Centro San Domenico
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Bologna, 18 aprile 2016
Agli amici degli
Incontri Interdisciplinari
Carissimi,
ci rivedremo mercoledì 27 aprile, alle ore 21, presso il Convento San Domenico, che ci ospiterà nella sua “sala rossa”, cui si accede da Via San Domenico 1.
Dopo le nostre discussioni sulle prospettive delle teorie post- e trans- umanistiche, passeremo all’esame scientifico di viventi che già paiono possedere caratteristiche tali da renderli capaci di vivere in ambiente da viaggio spaziale. Passeremo anche ad un esame dei limiti della ricerca scientifica, oltre i quali c’è ancora solo il regno della fantascienza.
Ci aiuterà in questo la prof. Rita Casadio, che ringrazio fin d’ora a nome di tutti.
Un cordiale saluto in attesa di rivederci.
fra Sergio Parenti O.P.
Breve resoconto dell'Interdisciplinare del 27 aprile 2016
a cura di fra Sergio Parenti O.P.
CASADIO – Il problema era migliorare le caratteristiche della specie umana, e si parlava di riuscire a manipolare e trapiantare geni. Altra cosa è manipolare, altra è cercare di curare malattie genetiche. Noi stiamo evolvendo? Stiamo continuamente migliorando o ci estingueremo? Stiamo andando verso nuove specie? Penso che i trans-umanisti partano da queste considerazioni.
Come accorgerci se stiamo evolvendo o meno? Qualcuno sostiene che usando ad esempio gli antibiotici, o altri medicinali che ci fanno superare infiammazioni o allergie, adattandoci all'ambiente, arrestiamo l'evoluzione che eliminerebbe i più deboli.
Noi non conosciamo tutte le specie. Inoltre non è vero che tutto sia scritto nel genoma. Comunque abbiamo tutti un genoma, con differenze inessenziali l'uno dall'altro, per cui apparteniamo alla stessa specie. Ogni nostra cellula ha esattamente lo stesso DNA dell'altra, però le cellule si differenziano: ci sono i tessuti e abbiamo la differenziazione di una cellula per funzioni che un'altra cellula non ha.
A questo punto le competenze di filosofi e scienziati divergono. La ricerca non dà risposte ultime e definitive. La ricerca è un percorso continuo di domande che acquisiscono risposte secondo una certa ottica di investigazione, ottiche che possono cambiare una volta che i dati non fissano più i modelli che erano stati acquisiti. Questo è un progredire. I libri di biologia molecolare, negli ultimi dieci anni, sono continuamente cambiati, a parte certi assunti generali, per recepire tutte le informazioni che le tecnologie hanno acquisito ed acquisiscono. L'esame di biologia molecolare, dato dieci anni fa, non viene più riconosciuto, perché i programmi e la conoscenza sono cambiati. Questo avviene anche in fisica, ad esempio per il modello dell'atomo.
Conosciamo solo un po' di quello che ci è vicino. Per fare affermazioni dobbiamo contestualizzarle nell'ambito di quello che possiamo conoscere, con un sapere di tipo scientifico. Poi, se vogliamo trarre insegnamenti più generale, possiamo farlo con l'aiuto della filosofia. Ma anche la filosofia, quando parla di modificare l'umano, deve conoscere i limiti.
Noi conosciamo molto poco sulla biodiversità. Noi abbiamo classificato circa 1,2 milioni di specie. Partendo dalla popolazione gerarchica, si calcola che le specie dovrebbero essere circa 8 milioni. L'ignoranza è grande, specialmente per la popolazione marina.
Poi c'è il microbioma: ognuno di noi vive per il DNA anche di tutti i batteri che stanno, ad esempio, nel nostro intestino (3 milioni di geni), batteri che ci fanno vivere ed influenzano anche il nostro cervello ed il comportamento, ma potrebbero anche diventare patogeni. Se uno sta male posso togliergli il microbioma e sostituirlo con un microbioma “sano”. Al filosofo chiedo: se il microbioma mi influenza a questo livello, che cosa significa “trans-umanesimo”? Io sono un simbionte e vivo perché il microbioma è d'accordo.
Che cos'è un alieno? Un diverso? Un extraterrestre? I tardigradi, di cui conosciamo un migliaio di specie diverse, già Spallanzani li aveva catalogati. Ma non si conosceva di che cosa sono capaci. Lunghi da mezzo a due millimetri, riescono a vivere in tutti gli ambienti immaginabili: dai 200 ai -150 gradi. Sono in cima all'Himalaia ed in fondo agli oceani. Vengono generati con lo stesso numero di cellule che avranno per tutta l'esistenza: non hanno processi mitotici, mentre noi cambiamo continuamente le cellule. Sono dotati di una sorta di scafandro di chitina, che fa transitare l'individuo dallo stato disidratato, nel quale può stare una decina d'anni, allo stato normale. Vivono in una pellicola d'acqua, che filtrano da una sorta di proboscide. Bombardati da radiazioni, anche massicce, non fanno una piega. Conoscevamo un batterio, il radio-durans, che sopravvive alle radiazioni: il tardigrado va oltre. Può superare viaggi nello spazio. Che DNA hanno? Pare che abbiano lo stesso numero di geni che abbiamo noi. Potremmo trapiantarci i loro geni?
È stata fatta una cellula sintetica, dotata di 473 geni. Nell'ottica transumanista si pensa di poter integrare il nostro DNA con altro DNA, in vista di evolvere verso una specie diversa in grado di vivere nell'ambiente dei viaggi spaziali.
PARENTI – Il riconoscere che due individui sono della stessa specie come viene affrontato dal punto di vista del DNA? Come stabilire quali diversità nel DNA sono irrilevanti per la specie?
CASADIO – Nella specie umana abbiamo una variazione ogni mille basi (le quattro basi di cui è costituito il DNA), legata a certe zone. Solo il 10% del DNA è gene. Le zone geniche hanno poca variabilità.
PARENTI – Il criterio è dunque statistico?
CASADIO – Sì.
PARENTI – Aristotele vedeva la specie come principio delle capacità operative, inoltre aveva un criterio per distinguere rilevante ed irrilevante. Qui invece si guarda una diversità in ciò di cui son fatto. Potrebbe esserci un collegamento.
CASADIO – C'è il problema di come, a parità di numero di geni, e con similarità in alcune regioni geniche, io non faccia il verme. Come far esprimere questi geni? Ci sono macchine molecolari per leggere e decodificare il messaggio iscritto nel DNA: su questa lettura si fonda tutta la diversità. Poi c'è da ricordare la necessità del microbioma per poter vivere.
PARENTI – La Polizia non dice che il DNA è lo stesso, ma che “è compatibile con”.
CASADIO – Non si fa una indagine completa del genoma, che costerebbe ancora troppo; ci sono regioni, che chiamiamo marcatori, sufficienti per caratterizzare un individuo.
PARENTI – Il discorso del trans-umano mi pare del tutto fantascientifico.
CASADIO – Anni fa non sapevamo nemmeno che ci fosse il DNA. Fra cento anni che cosa sapremo?
SCIRÈ – Il tardigrado resiste alle radiazioni. Ma l'altra sera abbiamo visto un servizio su persone che sono sopravvissute con dosi massicce di radiazioni.
CASADIO – Avevamo posto il problema del trans-umano: per quale aspetto?
GOZZOLI – Il trans-umanesimo influenza parte della ricerca. Volevamo capire.
CASADIO – Certi scienziati, molto legati ad un'indagine riduzionista, si lanciano in speculazioni di tipo filosofico. Lo scopo sarebbe demolire l'atteggiamento religioso o spiritualista, frantumare linee di pensiero che in qualche modo hanno sostenuto per millenni la nostra società.
GOZZOLI – Ci vorrebbe sinergia tra pensiero filosofico e scienza. Una convergenza appropriata sarebbe auspicabile, anche in funzione educativa.
PARENTI – Ci sono governi che spingono per motivi di tipo politico. Quando imparai da Dallaporta e da Fortini dei problemi della complessità, noti da tempo, mi sono sentito imbrogliato dalla scuola e dai suoi programmi. Non ci dicevano che anche Laplace aveva dei problemi e ci presentavano lo scientismo illuminista. Anche oggi, temo, si potrebbe fare qualcosa del genere. Il filosofo dovrebbe far vedere che ci sono dei miti.
DE RISO – Ho insegnato in Germania, Francia, Italia ..., e ho visto come si lavori su immaginari diversi. La Francia, laica, è l'unica, di cinque nazioni dove ho insegnato, che parla della rinascita dei comuni e delle città grazie alle abbazie ed ai conventi. In Italia questo non passa. Questo è solo un esempio. La logica fuzzy è un altro.
PARENTI – Anio Arigoni la insegnava all'università. L'Auditel per rilevare l'audience alla televisione è basato su quella. Come è possibile che sia vietato insegnare queste cose?
DE RISO – Di fatto non se ne parla e, se un insegnante lo fa, gli rendono la vita difficile. Stanno eliminando Kant e Manzoni: un'insegnante di italiano deve parlare di Pasolini. In Italia non si parla di Latouche. Si parla poco di Amartya Sen. Il papa ha scritto “Laudato sì”, che in Tirolo trovi in tutte le librerie: un insegnante di religione, a Bologna, lo ha proposto, ed è stato preso in giro. Certe conoscenze non passano. Non credo che sia solo per ragioni politiche. Non è che ci siano anche interessi economici privati degli addetti ai lavori?
CASADIO – Nella mia carriera mi sono sempre mantenuta a livello conoscitivo e di curiosità mie. Rimane il fatto che, soprattutto in ambito bio-medicale, ci sono interessi enormi. All'uomo della strada che cosa passa della scienza? Passa ciò che non sa. Passano certe informazioni, filtrate dai media, che portano a fare certe scelte: è il gioco della pubblicità. Resta la responsabilità individuale e la possibilità, di chi ti legge, di riprodurre quanto hai fatto ed eventualmente di smentirti. Tutto questo, però, non passa automaticamente al popolo, che spesso non ha interesse.
GOZZOLI – Però i giovani sono molto attenti al discorso del miglioramento.
PARENTI – E il discorso del “bio”?
CASADIO – C'è anche il discorso degli OGM. Però c'è il rischio che i nostri batteri non siano contenti se mangiamo pomodori OGM.
BERTUZZI – Il DNA da una parte ha la capacità di caratterizzare un individuo, dall'altra conserva le caratteristiche della specie. Ma è anche determinante nella teoria dell'evoluzione. Quali sono i limiti del DNA nel fare queste cose?
CASADIO – Il DNA delle specie fino ad ora sequenziate, circa 3000, può essere confrontato grazie a grossi computer. Da qui si fanno alberi filogenetici e si ipotizza una convergenza verso l'ancestor comune a livello cellulare dal quale per diversificazione avrebbero origine le specie conosciute. Cosa sappiamo? Poco o niente.
BERTUZZI – E per passare ad una specie trans-umana?
CASADIO – La domanda è: quanto DNA cambia per passare ad un'altra specie? Vuoi acquisire qualcosa del tardigrado? Non puoi andare in una clinica e chiedere un trapianto di genoma. Ci sono possibilità di far esprimere, a meccanismi molecolari di un sistema, dei geni di un'altra specie. Possiamo impiantare su certi pesciolini un gene umano per vedere che cosa succede ad una proteina. Posso far fare un organo umano ad un animale per superare il rigetto di un trapianto. La manipolazione genica è iniziata da circa trent'anni: siamo all'inizio.
PARENTI – In un mondo in cui si invoca la scienza per dire che non si può assolutamente parlare di una coppia umana iniziale, diventa invece una sorta di dogma che ci sia un unico organismo da cui parte tutto. Non ci sono pregiudizi? Nelle case di montagna, d'inverno, sia da noi sia in Himalaya, sia ovunque, il montanaro dormiva con gli animali per riscaldarsi, senza dover tenere acceso un fuoco. Questo non vuol dire che ci sia una derivazione comune. Era il mezzo più a portata di mano che veniva scoperto da tutti. Anche il pascolo comune (l'alpeggio) e l'orto privato li trovi ovunque, senza una origine comune. Ma si devono invocare altri tipi di causalità, che lo scienziato forse rifiuta senza saperlo per pregiudizi filosofici.
CASADIO – L'universo è pieno di molecole organiche fondamentali per la vita. Il grosso problema è come si arrivi alla riproduzione. Facciamo solo ipotesi ragionevoli e non è giusto che questo sia considerato dal teologo come un dato di fatto da dibattere.
PARENTI – Resta una pregiudizio filosofico: date delle caratteristiche comuni, ipotizzare una origine comune. Qualunque costruttore intelligente, dovendo fare una struttura solida, le mette un'ossatura, un endoscheletro o un esoscheletro... La vita può nascere per motivi naturali, che ci sfuggono, in certe condizioni, e nasce quando queste condizioni si verificano, così come il chimico, per produrre un composto, pone certe cose nelle condizioni necessarie.