Centro San Domenico
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Bologna, 16 marzo 2023
Agli amici degli
Incontri Interdisciplinari
Carissimi,
ci rivedremo lunedì 27 marzo, alle ore 21, presso il Convento San Domenico, che ci ospiterà nella sua “sala del fuoco”, cui si accede da Via San Domenico 1.
Proseguiremo il nostro dibattito sull’articolo di Federico Faggin.
Animerà la serata il prof. Jaime Julve, che ringrazio a nome di tutti. L’argomento sarà:
Faggin e la meccanica quantistica.
In attesa di incontrarci, un cordiale saluto ed un caro augurio a tutti di Buona Pasqua.
fra Giovanni Bertuzzi O.P. fra Sergio Parenti O.P.
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Breve resoconto dell’Incontro Interdisciplinare del 27 marzo 2023
a cura di fra Sergio Parenti O.P.
JULVE - Non torno a spiegare quanto vi ho detto nel mio contributo, ma cercherò l’approccio seguito dall’autore [Federico Faggin] del libro [“Irriducibile”]. Si legge facilmente, ma per capirlo occorre studiarlo: se avesse usato qualche formula matematica mi sarebbe stato più facile, anche se avrebbe indubbiamente perso molti lettori. Per capire, poi, sarebbe importante aver letto gli altri libri e lavori suoi ed anche in collaborazione con D’Ariano su riviste scientifiche. Attenendomi al solo libro, lo ritengo più una visione che una teoria formulata nel linguaggio canonico.
Mi soffermo sulle perplessità che mi ha suscitato la lettura. Non fa cenno all’atomismo greco che, secondo gli storici, non si ferma all’affermazione materialistica che tutto ciò che c’è è atomi e vuoto. L’atomismo greco entrava anche nel campo spirituale. Colpisce anche il fatto che non citi, se non di passaggio, le monadi di Leibniz.
Non c’è un riferimento alla cosmo-visione dell’induismo e e del buddhismo, che sembra parallela al binomio seity-Uno: le seity sono parte dell’Uno, ma nella parte ci sono tutte le caratteristiche più importanti dell’Uno: tutte le leggi dell’universo sono presenti anche in una goccia d’acqua e, se andiamo nel microscopico, dobbiamo usare energie molto alte. Anche tutto questo è pure in una goccia d’acqua. La dialettica parte-tutto viene espressa da Atman e Brahman, spirito universale dal quale sono emanate e al quale ritornano gli Atman individuali: il parallelismo con il rapporto seity-Uno è notevole ed esigeva un accenno. Non si fa neppure accenno al Dio della Bibbia, nemmeno al Logos di Giovanni. Dice che l’Uno è in qualche modo molteplice perché si sdoppia in unità più semplici per comprendere se stesso in un rapporto di amore: un paragone con la concezione cristiana ci voleva. Infine, per rimanere in campo tecnico, la teoria delle stringhe andava citata.
Mi viene il sospetto che lui abbia esercitato una specie di auto-censura, perché si dice che per ogni equazione matematica che si mette in un libro di divulgazione si perde una dozzina di lettori. Poi Faggin è un autore di accreditata competenza in campo scientifico. Forse, se avesse messo accenni di tipo religioso, avrebbe offerto il fianco a critiche. Tutto questo posso capirlo. Mi lascia invece perplesso il fatto che confessi in modo esplicito la sua esperienza personale del risveglio ed illuminazione, esperienza simile a quella del Buddha (Illuminato) Siddhartha Gautama.
Apprezzo comunque il libro nel senso che ritengo benvenuta la proposta della teoria QIP (Quantum Information-based Panpsychism): nel senso che è una proposta non contraddittoria con i canoni della meccanica quantistica e però aperta all’immateriale metafisico trascendente. Nel senso che la meccanica quantistica lascia alcune cose non spiegate, specialmente a proposito del collasso della funzione d’onda. In queste possibilità che la meccanica quantistica lascia aperte egli mette le possibilità di azione del libero arbitrio e altre cose che noi aggiudichiamo alla coscienza. Però non è una teoria predittiva: in questo senso è meno scientifica. Ma dà una calmata al fideismo materialista che ha certamente un cuore determinista ed una pretesa di base scientifica.
La mia conclusione è che questa proposta può essere verosimile, ma è insufficiente a spiegare altri aspetti che noi leghiamo alla coscienza: per esempio la responsabilità delle libere azioni oppure la conformità ad un ordine morale che si deve rispettare essendo consapevoli. Il problema del male viene inquadrato come incomprensione o distorsione dei meccanismi dei livelli di coscienza. Questo “meccanicismo” mi sembra un limite. Lui dice che dietro alle religioni ed ai miti, che rimangono tali per lui, c’è una realtà olistica che sarebbe la sua proposta. Ho il sospetto che questo trattenersi da eccessivi paragoni religiosi o filosofici non sia solo autocensura per correttezza accademica, ma che lui effettivamente creda alla sua visione. Forse ho capito male, aspetto le vostre correzioni.
FALCIASECCA - Faggin in “Silicio” racconta la sua vita da tecnologo e poi da imprenditore ed infine l’illuminazione che lo porta a ragionare sui temi della coscienza. Il libro “Irriducibile” perfeziona quanto ha raccontato in articoli divulgativi e nel libro “Silicio”. Ma non c’è la visione organizzata in termini di teoria scientifica. Negli articoli scritti con D’Ariano c’è da mettere un impegno di studio molto superiore. La mia opinione, senza la pretesa di averlo compreso in tutto, è che lui tenda piuttosto a raccontare la sua visione anziché inquadrarla all’interno di un mondo filosofico, scientifico o religioso.
Alcune cose lasciano perplessi. C’è assonanza con certe visioni orientali che avrebbe potuto sviluppare, ma il libro sarebbe stato diverso. C’è una non chiarezza tra meccanica quantistica e campi quantistici che andrebbe approfondita.
JULVE - Vedo che è d’accordo col dire che nel libro non siamo davanti all’esposizione di una teoria scientifica. Quanto alla richiesta di approfondire i campi quantistici e le funzioni d’onda come espressione di stati quantistici, non potrei dire molto di più di quanto ho detto nel contributo che ho inviato. I campi quantistici fondamentali, che sono espressione delle particelle elementari, sono raccolti nel Modello standard e sono una sessantina. Sono in numero finito, come finiti sono gli elementi chimici. Ma parliamo di tipi, mentre le particelle (che sarebbero dotate di coscienza) sono miriadi: nel nostro corpo quanti elettroni abbiamo? Ma i tipi elementari sono una sessantina ed i campi quantistici sono collegati a questa sessantina. Qui Faggin non è rigoroso nel parlarne, ed il lettore che non è già informato può fare confusione. Poi non mi è del tutto chiara la differenza tra le seity di Faggin e le monadi di Leibniz. Andrebbero infine affrontati i lavori scientifici di D’Ariano.
PARENTI - Ogni elettrone fa parte di un campo?
JULVE . No. Ogni elettrone è uno stato eccitato (dal “vuoto” quantistico), prodotto da un campo quantistico. Il campo dell’elettrone riempie tutto lo spazio-tempo. Il campo quantistico agisce sul vuoto quantistico che così produce elettroni.
PARENTI - Che cosa ha a che vedere il campo con l’energia?
JULVE - L’energia è negli stati eccitati che il campo quantistico crea. Prendiamo ad esempio la collisione di un fotone che colpisce un elettrone: il campo quantistico del fotone si mangia il fotone e quello dell’elettrone si mangia l’elettrone e produce un altro elettrone che contiene l’energia che viene dall’elettrone e dal fotone incidente. Il campo quantistico cambia gli stati di particella non producendo né consumando energia: l’energia e la quantità di moto si conservano. L’energia si trova nelle particelle iniziali e nelle particelle finali
PARENTI - Non capisco che cosa sia un campo.
JULVE - Spiegarlo è cosa dura. Per restare in termini filosofici dico che un campo quantistico è un operatore matematico, che trasforma qualcosa in qualcosa: ad esempio uno stato di elettrone in un altro stato di elettrone.
BERTUZZI - Questa trasformazione è calcolabile in modo determinato o è imprevedibile?
JULVE - La teoria quantistica di campo, come ogni teoria scientifica, permette di fare dei conti e fare riscontri con la natura. Ma siamo nell’ambito della teoria quantistica: essa fornisce ampiezze di probabilità: numeri complessi, non numeri reali. In laboratorio, sparando migliaia di fotoni su elettroni, misuri la statistica calcolata dalla teoria.
BERTUZZI - La probabilità, forse, è quello che interessa a Faggin per accostare i campi quantistici alla coscienza, dove non puoi predeterminare quello che avverrà. Ma da qui non viene che il campo abbia coscienza.
JULVE - Questo è il passo meta-quantistico. Se un dado non è truccato, la probabilità che venga un numero è un sesto. Non dice quale sarà il singolo risultato e in quale ordine i risultati usciranno. Faggin fa il paragone con la scrittura e con la musica. Sarebbe come dire che abbiamo la statistica di quante e quali note appaiano in una sinfonia. Ma quello che fa la sinfonia è la successione temporale delle note. Questo aspetto non viene dettato dalla teoria quantistica. Viene dalla coscienza, dalla libertà non dettata dalla teoria quantistica.
FALCIASECCA - Ed è dalla successione delle note che viene il mondo delle sensazioni provocate dalla sinfonia: i “qualia”. Però il collegamento che fa non è necessario. Lui capovolge i termini del problema: invece di partire dalla posizione materialistica e poi trovarsi nella difficoltà di andare oltre, per spiegare cose come coscienza e libero arbitrio, lui parte subito da qualcosa che contempla tutto quanto, per arrivare alla fine alla materia.
BERTUZZI - Non so se sia il caso di introdurre la questione del contingente per rapporto al necessario. Il contingente lascia aperte possibilità diverse: c’è ma potrebbe non esserci, mentre possibile è ciò che non c’è, ma potrebbe esserci. In questi fenomeni classificati come contingenti ci sono diverse possibilità. Ci sono fenomeni che si verificano “ut in pluribus”, cioè nella maggioranza dei casi; poi parliamo di contingenti “ut in paucioribus”, che avvengono raramente. I fenomeni fisici rientrano in questa differenza. Invece il fenomeno del libero arbitrio viene invece classificato come contingente “ad utrumlibet”, perché chi deve fare una scelta può scegliere in un modo o in un altro, e in questo caso parliamo della libertà della coscienza che deve determinare le sue azioni. Non so come queste classificazioni della filosofia possano rapportarsi alla meccanica classica e quantistica.
FALCIASECCA - Quello che è classificato come contingente potrebbe riguardare i fenomeni distinti in termini di probabilità, anche senza ricorrere alla meccanica quantistica. Uno può dire che la probabilità dipende dall’ignoranza di cose come le condizioni iniziali... Ma resta il fatto che nella trasmissione dei bit noi sappiamo che faremo degli errori, però siamo in grado di controllare il tasso di errori e la visione probabilistica ci consente di far funzionare le trasmissioni digitali. Invece il libero arbitrio non saprei come inquadrarlo nella probabilità, perché la possibilità di scegliere non c’è nei fenomeni di cui parlavo prima.
BERTUZZI - La probabilità entra in un caso di contingenza. Ho capito che il campo quantistico si presta all’interpretazione probabilistica.
JULVE - Senza dubbio. Ma anche nel contesto classico deterministico c’è la contingenza: nelle condizioni al contorno. Un tifoso lancia una bottiglia per colpire la testa dell’arbitro: le leggi di Newton ci dicono che la traiettoria sarà una parabola, ma che la bottiglia vada a colpire la testa dell’arbitro non dipende da questo. Le condizioni iniziali non sono nella teoria, ma nella mano del tifoso delinquente: qui c’è la contingenza. Nell’ambito probabilistico, poi, anche la traiettoria non è determinata.
BERTUZZI - Un meteorologo mi diceva che anche loro ragionano in termini di condizioni iniziali, che il più delle volte non possono essere note a sufficienza. Per questo il più delle volte la previsione è solo probabilistica.
FALCIASECCA - Il tempo atmosferico è descritto da una serie di equazioni deterministiche, ma basta che ci siano minime variazioni nelle condizioni iniziali (o un piccolo errore di misura) che dopo un certo tempo il risultato viene ad essere molto diverso da quello che poteva essere se ci fosse stata una precisione assoluta nelle condizioni iniziali. Poiché un errore ci sarà sempre, c’è l’impossibilità di una previsione.
PARENTI - Mi sembra che ci sia una differenza nel passare da contingenza a libero arbitrio. In campo fisico il mondo quantistico viene paragonato al mondo della aleatorietà, al dado o alla moneta finché è ancora nell’insieme dei possibili esiti. Quando parlo del libero arbitrio c’è anche lì una indeterminazione, ma il libero arbitrio si auto-determina, mentre il dado o l’elettrone viene determinato dal tavolo o dallo strumento di osservazione (nessuno ha mai osservato un elettrone ad occhio nudo). L’autodeterminarsi è atto di un vivente che costruisce se stesso e non viene costruito dalle altre cose.
FALCIASECCA - Siamo d’accordo che c’è un salto, nel libro di Faggin, che non è sufficientemente spiegato.
JULVE - Faggin dice che le seity hanno la capacità di auto-determinarsi. Questo mi sembra meta-scientifico.
BERTUZZI - Però: come fanno le discipline statistiche a fare previsioni sui comportamenti degli esseri umani?
PARENTI - Chi ti fa un test psicologico ha bisogno che tu non conosca il test, altrimenti potresti barare e falsare il risultato. Le previsioni le fanno in base a quello che hanno osservato essere l’interesse generale degli uomini; poi, se fossero tutti come San Francesco, la borsa di New York avrebbe finito di esistere, perché non ci sarebbe interesse per i soldi. Puoi fare previsioni sulla massa.
BERTUZZI - Paolo Benanti mi diceva che il progresso statistico può arrivare anche a dire che domani, alla tal ora, in un determinato posto, avverrà un crimine.
PARENTI - Ma con più o meno un determinato margine di errore: te lo dicono sempre per onestà. Sanno misurare anche questa possibilità.
FALCIASECCA - Questa è una raffinata tecnica statistica, attraverso l’uso dei big-data. Le risposte sono sempre in termini di probabilità, anche sul fatto che in certo posto qualcuno commetta un delitto. Un esempio sono gli exit-poll che da un campione di voti cercano di predire il risultato delle elezioni. Qui entrava in gioco il fattore umano: alla domanda per chi avesse votato, qualcuno rispondeva il vero, qualcuno il falso, qualcuno prendeva in giro… e ci furono clamorosi errori di previsione.
JULVE - Io credo che in questo terreno entri la questione dell’Intelligenza Artificiale, che riesce, autoprogrammandosi, ad imparare regole che il programmatore non avrebbe mai immaginato e ad usarle per fare le sue previsioni. Possono esserci conseguenze inquietanti.
PARENTI - Il problema è che noi usiamo un linguaggio antropomorfo per parlare di macchine. Qui do ragione a Faggin. Sono macchine, e noi parliamo di intelligenza, apprendimento, autoprogrammazione … È vero che hanno meccanismi di feed-back, ma questi li ha anche un telaio: cosa c’entra con la conoscenza? Vi ho detto tante volte che la conoscenza non può essere una trasformazione, perché una cosa in trasformazione è in viaggio verso la sua realizzazione, è ancora incompiuta; mentre quando sto conoscendo sono alla fine, sono nel compimento; anche se per conoscere ho bisogno della trasformazione di un organo. Ma la conoscenza non può consistere in quella trasformazione.
JULVE - Dai ragione a Faggin: è un qualia.
PARENTI - La parola “qualia” non mi dice niente. Le categorie erano dieci e poi avevano ulteriori suddivisioni. Quella delle “qualità” devo ancora capirla: è un argomento vasto e difficile.
FALCIASECCA - Faggin è abbastanza chiaro. Le macchine trattano informazioni simboliche: dei simboli fatti da noi. Non c’entra conoscenza o intelligenza. La persona intelligente è in grado di adattare il proprio comportamento per raggiungere i propri scopi: siamo noi che, avendo il libero arbitrio, diamo gli scopi alle macchine. Mi preoccuperei se le macchine diventassero capaci di darsi degli scopi.