Centro San Domenico
Piazza San Domenico 12
40124 BOLOGNA
tel. 051 581718
http://www.csdricerca.com/
Bologna, 10 marzo 2016
Agli amici degli
Incontri Interdisciplinari
Carissimi,
ci rivedremo lunedì 21 marzo, alle ore 21, presso il Convento San Domenico, che ci ospiterà nella sua “sala rossa”, cui si accede da Via San Domenico 1.
Proseguiremo il dibattito su:
(Ri)considerare l’ umano a partire dalle prospettive del transumano,
partendo da quanto ci ha indicato la prof. Gozzoli nella scorsa riunione. Chiedo scusa se il resoconto che ho fatto risulta di stile telegrafico e poco chiaro. Grazie fin d’ora per le vostre correzioni e suggerimenti: mi saranno utili prima che lo pubblichi sul nostro sito internet.
Si avvicina la solennità di Pasqua. Colgo l’occasione per fare a tutti cari auguri insieme a padre Giovanni Bertuzzi.
Un cordiale saluto in attesa di rivederci.
fra Sergio Parenti O.P.
Breve resoconto dell'Incontro Interdisciplinare del 21 marzo 2016
a cura di fra Sergio Parenti O.P.
GOZZOLI – Nella gestione dei ricordi, possiamo anche crearne uno, e questo può diventare una questione problematica: quali esiti produciamo? Si può legittimare questo?
PARENTI – Se riesco a mettere artificialmente ricordi nel cervello di uno, in modo che egli li viva come suoi, ho cambiato una persona? O ho cambiato una personalità?
GOZZOLI – Direi tutt'e due.
PARENTI – L'individuo resta lo stesso. Anche se drogo una persona in modo che non sappia più chi è, la persona resta la stessa.
GOZZOLI – Assume un'altra identità.
PARENTI – Succede che uno non ricordi più chi è: ha perso i ricordi; però lui come persona resta lui, non è un altro. Sa di avere un buco a monte.
GOZZOLI – Fondamentalmente sì. Però non sempre c'è la consapevolezza del buco a monte.
DE RISO – Se uno perde la memoria anche per poco (a me è successo), non sa più chi era.
GOZZOLI – Anche senza perdere coscienza, da sveglio, uno perde la cognizione spazio-tempo: ha il presente, ma perde il passato ed anche il futuro che è legato al passato, ad esempio per la progettualità.
DE RISO – Uno perde se stesso, non sa più chi è. Un'esperienza terribile!
GOZZOLI – In quei casi uno si crea meccanismi compensativi, anche per sentirsi sicuro. Qualcosa del genere avviene quando uno non sa gestire la propria quotidianità e si crea una nicchia in cui trovare un senso.
PARENTI – Distinguerei il “sé” dalla “coscienza di sé”. La memoria, a differenza dell'intelletto, conosce mediante trasformazione di un organo. L'intelletto umano ha però come oggetto ciò che gli danno i sensi: quindi dipende moltissimo da ciò che vi è nel cervello. Potendo elaborare i contenuti del cervello, nel nostro caso la memoria, cambia il sé o la coscienza di sé? La coscienza di sé viene alterata, fino a fargli credere di essere un altro, ma non è vero.
STIRPE – La memoria può non funzionare se il cervello va incontro a qualcosa, come nel caso di una botta in testa. Ci vuole un danno.
PARENTI – Il conoscere, però, non è solo la trasformazione dell'organo. Vi lessi un breve passo di Aristotele, che diceva che la trasformazione è l'atto dell'imperfetto, mentre il conoscere è atto del perfetto: quando sto sentendo sono nella pienezza, mentre quando sto scaldandomi non sono ancora nello stato finale, dove cessa il riscaldamento. I sensi esigono la trasformazione fisica, però il conoscere non consiste propriamente in questa; ma questo noi non lo comprendiamo, perché abbiamo dei condizionamenti culturali: per noi è tutto un artefatto e la materia, di suo, è inerte. Certamente, alterando l'organo, posso far vedere quello che non c'è. La mia domanda resta se cambi il sé o la coscienza di sé. Posso convincere uno ad essere figlio di un altro, alterandogli la memoria: questo gli fa perdere il diritto all'eredità del padre vero?
GOZZOLI – Se altero la coscienza di me, altero anche il me.
PARENTI – Altero il “me” come oggetto di coscienza, non la realtà.
CASADIO – Basta sequenziare il DNA.
PARENTI – Così potrei fargli vedere che la sua memoria è stata manipolata, che la sua vera identità è un'altra, facendogli avere l'eredità che gli spetta; e anche cercare i colpevoli della truffa e metterli in galera.
GOZZOLI – Cancellando i ricordi negativi e costruendo, anche ex novo, ricordi positivi, che essere umano andiamo creando? Anzitutto dobbiamo chiederci che cosa intendiamo per “positivo”. Inoltre tendiamo a generare una umanità seriale. Il trans-umanesimo ha posto dei livelli, l'ultimo dei quali è l'eliminazione della morte. C'è anche l'eliminazione dello stato di sofferenza, in nome del diritto inalienabile alla felicità. Però nessuno è disposto a gestirsi in regole comuni. L'individuo non vuole più limiti e vuole libertà illimitata: come conciliare questo in un ambito di condivisione?
PARENTI – Non ha senso dire che ognuno è libero di fare quello che vuole, come diceva Hobbes, ponendo però il limite dell'uguale diritto dell'altro. Togliendo ogni limite ci si identifica con Dio: tutto ciò che vuole è buono.
GOZZOLI – Tutto diventa legittimato: vince la trasgressione, che diventa superamento di ogni limite. Si cerca un senso, istintivamente; ma si compiono anche delitti con premeditazione, anche solo per vedere l'effetto che fa uccidere una persona, come è accaduto di recente. Si compiono mostruosità. Dobbiamo valutare come ragionano questi, che non sono “mostri” come entità isolate, ma sono esseri umani che agiscono in un determinato modo sapendo di farlo.
SCIRÈ – Di mostri ne vediamo soprattutto nei cartoni animati e nei film fantasy: questo finisce per danneggiare il cervello.
PARENTI – La libertà diventa sinonimo di trasgressione.
GOZZOLI – I parametri di “normalità” si sono spostati e quello che una volta era perversione non lo è più. Un atteggiamento simile lo si ha nei confronti della tecnologia. Siccome la tecnologia evolve, noi dobbiamo andarle dietro: tutto quello che produce la tecnologia necessariamente deve essere bene perché porta verso l'evoluzione. Non si può essere acritici.
SARTI – La tecnologia non è sempre buona. Non si può accettarla come un dato, ma ogni prodotto nuovo va giudicato.
GOZZOLI – Molti aspetti rimangono chiusi in una cerchia specialistica e vengono divulgati in modo parziale: c'è molta ignoranza. Non si può fare una valutazione critica senza una disponibilità interdisciplinare.
SARTI – Questa è la cosa più difficile.
STIRPE – L'uovo fecondato, per me, è una cellula.
SARTI – Dall'uovo fecondato all'individuo pronto per venire al mondo non si può mettere una frontiera.
STIRPE – Dico come la penso io: non è detto che sia la verità. Se l'uovo fecondato non è impiantato nell'utero, resta una cellula isolata. Anche le altre cellule hanno una vita.
CASADIO – Stiamo cambiando argomento: il problema era la tecnologia ed il trionfalismo esasperato nei confronti di risultati che vengono descritti in modo eccessivamente positivo. Ad esempio dicendo: “Quando conosco il DNA dell'individuo so tutto dell'individuo”. Questo non è vero, anche biologicamente. La scienza non finisce mai: dà risposte a domande. Occorre introdurre il concetto di probabilità: non è tutto nero o bianco. Altra cosa è poi discutere di etica. Qui l'interdisciplinarità diventa importante.
PARENTI – Vorrei tornare al discorso del superamento dei limiti.
GOZZOLI – La corrente “strong” punta al superamento della sofferenza. Ma esiste pure la corrente di Hamer: ci sono medici hameriani che sostengono che il dolore va lasciato, in quanto aiuta ad arrivare alla guarigione. Il problema è che il paziente muore e la morte, ad esempio nel caso di un cancro, verrebbe a coincidere con la guarigione.
PARENTI – Poi c'era anche l'immortalità. Allora io mi faccio delle domande. C'è una sorta di visione materialista: si equipara l'intelletto con la ragione in quanto regole di logica formale, e si pensa di poter trasferire il “sé” in un circuito elettronico, sostituendo il circuito vecchio. Se però si arrivasse per entropia alla morte termica dell'universo, non ci sarebbero più nemmeno circuiti elettronici. La pretesa dell'immortalità dove andrebbe a finire? Anche uno stato di sofferenza viene equiparato allo stato di un circuito elettronico? Che ci voglia nei sensi anche l'alterazione dell'organo è vero, ma è ingenuità ridurre a quello la conoscenza. Ma c'è un'ingenuità ancora più grossa. Un conto è passare dalla mancanza ad una crescita: uno dice che la temperatura è solo crescita di calore. Anche dell'esistere non si dà un contrario. Però, perché ci possa essere un trasformarsi, occorre anche la contrarietà. Questo era ammesso in qualche modo da tutti. Ci dev'essere chi tira da una parte e chi tira dall'altra. È mai possibile, allora, avere solo un piacere senza un soffrire? Chi dice che si può fare a meno dei contrari nega il divenire, però pretende che il divenire ci sia... Dovrebbe spiegare come possa esserci un mondo dove tutto si trasforma senza che ci sia una contrarietà.
GOZZOLI – Si vuole arrivare ad una sola positività.
PARENTI – Allora si nega anche tutto ciò che esiste di generato. Diventa una bufala.
SARTI – Come dire che ci sia una realtà unipolare.
GOZZOLI – Posso essere felice se non ho mai provato l'infelicità?
PARENTI – Forse, ma è il cambiamento che non riesco a vedere.
GOZZOLI – Il cambiamento in senso fisico?
PARENTI – Sì, perché loro partono da questo: persino il capire è il cambiamento dello stato di un circuito!
CASADIO – In una scala da uno a dieci: qual è il peso che queste teorie hanno in una comunità filosofica, oggi?
GOZZOLI – Ci sono comunità filosofiche che le ignorano. Uno dei problemi, che accomuna anche altre discipline, è la mancanza di interdisciplinarità ed anche di una condivisione intra-disciplinare. Ci sono molte frammentazioni all'interno della stessa filosofia: molti insegnamenti filosofici non comunicano tra loro. Le discipline dovrebbero comunicare anche all'interno per convergere e produrre un senso di identità. Il problema è la frammentazione delle discipline.
CASADIO – Ho la sensazione che un ingegnere, che progetta cyborg, del transumanesimo o post-umanesimo si occupi il giusto; un medico che faccia un'operazione e abbia bisogno di un robot, opera in un contesto applicativo. Quindi tirare le fila di “che cosa possa succedere se...” spetta al filosofo. Ma di dibattiti filosofici a vanvera, anche in ambito biologico-molecolare, ne ho sentiti; e mi chiedo, in un peso da uno a dieci, quale voto possa avere questa teoria.
GOZZOLI – Un conto è riparare un cervello, un conto è alterare il cervello, le funzioni.
CASADIO – Io stessa posso alterare i miei circuiti. Io stessa ho meccanismi di soppressione, che fanno dimenticare. La soglia del dolore è diversa da uno all'altro. Fino a che punto, su fenomeni personalissimi, questo cercare di generalizzare ha già generato un circolo di adepti?
GOZZOLI – Tutto avviene in rete. In Italia tutto questo non è visto di buon occhio, non ci sono corsi, anche se ci sono filosofi conosciuti. In un dibattito sul trans-umanesimo si va a toccare delle tematiche che non si vuole toccare. Ci sono riviste scientifiche che trattano la prospettiva trans-umanista. Buona parte della ricerca biomedica fa riferimento alle prospettive trans-umaniste: ad esempio parlando di enhancement, di miglioramento, che è qualcosa di diverso dal riparare un cervello danneggiato. Cosa intendiamo per miglioramento? Tu potresti avere una idea diversa dalla mia! La filosofia dovrebbe entrare nel dibattito per far convergere verso qualcosa di condiviso.
CASADIO – Ma senza cadere in inesattezze. Io chiedo alla filosofia delle risposte a quesiti fondamentali. Ma avrei qualche riserva nei confronti del trans-umanesimo per via del tentativo di generalizzare eventi molto soggettivi.
DE RISO – Non è la filosofia che entra nella scienza, ma è la scienza che si fa auto-referente ed entra nell'arroganza della conoscenza di per sé, come tale, e non vuole assolutamente aprire il campo a nient'altro, eliminando tutta la complessità umana.
GOZZOLI – Questo sicuramente! Però vorrei spezzare una lancia in favore di molti neuroscienziati, che si dimostrano aperti all'ambito filosofico e chiedono aiuto. Il riduzionismo c'è anche tra noi filosofi.
DE RISO – Se riduciamo la filosofia a pensiero di questo o quello, ben determinato, entriamo in un inquadramento che è lo stesso: autoreferente e basta. La filosofia è ragionamento, andar oltre, sensibilità, esperienzialità …
PARENTI – Il prof. Sarti ci parlò dei limiti della tecnologia. Gli scienziati parlano di limiti. Questi dicono che i limiti sono tutti superabili... sono scienziati?
CASADIO – Uno scienziato non dice “questa è la verità!”, ma che, visti certi dati, il modello che più si adatta ha una probabilità... ed è una visione che può essere condivisa e riprodotta.
GOZZOLI – Come definiresti la filosofia?
DE RISO – Te lo dico io che cosa pensa: “quella cosa con la quale o senza la quale si rimane tali e quali”.
CASADIO – Io vedo le filosofie, le teorie filosofiche.
DE RISO – Perché, come ho fatto io, hai studiato storia della filosofia. La filosofia non è la storia della filosofia, come la medicina non è la storia della medicina.
CASADIO – Però rimangono le dieci questioni fondamentali, e vedi le diverse risposte. Poi ti farai la tua opinione personale.
GOZZOLI – Sei una testimonianza di come determinate potenzialità siano andate perdute. Però tu sei qui e hai elaborato in modo critico la tua esperienza.
CASADIO – Anche gli scienziati non possono ripetere tutti gli esperimenti, come quelli delle onde gravitazionali. Ma per gli studi sul cervello siamo molto più indietro: o studi cervelli morti oppure studi immagini che sono ad una risoluzione non abbastanza elevata. Poi, per manipolare la memoria, ci sono anche le strategie di stress, come certe tecniche di tortura.
GOZZOLI – Molti studi sono partiti dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, in vista della conquista dello spazio, e poi sui reduci delle guerre, per eliminare ricordi negativi, o per togliere la paura al combattente mediante uso di certe sostanze.