Centro San Domenico

Piazza San Domenico 12

40124 BOLOGNA

tel. 051 581718







Bologna, 13 febbraio 2024


Agli amici degli

Incontri Interdisciplinari


Carissimi,

ci rivedremo lune26 febbraio, alle ore 21, presso il Convento San Domenico, che ci ospiterà nella sua “sala del fuoco”, cui si accede da Via San Domenico 1.

Il dibattito della volta scorsa sull’organoide e l’intelligenza artificiale ha portato a chiederci se solo le cellule cerebrali siano coinvolte nel nostro conoscere. Visto che per vivere dobbiamo convivere con un numero di batteri simbionti che supera il numero delle cellule del nostro corpo, è nata la proposta di esaminare anche il rapporto tra microbi e neuroni. L’argomento sarà:

il microbiota e le nostre capacità cognitive.

Animerà il dibattito la prof. Gigliola Grassi.



C’è la possibilità di partecipare on-line tramite Jitsi-Meet. Per partecipare on-line, è indispensabile avvisare prima padre Sergio Parenti, che invierà il link a chi lo richiede volta per volta.



In attesa di incontrarci, un cordiale saluto



fra Giovanni Bertuzzi O.P. fra Sergio Parenti O.P.



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Breve resoconto dell’Incontro Interdisciplinare del 26 febbraio 2024

a cura di fra Sergio Parenti O.P.



GRASSI - Chiariamo la terminologia: per “microbioma” si intende il complesso di geni espressi dalla flora batterica ospite del nostro corpo; “microbiota”, invece, è la flora batterica. La prima cosa che stupisce è il numero spaventoso di geni espressi dal microbioma: dai 10 ai 20 milioni di geni, quando noi siamo fatti da poco più che 20.000 geni. Il microbiota comprende vari tipi di microbi che ospitiamo nelle diverse parti del corpo: batteri, protozoi, virus e anche funghi; prevalentemente parliamo di batteri, che sono numericamente circa 1014: rappresentano una quantità 10 volte superiore a quello di tutte le cellule che costituiscono il nostro organismo. Del nostro corpo, messo tutto insieme, il 2-3% (un kg e mezzo o due) è il peso di questo microbiota.

Naturalmente non sono distribuiti in modo uguale, ma a seconda delle caratteristiche fisico-chimiche dell’ambiente. Nel corpo di una donna la maggiore varietà di specie di batteri è soprattutto nella cute e nell’intestino. La varietà di specie rappresenta salute e benessere di quel tessuto. Ambienti molto particolari, come lo stomaco e la vagina, ambienti per pH ed ossigeno molto selettivi, hanno un numero molto più ristretto di specie. Gli ambienti, comunque, sono quelli di superficie o cavità del corpo in comunicazione con l’esterno. Ci sono anche i problemi di compatibilità tra le varie specie.

Ognuno di noi ha come un’impronta digitale nel suo microbiota. Ognuno ha il suo. Madre e bambino condividono circa il 50% del microbiota.

Il microbiota gastro-intestinale si distribuisce in tutti i tratti. L’intestino è un tubo lungo circa 8 o 9 metri; è fatto di pliche, ognuna delle quali ha i villi, a loro volta dotati di micro-villi. Il senso di ciò è di aumentare il più possibile la superficie di scambio. L'estensione della superficie è mediamente di 32 metri quadri. C’è normalmente uno stato di equilibrio tra i batteri considerati buoni e batteri non buoni. Se non c’è equilibrio, abbiamo uno stato di “disbiosi”, contrario di “eubiosi”. Quando proliferano i batteri cattivi abbiamo uno stato infiammatorio che danneggia la mucosa intestinale.

Da che cosa è determinato il microbiota? Modalità di parto, età, dieta, inquinamento, attività fisica, farmaci, presenza di altre malattie … C’è una quantità di geni elevatissima. Il genotipo di questi batteri fa parte dell’eredità del nostro DNA: ci sono malattie “familiari” che hanno un microbiota tipico. A seconda del tipo di parto il microbiota può essere molto diverso: i nati da parto cesareo hanno fattori di rischio per asma, allergie, obesità, ridotte capacità cognitive nel periodo scolare… Sono dati epidemiologici, da statistica. Per questo, come rimedio, appena nasce un bimbo con parto cesareo, gli riempiono la bocca con uno “striscio” della vagina della mamma, perché passando per la via naturale il bimbo si riempie di microbiota materno, che pare fondamentale per la prima parte dello sviluppo. Dopo assorbirà il microbiota materno anche dalla pelle e dal latte. Il feto è senza microbiota, dopo con l’età cambia continuamente. Dai 60-65 anni in poi si torna verso il prevalere di batteri buoni, caratteristica del bambino piccolo. I centenari hanno una grossa espressione di batteri buoni.

Il microbiota intestinale disbiotico può contribuire alla fragilità e stato infiammatorio dell’anziano. Ma non si sa se sia lo stato infiammatorio a dare dare la varietà di microbiota o viceversa. Anche il bambino ha questa fragilità.

La dieta è un fattore molto importante per la distribuzione del microbiota. La più consigliata è la dieta mediterranea, con poche spezie e pochi grassi. Anche il digiuno intermittente è importante, per dare momenti di riposo. Una forma molto adottata è di lasciar passare 12 ore (o saltare un pasto).

Un altro fattore determinante è l’inquinamento. C’è relazione diretta tra la quantità di particolato e lo stato infiammatorio.

Un altro fattore è l’attività fisica per migliorare la composizione del microbiota: il minimo è 150 minuti alla settimana. Il miglior farmaco che possiamo assumere è un breve esercizio quotidiano, fino a 270 minuti alla settimana.

Tra le conseguenze dell’attività fisica c’è la liberazione della serotonina, che è prodotta al 90-95% proprio dal microbiota. Il microbiota produce anche molte altre cose, come certi metaboliti, certe vitamine che altrimenti dovremmo introdurre … La serotonina è un ormone che fa un po’ di tutto, contribuendo al sonno ed all’umore (la chiamano ormone della felicità).

Infine c’è il fattore “farmaci”. Tra i più comuni, uno su quattro danneggia il microbiota. A sua volta il microbiota può rendere inattivo il farmaco e persino renderlo tossico.

RUBINO - Il dolore fisico può avere un effetto sul microbiota? La tachipirina, alleviando il dolore, favorisce?

GRASSI - Il dolore cronico danneggia. Ma anche la tachipirina fa un danno al microbiota: bisognerebbe accompagnare questi farmaci con altri. Per gli antibiotici c’è il problema della resistenza da parte dei batteri, rendendo inefficaci gli antibiotici. Ci sono poi i farmaci che integrano il microbiota o che lo aiutano, per esempio nutrendoli: i prebiotici. I probiotici, invece, contengono batteri vivi che equilibrano il microbiota. Recentemente si è provato il trapianto delle feci, che contengono una massa di batteri che sono per noi salute; ma ancora in passato popolazioni indigene usavano le feci dei cammelli… Oggi coltiviamo ceppi ingegnerizzati.

PARENTI - Allora usiamo dei veri OGM?

GRASSI - Certamente. La prova del nove della funzione di questa flora batterica l’abbiamo allevando topolini privi di qualunque germe e osservandone il comportamento. Dobbiamo curare il nostro microbiota.

C’è infine l’asse intestino-cervello. Aspetti affettivi e psicologici, nonché certe malattie come alzheimer e parkinson sembrano collegate allo stato del microbiota.

RUBINO - L’importanza del corpo per il cervello, che registra tutto, anche il dolore, ed influisce poi sul corpo, è pesantissima. Anche se non saprei come collegare lo stato del microbiota a qualcosa come la schizofrenia. C’è anche il problema della mente: corpo, cervello e mente.

CASADIO - Dobbiamo anche restare prudenti e non cedere all’entusiasmo di una nuova ricerca. Non risolviamo tutto col microbiota ed è difficile capire i collegamenti su base statistica.

GRASSI - Ci sono lavori che si pongono appunto il problema del detto: “Sei quello che mangi”. Il corpo e la mente non possono essere separati, ma non sappiamo dove cominci il dialogo tra corpo e mente.

BERTUZZI - Faccio fatica a capire come questi batteri possano essere determinanti nel funzionamento del cervello.

GRASSI - Hanno tutta un’attività secretoria di prodotti che arrivano al cervello influendo sul nervo vago.

RUBINO - Il cervello registra lo stato del corpo ed a sua volta cerca di ripristinare lo stato del corpo se è in disagio. Le informazioni che arrivano dal corpo vengono registrate. Anche se non abbiamo consapevolezza di questo, è premessa della cosiddetta coscienza. C’è connessione tra corpo, cervello e mente. Dove “mente” non è sempre coscienza.

GRASSI - Se lo zucchero nel sangue (glicemia) è troppo alto, ci sono segnalatori che devono informare gli addetti ai lavori perché ci sia una risposta. I segnalatori sono cellule a livello dell’ipotalamo, che mandano ordini al cervello perché ordini a certe ghiandole addette alla glicemia di produrre gli ormoni che rimettono a posto la glicemia: funziona un poco come un termostato. Ma ci sono informazioni anche alle parti superiori del cervello: se abbiamo freddo, perché ci copriamo di più. Ci sono vari livelli del cervello: c’è una risposta automatica indipendente dalla consapevolezza e c’è anche una risposta che dipende dalla consapevolezza.

BERTUZZI - Ma l’intestino cosa c’entra?

GRASSI - L’intestino è il modo con cui noi viviamo, perché utilizziamo l’ambiente.

CASADIO - Il sistema immunitario lo abbiamo quasi tutto nell’intestino: è la capacità di difenderci da quello che arriva dall’esterno. Quando abbiamo problemi di comunicazione tra intestino e cervello, non puoi dire da chi dipenda. Ci sono anche fattori genetici … Se uno ti dice che ha associato in un individuo la schizofrenia e la disbiosi, questo non dice tutto.

PARENTI - Noi usiamo un linguaggio molto antropomorfo, quando parliamo di informazione e comunicazione. Un termostato “conosce” e “reagisce”? Dobbiamo stare attenti al linguaggio. Non c’è univocità.

JULVE - Da una parte si dice che la parte più alta del nostro essere, il pensiero, ha una forte base emozionale. C’è visceralità nel sostenere certe tesi, come l’ateismo, anche in grandi scienziati. E le emozioni sono collegate alla chimica ed al microbiota. Il microbiota, a sua volta, può dipendere dalla dieta. Sarebbe provocatorio dire: “Dimmi cosa mangi e ti dirò che cosa credi” ?.

RUBINO - Penso che la nostra coscienza, che si permette di credere, sia una scelta che è condizionata dal corpo, che è anche una relazione iniziale, quella con la madre, che condiziona non tutto, ma buona parte del percorso successivo: un imprinting.

GRASSI - Osservare al microscopio il comportamento dei neuroni, da un punto di vista emozionale mi dava un sentimento religioso, come può darlo ad un astrofisico osservare l’universo.