotivi. Giustamente hai distinto la riparazione di situazioni patologiche dalla trasformazione globale... di che cosa? L'emotività? La natura umana è qualcosa di più profondo. Qui si ha una manipolazione del modo di ragionare e volere dell'uomo, che viene condizionato e orientato.

GOZZOLI – Con la neurofarmacologia cambi un orientamento e un equilibrio.

BERTUZZI – Le droghe fanno questo.

GOZZOLI – Si avrebbe un cyborg.

PIFFERI – Anche per il progetto Manhattan si fecero uccidere alcune centinaia di migliaia di giapponesi, evitando i rischi di una conquista isola per isola del Giappone. Poi vennero le crisi in chi aveva fatto ciò. Non posso fare tutto quello che mi è possibile: dipende dalla finalità. Sono molecole pericolose. Basta pensare alla cocaina. Ho una sfiducia: tutte le buone intenzioni nella sintesi di molecole ... chi le gestisce? Un'autorità pubblica? Pochissimo di litio negli alimenti produce buon umore e riduce l'aggressività e i reati. Ma quando feci la proposta qualcuno si mise a gridare. C'è troppa soggettività. Ognuno si fa la sua morale.

GOZZOLI – Wiener, nel 1947, coniò il termine di “cibernetica”. Per lui una macchina può comportarsi quasi come un uomo, attivando sinergie. Anche l'uomo si “macchinizza”. La cibernetica, nella sua evoluzione verso le nanotecnologie, mira alla creazione di sistemi intelligenti in grado di generare in qualche modo il proprio comportamento. L'informatica tende a compiere un'analisi del reale basandosi su modelli di approssimazione matematici. George Box, statistico statunitense, dice che essenzialmente tutti i modelli sono sbagliati, ma alcuni sono utili: ci sono risultati prevedibili e controllabili. Allora attraverso il computer possiamo trasformare in grafici ed equazioni quasi tutti i nostri problemi, anche se è una illusione pensare che questi problemi siano risolvibili solo attraverso il computer. Due gruppi di dati devono essere correlati e se la correlazione è sufficiente possiamo essere soddisfatti. In un certo qual modo la correlazione sostituisce la causalità.

Il confine tra uomo e macchina diventa linguistico. Cosa significa “sistema intelligente”? Che il sistema è in grado di percepire il mondo esterno e prendere iniziative su di esso con azioni che in qualche modo massimizzino le sue possibilità di successo. I sistemi elaborano e comprendono testi, rispondono a domande su quel testo, giocano a scacchi, fanno diagnosi... arrivano anche ad emulare l'emotività. Ma non arrivano a sembrare un essere umano propriamente detto.

Torniamo al post-umano. Il concetto fu introdotto nel 1992 da un mercante d'arte, Jeffrey Deitch, con la mostra “Post Human”, intendendo che la società tecnologica debba generare l'uomo tecnologico: una sorta di auto-evoluzione che genera l'uomo migliore. C'è una nuova morale. C'è un senso crescente di dover prendere il controllo sui propri corpi e sui sistemi sociali e questo è superiore all'accettare, dice Deitch, quello che abbiamo ereditato: si va oltre l'evoluzione darwiniana e si entra in una evoluzione artificiale. La corrente post-umana si concentra quasi esclusivamente sul presente e dà per scontato un già avvenuto cambiamento nell'essere uomini, contrastando l'idea che l'uomo sia immutabile perché la scienza e la tecnologia dimostrerebbero che l'uomo è modificabile oltre ogni confine. Il post-umanesimo non considera l'umanesimo una corrente progressista, ma reazionaria, come dice Badmington. Anche la coscienza viene messa in discussione. Anche il concetto di libertà. L'uomo possiede se stesso ma in assenza di limiti nella propria espansione. Si rifiuta il concetto di una natura come dato a priori. Non è dato nessun soggetto autonomo, perché il “sé” può solo essere costruito. Le forme simboliche ed il linguaggio vanno a costituire la soggettività e non viceversa. Viva è l'entità in grado di contenere e codificare informazioni. Il valore della vita è dato dalle informazioni che una entità è in grado di processare. La consapevolezza è un epifenomeno e non esiste alcuna anima immateriale.

SCIRÈ – Tutta la letteratura e la cinematografia legate a questo superamento dei limiti dell'uomo fanno pulizia di tutto ciò che ti porta alla tua identità di uomo. Creano un modello.

GOZZOLI – Arriviamo al superamento della condizione mortale dell'uomo e abbiamo un progetto di non mortalità tecnologica. Il controllo resta la parola chiave, operato anche attraverso strumenti di comunicazione di massa. Pensate ad internet. Certi sistemi inducono il fruitore a gestire un potenziamento ed un allargamento degli stessi. Il banalissimo smartphone è un esempio di come cambi il linguaggio e la comunicazione: c'è un depauperamento del concetto di persona: l'uomo diventa un individuo, sostanzialmente, la cui relazione interpersonale diventa un elemento accessorio, può esserci o non esserci. La relazione viene sostituita da un processo di comunicazione che può essere controllato e interrotto in qualsiasi momento. Ridurre la relazione a comunicazione ha dei vantaggi: la comunicazione può essere interrotta senza problemi, la relazione implica un contatto interpersonale che mette in gioco più fattori e più ambiti. Comunicare con un messaggio di testo è diverso da fare una telefonata. Il linguaggio utilizzato diventa diverso, si riducono i concetti... Anche la felicità è importante. Molto spesso viene oggi confusa con il piacere. La felicità è stata riconosciuta come diritto inalienabile dalla dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti. La ricerca della felicità viene invocata da studiosi tendenziosi per giustificare l'oltrepassare qualsiasi limite. Molto spesso una persona vuole essere felice, però cerca il piacere. La felicità è soggettiva e complessa, ed è maggiormente realizzabile nei rapporti interpersonali, mentre il piacere può essere gestito in qualche modo dal singolo, ad esempio con sostanze di vario genere. La logica dello sballo: per sentirmi vivo devo in qualche modo stordirmi, quando è molto più difficile oggi la gestione del semplice quotidiano. Non parliamo del silenzio, che è visto con una sorta di horror vacui. La morte per un cyborg che cos'è? Munnik dice che poiché il cyborg può concepire se stesso come una costruzione, esso non può mai concepirsi come momento in una storia che include il recupero di una unità originale, o di una innocenza che sia esistita prima di una caduta. Un cyborg non è rispettoso né ha sentimenti nostalgici; è radicalmente escluso dal Paradiso e non è turbato da questo fatto; esso è un essere di eterna dispersione, che ha perso per sempre la sua innocenza.

Il trans-umanesimo è una corrente del pensiero post-umano. Il termine “trans-umanesimo” è dovuto ad uno scrittore futurista, F. M. Esfandiary, meglio conosciuto con lo pseudonimo di FM-2030. I trans-umani sono la prima manifestazione di nuovi esseri evolutivi per diventare post-umani. Importanti sono Nick Bostrom (filosofo svedese) e David Pearce (filosofo inglese, Direttore del BLTC Research – Better Living Trough Chemistry, Associazione di Ricerca sul Dolore e sulla Sofferenza, che ha lo scopo di eliminare la condizione di sofferenza dall’essere umano): nel 1998 fondano la World Transumanist Association (Humanity+ : H+). Questo dà origine a comunità virtuali che comunicano per la stragrande maggioranza in rete. Il trans-umanesimo porterà alla civilizzazione post-umana. Bostrom dice che il trans-umanesimo è un movimento intellettuale e culturale che afferma la possibilità e desiderabilità di migliorare la condizione umana attraverso l'applicazione della ragione, specialmente usando la tecnologia, per eliminare l'invecchiamento e aumentare grandemente le capacità umane dell'intelletto, del fisico e della psiche.

Nel trans-umanesimo noi distinguiamo una corrente moderata ed una più radicale (strong). Quella moderata considera la tecnologia come lo strumento per realizzare il miglioramento: bellezza, resistenza alle malattie, aspettative di vita. La corrente strong è impegnata nella realizzazione di un progetto in grado di cancellare totalmente i limiti della condizione umana. Il trans-umano è lo stato evolutivo che si pone tra l'essere esclusivamente biologici ed il diventare post-biologici. Nel post-biologico si realizza una continua perdita della biologia umana a vantaggio di una continua fusione con le macchine. Il termine “improvement” viene sostituito da quello di “enhancement”, cioè il miglioramento secondo l'ideologia trans-umanista. Si cerca cioè l'allungamento della vita, l'aumento delle capacità intellettuali, l'incremento della funzionalità corporea, la modificazione delle modalità sensoriali, lo sviluppo di facoltà speciali, il controllo dell'umore e della sofferenza e la capacità di autocontrollo.

Ci sono studi promossi dal Dipartimento della Difesa degli USA, in particolare sui reduci di guerra, dove si cerca di cancellare i ricordi negativi attraverso una manipolazione molecolare. Così facendo possiamo anche alterare i sistemi di memoria, modificandoli a piacimento ed anche creando falsi ricordi. Questo crea problemi alla psicoanalisi. Un conto è riparare un sistema danneggiato, un conto è andare ad alterarlo. Vengono definite cure delle procedure di enhancement. Anche il concetto di salute subisce delle modifiche: viene definito in base ad aspettative sociali, ed il malato diventa un deviante da gestire.

Infine c'è la singolarità tecnologica (Vinge): la complessità tecnologica porterà ad un punto in cui l'uomo perderà il controllo sulla tecnologia e sul suo sviluppo, fino alla fine della civiltà umana.

STIRPE – Qualcuno ha detto che i cervelli non hanno bisogno del corpo per rimanere in vita. Non riesco a capire.

GOZZOLI – In certi film di fantascienza si vedono cervelli in teche di vetro, con fili che escono...

PARENTI – Un consulente scientifico di un presidente degli USA, non ricordo i nomi, diceva in un libro che trasferiremo il cervello in supporti elettronici, che durano molto più a lungo del supporto biologico, sopravvivendo così ai lunghissimi viaggi spaziali. E diceva anche che gli extraterrestri staranno già venendo da noi in questo modo. Si pensa al cervello come ad un software trasferibile su diversi hardware.

GOZZOLI – Si discute anche questo, ma qui si intendeva il cervello biologico senza il corpo.

FRATTINI – Ma un cervello biologico, avulso dal resto, può durare centinaia di anni?

GOZZOLI – Tutti siamo inorriditi sul discorso del trapianto di testa che nel 2017 un neurochirurgo di Torino proverà a fare sull'uomo in Cina.

CASADIO – Il corpo e la testa hanno DNA diverso. Le correnti di pensiero di cui ci hai parlato sono filosofiche?

GOZZOLI – Si parla di filosofia post-umana.

CASADIO – Nel film Blade Runner si parla dell'assenza di emozioni nei cyborg. Mi sembra che questi autori mettano insieme un poco di informatica, un poco di nanotecnologia... in un tentativo di porsi in un discorso di tipo scientifico, che non è ancora risolto, per andare oltre.

DE RISO – Vedo una sintesi. Siamo nella staticità dell'essere in sé, mentre è la relazionabilità che definisce la realtà. Pensare di poter mettere protesi, teste... appartiene ad una visione statica, dove ogni cosa è a se stante, con un suo potere e valore. Ora, la realtà, se la vogliamo percepire come statica per sentirci a nostra volta in potere di... è un nostro volere. In fondo non miglioriamo, ma ci neghiamo la conoscenza della realtà: vogliamo aumentare la nostra volontà di possesso statico.

PARENTI – La concezione di natura come principio di operazione è stata abbandonata perché la natura è diventata un concetto, che è statico. Noi parliamo di relazione, ma noi confondiamo azione, passio e relazione, che sono tre categorie diverse, per il fatto che le esprimiamo con xRy. Il fatto dell'interazione porta a distinguere le realtà naturali dalle artificiali, perché la realtà naturale ha in se stessa il principio dell'operazione, a differenza di quella artificiale. Questa distinzione, di Aristotele, non siamo più capaci di capirla. Sono 30 anni che ne discuto e anch'io faccio fatica a capirla. Questo fenomeno culturale mi turba. Però equiparare il naturale all'artificiale porta a visioni aberranti, come al pensare che qualcosa di artificiale possa diventare naturale. Non ho nulla in contrario a che uno abbia la gamba artificiale, il cuore artificiale... ma la parte principale pare sia il cervello: forse col cervello artificiale stiamo andando troppo in là.

DE RISO – Una realtà che sia relazionabilità non la troviamo solo nella non artificialità, o meglio nella naturalità. Anche nelle cose artificiali quello che alla fine vince è la relazionabilità delle parti che portano l'artificiale a formazioni diverse: la qualità non è sostituibile da delle quantità. La qualità non è staticizzabile. La quantità è statica.

PARENTI – Probabilmente hai ragione, ma non ti seguiamo facilmente.

DE RISO – La stessa sostituzione e le stesse quantità, entrando in interrezionabilità tra loro, vanno a definire un cambiamento.

PARENTI – Dici che cambiando le quantità arrivi ad avere un cambiamento di qualità?

DE RISO – No. L'avere una visione di realtà statica comporta di pensare di poter sostituire delle qualità con delle quantità, statiche. Facendo questo, però, si riscontra che anche le quantità entrano in interrelazioni che vanno a modificare se stesse in quanto staticità, arrivando a delle qualità. Sto pensando alla fisica e alla logica fuzzy. L'essere umano ha la presunzione di definire e non vuole avere l'umiltà di rendersi conto che sta solo chiudendosi delle opportunità, chiudendosi degli aspetti della stessa realtà.