Centro San Domenico
Piazza San Domenico 12
40124 BOLOGNA
tel. 051 581718
http://www.csdricerca.com/
Bologna, 11 gennaio 2016
Agli amici degli
Incontri Interdisciplinari
Carissimi,
ci rivedremo lunedì 18 gennaio, alle ore 21, presso il Convento San Domenico, che ci ospiterà nella sua “sala rossa”, cui si accede da Via San Domenico 1.
Senza perdere di vista l’argomento dei nostri incontri per questo anno:
l’uomo del futuro: tra scienza e fantasia,
proseguiremo il dibattito iniziato la volta scorsa, in cui la prof. De Riso ci ha illustrato la visione orientale circa la natura dell’uomo, la sua “physis”, tra mente e corpo, nonché la differenza con la visione greca ed occidentale.
Un cordiale saluto in attesa di rivederci.
fra Sergio Parenti O.P.
Breve resoconto dell'Incontro interdisciplinare del 18 gennaio 2016
A cura di fra Sergio Parenti O.P.
DE RISO – Vi mostro alcuni disegni fatti per realizzare con le mani un concetto (equilibrio ed armonia). L'equilibrio, per il pensiero orientale, viene da una legge insita in tutta la natura: equilibrio nella natura, tra i suoi elementi, dell'uomo con la natura e in se stesso. Il pensiero greco arriva al discorso dell'armonia, centrato sugli esseri umani (armonia delle forme nell'arte e tra le componenti sociali). Se nella società non c'è l'armonia, allora manca l'equilibrio nelle persone e anche con la natura: quel tipo di società andrà a distruggere la natura. Provando a mettere in pratica la teoria dell'equilibrio o dell'armonia troviamo difficoltà: non abbiamo interiorizzato, mentre abbiamo interiorizzato la dicotomia corpo – anima. I giovani, che ancora non sono entrati in questa dicotomia, non hanno la nostra difficoltà, come si vede da questi disegni fatti da ragazzi [primo anno di filosofia del liceo classico] di due gruppi indipendenti tra loro. [Vengono mostrati i disegni, molto belli a giudizio di tutti, con qualche spiegazione del significato dato dagli autori a figure e colori].
PARENTI – I disegni sono molto belli. Ma con un caleidoscopio ottieni disegni bellissimi allo stesso modo [i disegni dei ragazzi ripetono un tema iniziale in modo speculare, prima a destra e poi rispecchiando sotto il risultato sovrastante] partendo da pezzetti di vetro. Tu scopri che è bello da vedere, ma non c'è la mistica che ci metti. La volta scorsa ti ricordai i frattali che possono partire da un disegnino balordo con risultati stupendi.
DE RISO – I ragazzi non sono partiti da qualcosa di dato.
PARENTI – Basta la specularità. Il risultato era per forza bello. Se pieghi in quattro un foglio di carta e gli fai dei tagli con le forbici, viene un disegno bello comunque, indipendentemente dalle intenzioni messe nel disegno iniziale. Per me la parola equilibrio è ancora da definire, ed anche la parola armonia. Poi c'è il discorso della contrapposizione tra il pensiero greco e quello orientale. La posizione di Platone contrapponeva corpo e anima. Ma, se sei stata a Pompei, credo che non si possa dire che per gli abitanti la macerazione del corpo, lo svilimento e la mortificazione fossero una strada verso la purificazione. Sono d'accordo con te sulla rilettura fatta dalla modernità. Ma anche se cerco di vedere corpo e anima come unità, e di vedere armonia ed equilibrio, nell'uomo non posso non cogliere aspetti materiali e meno materiali. Io posso guardare da una parte o dall'altra anche senza volere il dualismo. Un coacervo di proteine che ha delle emergenze... o uno spirito consapevole della propria corporeità? Il difficile è trovare equilibrio nel nostro capire la nostra realtà, che in parte ci sfugge, con consapevolezza dei nostri limiti. Nelle nostre proiezioni verso il futuro giocano questi modi con cui si guardano le cose. Nei romanzi di fantascienza ci sono autori che mettono nella telepatia e nei poteri della mente la capacità di superare gli spazi tra le galassie ed altri che cercano la strada nell'iperspazio. Da che parte stiamo guardando, quando ci poniamo i nostri problemi?
DE RISO – Tutti sono partiti dall'osservazione, il che richiede la parte corporea per poter guardare. Ma osservare è più che guardare. C'è qualcosa che va oltre i sensi. Qualcosa che è come un respiro, un soffio vitale. Questo lo troviamo ovunque. Che cos'è? Qualcuno ha parlato di anima. Qui hanno preso direzioni diverse. Ma da qualcosa di dentro che dà valore in qualche modo al corpo e che non muore sono partiti gli egiziani. Su questa concezione hanno costruito Platone e anche il Buddha. Aristotele ha cercato di fare un passo in avanti, e su questo hanno lavorato Agostino e Tommaso. Ma nella quotidianità del medioevo si è tornati alla dicotomia: se mortifico il corpo riesco ad innalzare l'anima: la materia è negativa, lo spirito è positivo.
PARENTI – Gran parte del pensiero orientale dice che è meglio non amare per non dover soffrire, mentre è meglio soffrire per aver amato. Aristotele cerca la felicità nel raggiungere il fine, mentre gli altri dicono che per evitare il dolore la cosa migliore è spegnere ogni desiderio. Forse gli stoici si sono ispirati alla filosofia orientale. Ma a me interessa come guardare l'uomo. Come lo guarda la scienza? Come lo guardano altri?
DE RISO – Aristotele vede il corpo come strumento.
PARENTI – Non è esatto. È il genere dell'uomo.
DE RISO – Comunque dal mondo greco è partita la dicotomia che il Medioevo ha portato avanti e che noi ritroviamo ancora oggi.
PARENTI – L'essere corpo dipende dall'anima!
DE RISO – La cultura dell'oriente parte dal corpo, elemento principale che dà l'opportunità, se imparo ad amarlo, per purificare la stessa anima; ma poi corpo e anima, insieme, permettono di andare oltre, nella dimensione dello spirito.
PARENTI – Qui siamo agli antipodi di Aristotele: la parola spirito non è definita in questo modo.
DE RISO – Forza vitale. Qualcosa che non possiamo definire ma forse cogliere in un cammino.
PARENTI – Ciò che è intrinseco all'uomo non è un'altra cosa.
DE RISO – Lo spirito non è intrinseco all'uomo.
PARENTI – A me interessa vedere se nell'uomo c'è una parte che chiamiamo spirituale per contrapposizione alla parte che posso pesare con la bilancia, ma che è intrinseca.
DE RISO – In un seme è intrinseco l'albero, ma ci si deve lavorare sopra, altrimenti si resta a livello del corpo.
PARENTI – Quando tu parli di spirito e di spirituale, per me sono parole meaningless, senza senso. Uno deve spiegarmi di che cosa sta parlando. Quando io arrivo a capire che l'intelletto umano non può avere un organo per conoscere, allora ho un punto solido. Il resto sono intuizioni, metafore, poesia.
DE RISO – Non potrò mai capire un'altra persona se non credo e non vedo la stessa linea dell'altra persona.
PARENTI – Non c'è da credere, ma da vedere.
DE RISO – Dentro al capire c'è anche la credenza.
PARENTI – La credenza come convinzione, ma non come prendere sulla parola di un altro. Non ho bisogno di un guru.
DE RISO – Per capire la visione di un'altra persona devo entrare in quella visione: se lei dice che è vero, allora è vero. Io non perdo la mia visione. Possono esserci mille verità. Una cosa non chiude l'altra.
PARENTI – Questo lo dicono gli scettici.
DE RISO – La verità non si potrà mai avere perché è “oltre” la verità.
PARENTI – Stai usando sensi mistici che non mi interessano.
DE RISO – Allora la verità non esiste. Esiste la realtà, non la verità.
PARENTI – È vero che qui siamo riuniti e stiamo discutendo. Mi va bene che in oriente non siano caduti in una dicotomia che risulta insostenibile, ma il modo di guardare l'uomo cambia, anche solo per il modo di guardare. Se un ragazzo dice all'amorosa: “Sei un coacervo di aminoacidi estremamente interessante”...
DE RISO – Abbiamo ridotto tutto a “mente” e non siamo più capaci di dialogare col nostro corpo, eccetto quando fa male.
FRATTINI – Se noi avessimo il controllo completo del nostro corpo, non ci sarebbero più malattie.
DE RISO – Infatti! In alcune medicine questo viene presentato come opportunità.
FRATTINI – Anche sul piano della conoscenza, il discorso della medicina è puntuale, cercando di analizzare col metodo scientifico. Ha fatto passi enormi ed è il solo che abbia dato dei risultati.
DE RISO – Ce ne sono anche altri.
FRATTINI – La sovrapposizione degli effetti ha senso se riesco ad isolare l'effetto, altrimenti non riesco ad avere quel dialogo, o meglio un controllo puntuale. La medicina non è come l'ingegneria di chi costruisce un ponte, ma ha progredito utilizzando questi metodi, anche se questo non è sufficiente perché l'organismo è molto complesso. L'armonia, qui, non è una simmetria. Anche nella musica un'armonia non viene da una simmetria. Diciamo che c'è armonia tra le le parti se insieme danno qualcosa che prima non c'era. Il discorso del caleidoscopio non basta. Anche la matematica ad un certo punto non basta.
CASADIO – Mi meraviglio che tu dica che non puoi definire l'armonia in termini matematici.
FRATTINI – Gli strumenti matematici vanno a spezzettare le cose.
CASADIO – Vanno ad indagare una struttura.
FRATTINI – Ma è sempre un insieme di campi di applicazione. E si tratta sempre di strumenti per un'approssimazione.
CASADIO – C'è un'altra cosa: perché prendersela tanto con la dicotomia anima-corpo? Voglio vedere quando avrai 90 anni se ti sentirai in armonia col tuo corpo.
DE RISO – Deve esserci l'armonia. Il discorso dello spirito, della saggezza, va fatto prima.
FRATTINI – Io non parlavo di armonia nel senso stretto di anima e corpo. Si deve andare oltre. Ma chi usa gli strumenti della scienza non può che usare quelli.
PARENTI – Se per armonia intendo cose che stanno bene insieme, come le note musicali, questo suppone una mia capacità di gustare che è in parte predisposta. Il vedere il mio corpo ed essere in armonia significa considerarlo come un'altra cosa. Anche qui conta il gusto: c'è chi si piace e c'è chi non si piace. Sto vedendo il declino del mio corpo che sta deperendo. Se uno mi viene a dire che con tecniche yoga si può restare in armonia, si illude, perché quando vedi uno in agonia vedi benissimo che non c'è più armonia. Prima ci si illude. Gli altri non sentono il tuo dolore.
DE RISO – Dietro c'è un gran lavoro da fare ed anche il discorso di amare il proprio corpo.
PARENTI – Domanda: è possibile dire “sora nostra morte corporale” come disse san Francesco? Occorre la fiducia in Qualcuno: prendi il male dalle mani di Dio, non dagli uomini, dal corpo o dalla natura: la natura è feroce: se caschi in un vulcano, muori.
SCHIAVO STEFANO – Sei consapevole dell'amore di Dio.
PARENTI – Anche senza avere la fede. Se io non sono padrone dell'inizio della vita e nemmeno della fine, in mezzo non sarò padrone di fare quello che mi pare: così spero di stare a cuore a Colui da cui dipende il mio essere al mondo, così come stavo a cuore ai miei genitori. Altrimenti non c'è armonia che tenga.
DE RISO – Il mondo orientale non parte dalla fede.
PARENTI – Non ha nemmeno il concetto di persona.
DE RISO – Ha il concetto di spirito.
PARENTI – Ma impersonale. Si ricade nel fatto che spegnendo ogni desiderio si toglie ogni delusione: una pace spersonalizzante. Non c'è amore in questo.
DE RISO – Questo è vero.
PARENTI – Ma questo è un ingrediente molto importante.
DE RISO – Non c'è amore come sentimento, ma c'è amore come responsabilità.
PARENTI – Amore e responsabilità sono cose diverse.
DE RISO – L'amore, se non è responsabile, non è amore. L'amore, come sentimento, domani è odio. L'amore è anche sentimento, ma occorre anche la consapevolezza.
PARENTI – Ma senza la persona e senza Dio? Come vediamo l'uomo, in vista del futuro che immaginiamo?
FRATTINI – Se non lo intendo come persona il discorso è diverso. Ma che cosa intendiamo per persona? Io ho in mente la definizione di Boezio: “rationalis naturae individua substantia”.
PARENTI – Questa definizione fu contestata da chi ammetteva che lo zigote sia un individuo di specie umana ma non ancora persona, in quanto, dividendo lo zigote, si possono originare due persone. I sostenitori della “pillola del giorno dopo” potevano dire che uccideva un individuo di specie umana, ma non una persona.
FRATTINI – Tornando al discorso dell'uomo: quando il corpo lo abbandona, c'è ancora?
[Il dibattito si è spostato su un racconto di esperienze di stati di coma]
BERTUZZI – Quello che di nuovo ha portato il pensiero greco non è tanto quello che si è detto, quanto l'atteggiamento teoretico. […] Il pensiero moderno ha portato invece l'individuo come soggettività: l'individuo non è uno tra tanti, ma è consapevole di essere irripetibile: la vita va rispettata nell'individuo.
[Casadio e Rubino pongono il problema di distinguere l'io e lo spirito, che resta in sospeso].