Centro San Domenico

Piazza San Domenico 12

40124 BOLOGNA

tel. 051 581718



http://www.csdricerca.com/




Bologna, 11 dicembre 2015


Agli amici degli

Incontri Interdisciplinari



Carissimi,

ci rivedremo lunedì 21 dicembre, alle ore 21, presso il Convento San Domenico, che ci ospiterà nella sua “sala rossa”, cui si accede da Via San Domenico 1.

Sull’argomento dei nostri incontri per questo anno:

l’uomo del futuro: tra scienza e fantasia,

dopo la panoramica di problemi discussa nell’incontro di novembre, abbiamo scelto per il prossimo incontro di cercare di mettere a fuoco la natura dell’uomo, la sua “physis”, tra

mente e corpo.

Animerà l’incontro la prof. Antonietta De Riso, che ringrazio a nome di tutti.

Un cordiale saluto in attesa di rivederci e un sincero augurio di un santo Natale e di un sereno anno nuovo, anche da parte di padre Giovanni Bertuzzi.



fra Sergio Parenti O.P.







Breve resoconto dell'Incontro Interdisciplinare del 21 dicembre 2015

a cura di fra Sergio Parenti O.P.



DE RISO – L'argomento anima e corpo era partito dall'immagine del carro secondo la filosofia orientale induista. La domanda è: dualità o triade? Alla visione greca si contrappone quella orientale. L'antica Grecia ha come punto centrale della ricerca l'essenza, mentre la visione orientale è legata all'esistenza. Poi c'è il problema dell'equilibrio e dell'armonia. Nel mondo greco, cercando il principio di ciò che è l'essere, si sviluppa una ricerca di unità, dove l'uno-tutto è punto di partenza e punto di arrivo. Da Cartesio in poi questo si svilupperà come arroganza della generalizzazione: quello cui si è pervenuti è da esportare ed anche imporre agli altri. Ad esempio la democrazia: anche se è solo il male minore, va imposta agli altri.

Torniamo al discorso del corpo, dove si distingue ciò che è esterno e ciò che è interno. Nel mondo greco l'opinione, (doxa), riguarda ciò che è esterno e sensoriale, mentre la verità è qualcosa da ricercare come razionale e non sensoriale. In una società violenta, dove l'importante è l'oggi, gli Egiziani furono i primi che parlarono di anima e di trasmigrazione di anime, stando a Erodoto. C'era il bisogno di ritenere l'anima legata alla immortalità. L'anima era l'interiorità. Da qui verrà l'orfismo, Pitagora, Platone …, ma anche i Veda e, in maniera minore, Siddharta Gautama (Sakyamuni). Il mondo ebraico, dopo i Maccabei, più che all'anima punta a quello che ci sarà un domani: la pena e la giustizia che arriverà.

Il discorso di interno ed esterno, se l'anima è l'interno, pone il corpo come esterno. Uno sviluppo terribile avverrà nel Medioevo, dove il corpo diventa la tomba, la prigione dell'anima. Questo è un grosso pericolo, perché porta a denigrare il corpo, che diventa “materia”: qualcosa che tira indietro l'interiorità. Se voglio andare avanti devo distruggere la materia o sottometterla: è la “purificazione”. Con questa visione l'Occidente si è rapportato, da qualche secolo a oggi, alla visione induista e buddhista, mentre la differenza è enorme.

Nell'induismo il corpo viene visto importantissimo, in funzione dell'anima; mentre nel buddhismo è addirittura l'anima in funzione del corpo. Corpo e anima vengono visti come una unità. Anche il Tao vede il movimento come armonicità che può condurre ad un'unità che si esprime nelle diversità e che ritorna ad un'unità sempre più complessa. Hegel farà un discorso diverso: il suo discorso è strutturato secondo la razionalità, non qualcosa di libero secondo il soffio vitale che viene dal Cielo.

Il mondo dei Veda userà come esempio quello del carro, ripreso, ma semplificato, da Platone. Il padrone del carro è l'Atman. Il carro è il corpo, le redini la mente, l'auriga è la ragione: uno non ha senso senza l'altro. Manca qualcosa: lo spirito (importantissimo per Nee, teologo cinese anglicano e biblista), che prende la predominanza con Siddharta Gautama (Buddha, ma non uso questo nome perché la sua filosofia fu usata per farne una religione, cosa che non era). L'anima, legata all'immortalità, alla morte del corpo va verso il Brahman, che è il respiro del mondo, e ritorna in altri corpi, ma secondo la legge della giustizia (Dharma). Se uno ha fatto azioni cattive, avrà un'anima pesante ed entrerà ad esempio in un animale. L'anima non ha una sua entità: si definisce esclusivamente con il corpo; non è la stessa anima di prima. Il corpo è determinante dell'esistente. I greci davano importanza all'essere.

PARENTI - “Esse” in latino ed einai” in greco significano anche esistere. Come puoi contrapporli?

DE RISO – L'esistente è colui che è legato al mondo empirico: ha l'essere all'interno di spazio e tempo.

RUBINO – Un essere in divenire, che ha una storia, che risente di emozioni, del corpo.

PARENTI – Ex-sistere: nel Medioevo non lo usavano per Dio, che non ha causa.

DE RISO – Causa ed effetto non sono concepite, all'inizio, nella filosofia cinese ed indiana.

PARENTI – Però se do una bastonata ad un indiano, quello reagisce dimostrando che ha i concetti di causa ed effetto. Anche gli arabi non usano il verbo “essere”, però Avicenna ha fatto una metafisica. Anche la logica simbolica dice Px, e non x è P.

DE RISO – L'esistente è legato al tempo ed allo spazio, mentre la ricerca in Grecia è prevalentemente sull'essenza e sui principi. Sempre in oriente il corpo non è in contrapposizione con l'anima. Si cerca un equilibrio, ma non tra corpo e anima, perché il corpo va inteso come parte della natura. Si tratta di un “corpo allargato”: non possiamo dominare la natura perché noi ne facciamo parte, quindi noi siamo attivi sulla natura e viceversa. La natura non è la physis greca, ma primariamente il cosmo. L'equilibrio deve essere in me, ma perché sia in me io devo essere in equilibrio con tutti gli elementi della natura. Visto che ho la ragione e riesco a lavorare sulla natura (lavorare, non sottomettere!), io devo coadiuvare la natura a fare l'equilibrio ed in questa maniera l'equilibrio entra in me ed io posso percepire l'unità. Questo equilibrio ha delle leggi, che sono i Dharma. Se andiamo contro, ad esempio, alla nostra natura vegetale o animale, ci ammaliamo. Tenendo invece presenti i punti di riferimento delle leggi, riusciamo ad organizzarci nell'equilibrio.

CASADIO – Il problema è mente e corpo nella filosofia orientale?

DE RISO – “Mente e corpo” in Grecia subisce una contrapposizione che porta a vedere il corpo anche in maniera negativa. Quando si presero i contatti con l'oriente, nel 1700, sentendo parlare di reincarnazione, si pensò che l'anima sia quella che mi porta al Brahman, mentre il corpo lo abbandono con le tecniche dello yoga. Questo non è nella mentalità e nei gli scritti di riferimento orientali. Loro non intendono la reincarnazione come la parte interna dell'essere umano che cambia corpo, ma mantenendo la sua essenza. L'anima cambia la sua essenza reincarnandosi: se è in un maiale, è l'anima di un maiale.

PARENTI – Però non lo mangiano: potrebbe essere la reincarnazione di un caro estinto.

DE RISO – Anche questo non è vero. Nell'induismo la legge di Manu non dice di non mangiare carne. Questo è venuto dall'averne fatto una religione. Manu dice di non procurare sofferenza, di non levare l'unica cosa che un essere vivente può avere. Non posso, per un bene mio, dare un male ad un altro: romperei l'equilibrio della natura. Ma se è morto, posso mangiare.

I greci cercavano non l'equilibrio, ma l'armonia, vista all'interno della polis: un fatto prevalentemente umano, con le virtù che sono politiche.

Cercando di usare le due concezioni, riusciamo a cogliere che se si riesce ad avere un equilibrio con tutti gli esistenti - con la natura in senso ampio - si dovrebbe poter avere un'armonia anche all'interno di una società.

Questo ognuno di noi lo può fare in pratica. Il rapporto tra legge, armonia ed equilibrio, anziché averlo a livello astratto, vediamo di averlo a livello delle mani. Disegniamo [su carta a quadretti grandi, distribuita a tutti insieme a matite] un quadrato di quattro per quattro (questo è legato alla filosofia di Pitagora). All'interno vediamo una griglia con i punti di incontro, che sono i punti di riferimento, i punti della legge.

Vediamo di rappresentare l'armonia disegnando forme che abbiano i punti di riferimento, che non siano forme geometriche (che in natura non troviamo), che non si sovrappongano o si appoggino l'una all'altra, perché in natura ogni cosa è a sé stante. Esse possono integrarsi ed inserirsi intrecciandosi nello spazio.

PARENTI – Com'è possibile, su uno stesso piano, intrecciarsi senza sovrapporsi?

DE RISO – Possono passare una sotto l'altra.

– A questo punto ognuno ha provato a fare un disegno che raffigurasse un tutto dove ci fosse armonia ed equilibrio di figure a sé stanti, che però comprendessero i punti fermi della griglia, raffiguranti i punti fermi della legge della natura. Non è possibile dare un resoconto di questa fase del dibattito, che comunque è stato piuttosto acceso, anche perché la prof. De Riso ha escluso le forme geometriche dei cristalli e dei frattali. –

BERTUZZI – La scienza greca trovava l'armonia nella proporzione.

DE RISO – Una volta trovato l'equilibrio, riusciamo a trovare l'armonia. Se una società non entra in equilibrio con la natura finisce per andare contro la natura. Una volta trovato un prototipo di equilibrio, riusciamo a trovare l'armonia ruotando la figura, nella specularità. Poi ci sarebbe anche il colore, che cambia tutto di nuovo. Non siamo mai arrivati. Una società “a colori” avrebbe gioia, desiderio, serenità, soddisfazione …

Il quadro completo è lo spirito. Lo spirito non è l'anima. Il padrone del carro è l'Atman: è il respiro (pneuma), la possibilità di utilizzare l'aria, di accogliere il soffio divino che dà la vita.

Il mondo orientale dice di utilizzare il corpo per raggiungere la spiritualità (della persona, non c'entra con lo Spirito Santo!). Per utilizzarlo devo avere un equilibrio con la natura. Questo fa da base. La possibilità, per la filosofia cinese, è l'educazione. Se il carro vuole muoversi ad una finalità, con un punto di riferimento sempre più alto, c'è bisogno di armonia tra carro, redini e auriga per lavorare insieme. Non si parla di anima, ma di corpo, mente e razionalità. L'anima e il corpo sarebbe l'insieme, con l'anima che contiene il corpo in armonia ed equilibrio anche col mondo esterno e con gli altri. Lo spirito sarebbe qualcosa che ci porta oltre. Alla nascita partiamo dalle sensazioni, poi arriviamo all'interiorità, fino ad andar oltre al nostro essere. Ma in questo andar oltre non tradisco il corpo, non tradisco l'anima. Un bambino non ha il tempo, non ha il lavorìo necessario.

BERTUZZI – Il discorso dei Veda e del carro è stato ripreso da Platone nel Fedro. Però in Platone rimane indubbiamente una certa dicotomia tra anima e corpo. Nella dottrina aristotelica delle virtù non c'è questa dicotomia. Forse il discorso dello spirito è diverso. Il pensiero greco ritiene comunque il corpo umano come capolavoro di proporzione. Le sculture greche lo dimostrano.

DE RISO – Platone parla delle tre anime, ma le vede ben distinte, e dà valore di negatività ad una e superiorità all'altra. Aristotele cerca di non fare questo, ma da Cartesio in poi la dicotomia sarà totale.

PARENTI – Nel mistero dell'Incarnazione Dio va verso il corpo: una direzione diversa dal cercare di trascendere la corporeità. Nel discorso orientale manca anche il problema della cultura accadica, cioè la contrapposizione di bene e male. La dicotomia di corpo e anima degli gnostici dipendeva dal pensiero accadico.

BELARDINELLI – Vorrei capire meglio il discorso della triade.

DE RISO – Il triadico serve a dare un altro senso al discorso di corpo e anima, vedendoli uniti per andare oltre. Il tutto non è quello che si ha in mano, ma la possibilità di andare oltre.