III convegno “Scienza e Metafisica”
Un gruppo di studiosi tutti impegnati individualmente, sia nella ricerca sia nell’insegnamento, dopo scambi e riflessioni protrattisi in un arco di tre anni (1982-1984), sottoscrive la dichiarazione seguente:
1) La contrapposizione tra scienze e filosofia, data tutt’oggi ancora per scontata, va rivista criticamente.
Non è affatto accertato che scienze e filosofia si contraddistinguano conformemente ai presupposti abitualmente proposti.
“Sperimentale” è certamente il principale attributo della scienza, nell’accezione di “controllabile e ripetibile” ; ma, da una parte, tale caratterizzazione non esclude altri tipi di esperienza, e nemmeno di sperimentazione; dall’altra, non autorizza a ritenere che la filosofia sia priva di legami con l’esperienza, specialmente con l’esperienza più comune e più basilare, presupposta da tutte le altre.
Perché non ricordare che, nell’accezione più genuina della parola, la metafisica viene dopo la fisica? Le considerazioni metascientifiche, cioè l’esame metodico e sistematico dei presupposti che conferiscono senso e rendono possibili sia le ricerche che le teorie scientifiche, rinnovano le prospettive, se non il programma, di una filosofia naturale intesa come scienza attuale corredata da una riflessione che le conferisce senso, preliminare al discorso metafisico.
Usare drasticamente la distinzione “a priori” e “a posteriori” per descrivere i collegamenti, molteplici e complessi, del sapere con l’esperienza percettiva, e quindi per opporre la filosofia alle scienze, sfigura la vera natura dell’una e delle altre.
2) Nelle discussioni tra scienziati e filosofi dovremmo evitare di appellarci ad evidenze ritenute prime ed incontrovertibili. Tutti ammettiamo che 1a valutazione critica di ogni evidenza, sensoriale o intellettuale, è una componente indispensabile di qualsiasi ricerca.
Dal semplice punto di vista assiomatico risulta già un compito difficile delimitare esattamente l’oggetto di una evidenza e non abusare delle conseguenze immediate che si presume poter trarre da questa evidenza.
Più fondamentalmente, è bene rammentarsi che il nostro sapere è formato a mo’ di cipolla. Gli assunti che appartengono a un dato livello possono ricevere la loro evidenza da presupposti che appartengono ad un altro livello. Nessun sapere potrà perciò rivendicare di essere autofondato, sebbene un assunto possa essere solido senza esser incontrovertibile. Su questo punto, pera1tro, sono rimaste divergenze tra noi.
3) In qualunque ricerca, 1a verità è lo scopo primario, e la probità intellettuale è un valore ineliminabile e insostituibile. Anche a costo di dover rinunciare a convinzioni intime o di perdere la fede, il ricercatore non potrà mai né sacrificare né alienare la verità.
Non intendiamo per verità soltanto 1a conformità di ogni singolo enunciato predicativo con dei fatti accertati, ma anche la coerenza dei nostri giudizi articolati in una visione complessa e unitaria del mondo, nonché la rettitudine dell’intelligenza nella prosecuzione delle finalità della ricerca.
Il riferimento di tutte le ricerche, scientifiche o filosofiche, alla verità non duplice, ma indivisibile, come al punto centrale di un unico orizzonte, anima e dirige l’intero lavoro del pensiero. Ma il pensatore conserva integralmente insieme la libertà e la responsabilità del suo pensiero, quando ricorre ad ogni specie di deduzioni congetturali. Sotto questo profilo, lungi dallo snervare l’idea di verità, la pratica del metodo ipotetico-deduttivo, oltre al merito di consentire di meglio controllare l’appello all’evidenza, ha il vantaggio di arricchire la verità di nuovi contenuti.
4) Non c’è autentico sapere che non abbia la realtà per oggetto. In tal senso filosofia e scienza devono concordare in un indirizzo fondamentalmente realista.
Rigettiamo dunque risolutamente ogni tipo di classificazione che pretendesse assegnare le apparenze quantificabili e misurabili come oggetto del sapere scientifico, mentre la realtà in sé costituirebbe l’oggetto della filosofia. Nessuna scienza ha per oggetto una mezza realtà, sebbene ogni sapere consideri la realtà sotto un aspetto parziale che astrae con determinate modalità dalla totalità delle sue determinazioni.
La precedente professione di un realismo metodico e programmatico giustifica la validità oggettiva degli enti teoretici della scienza ed impedisce la loro riduzione a pura convenzione comoda in vista di operazioni di riferimento o di misura. Impedirà ai filosofi di confondere l’attività filosofica con la semplice analisi concettuale. Una volta definito il cosmo come la totalità ordinata delle cose esistenti, la cosmologia non si ridurrà ad analizzare i concetti di totalità e di ordine ; la filosofia naturale non si limiterà all’analisi, e nemmeno alla storia dell’idea di natura ; parimenti l’ontologia non sarà soddisfatta dal solo discorso sul concetto dell’essere e dei suoi attributi.
5) A conforto dell’indirizzo risolutamente realista delle scienze, la riflessione filosofica manterrà la sua destinazione metafisica. Intendiamo per metafisica il sapere razionale dell’ente preso, alla luce della sua esistenza, in tutta l’estensione delle sue determinazioni, nonché dell’essere preso in tutta l’ampiezza delle sue virtualità.
A parer nostro, sarebbe ingenuo un realismo che intendesse per realtà l’essere e gli enti dati alla percezione nell’attualità presente. L’empirismo, in tutte le sue versioni note, e persino nelle più aggiornate del neopositivismo, non sfugge a questo rimprovero di ingenuità e di superficialità. Sarà veramente realista una concezione metafisica, nella accezione sopraccennata, che prolunghi la considerazione del reale con quella del possibile inteso in un senso non esclusivamente logico. La medesima istanza metafisica, perché realista, richiederà un’apertura alla trascendenza, la quale indirizza il pensiero verso i fondamenti e le virtualità dell’essere, il più originari così come i più remoti ed ultimi.
6) Quelli di noi che sono addetti alla ricerca scientifica in discipline teorico-sperimentali ammettono di usare una metafisica spontanea ed implicita che guida l’ideazione, la progettazione e la spiegazione dei loro esperimenti. In particolare, ritengono che le idee di sostanza e di natura, lungi dall’essere definitivamente antiquate e superate, sono tuttora operative.
Allo stesso tempo sottolineano con altrettanta insistenza che tali nozioni non devono venir fraintese. Non è di per sé sostanziale ciò che è semplice, elementare, permanente. Ci sono sostanze scomponibili e più o meno effimere. La sostanza viene individuata in un sistema organizzato dotato di esistenza autonoma e, se composto, di parti interdipendenti. Le parti del sistema in quanto tali non hanno una forma sussistente al di fuori del tutto.
In base alle conoscenze acquisite, l’uomo può produrre nuovi sistemi organizzati. Tale produzione consiste sia nel favorire la formazione di nuovi sistemi o organismi, sfruttando le virtualità già presenti nella natura, sia nell’inventare nuove forme artificiali che vengono poste in essere usando come materia sostanze preesistenti. In entrambi questi casi l’uomo non fa che usare le leggi della natura.
Resta aperta la questione se vi sia una differenza essenziale tra le sostanze naturali, sia pure risultanti dall’opera di “giardinaggio” dell’uomo, e gli artefatti.
La teoria contemporanea dei sistemi dà un contributo forse decisivo sull’argomento della sostanzialità come esistenza autonoma, o per lo meno introduce importanti chiarimenti particolarmente a proposito di annose questioni.
Si eviterà dunque :
- sia di spiegare la sostanza e i suoi accidenti come se la prima si identificasse con la realtà, mentre i secondi sarebbero le apparenze ;
- sia di dare da intendere che sono sostanziali esclusivamente i corpi semplici o gli elementi della chimica, oppure, in ultima istanza, i geni del patrimonio genetico, gli atomi, o, peggio ancora, le particelle subatomiche.
7) E’ stato ribadito con forza che ogni ordine di grandezza è anche un ordine di realtà. ネ perciò inammissibile conferire una esagerata portata ontologica alle discipline che studiano il campo ultramicroscopico. Non si deve assolutamente dare per scontato che le scienze fondamentali per la ricerca filosofica siano necessariamente quelle ritenute tali nella cultura contemporanea.
Tutte le scienze hanno pari dignità, non tanto per ragioni di prestigio accademico, quanto per valenza ontologica. Si è rilevato che si potrebbe tradurre con altrettanta legittimità ‘ “yle”, la materia dei greci, con la parola “materiali”, invece dell’abituale espressione “materia”. Discipline scientifiche che non occupano gli avamposti sul palcoscenico filosofico - quali ad esempio la scienza dei materiali, la meccanica dei fluidi e la chimica macromolecolare - offrono difatti ricchissime tematiche di riflessione per una filosofia naturale, e ripropongono il problema delle qualità sensibili.
8) Il divenire, sempre collegato allo spazio e al tempo, resta ancora un argomento centrale sul quale scienza e ricerca filosofica si confrontano.
- Agli scienziati i metafisici chiedono chiarimenti e precisazioni sulla frantumazione degli ordini di grandezza e delle scale temporali, alla quale gli sviluppi della scienza ci hanno fatto assistere negli ultimi decenni e che sfidano la nostra immaginazione. Li interrogano, inoltre, sull’esatta portata ontologica dello relatività generale e della meccanica quantistica.
- Ai metafisici gli scienziati chiedono che cosa intendano quando parlano della persistenza dell’essere. Astrarre ogni determinazione formale dalla temporalità risulta essere, certo, un carattere proprio del pensiero concettuale. Ma come passare da una modalità astrattiva ad un’asserzione sull’essere’? “Indipendente dal tempo” deve intendersi nel senso di “perenne”, o piuttosto di “atemporale”, cioè né fluente, né istantaneo, né perpetuo? Verrebbe pure da chiederci, rispetto all’essere in quanto tale, che cosa sia più enigmatica e sconcertante, che cosa richieda in modo più impellente una spiegazione: il cambiamento o la permanenza?
Nella considerazione dei fenomeni naturali troviamo due istanze: una empirica e una razionale. Quella empirica constata il divenire e il cambiamento come fatto normale. L’istanza razionale dispone di due livelli di osservazione: quello dell’essere e quello della misura. Quello dell’essere trova sconcertante il non essere e il divenire, quello dello misura cerca di determinare delle costanti che permangono attraverso i mutamenti, quindi ha la stessa tendenza dell’istanza dell’essere.
Le riflessioni speculative che precedono hanno una rilevanza per ciò che riguarda la causalità. Dando per troppo scontato che l’essere è di per sé permanente si è persino arrivati e dedurre il principio di causalità da quello di non contraddizione. L’enunciazione del principio di causalità richiede, ci sembra, l’esplicitazione di assunti extralogici. Riteniamo che non si debbano confondere le leggi fisiche né con i teoremi matematici e nemmeno con necessità logiche. Ciò non implica negare una qualche portata ontologica alla logica ; anzi, auspichiamo lo sviluppo di logiche che si applichino ai problemi della temporalità.
9) L’astrazione può essere illusione, ma non è inganno. Consiste in un’analisi intellettuale che distingue ciò che, nelle realtà, viene dato inseparatamente. I concetti astratti, ossia i significati osservativi che sorgono da generalizzazioni empiriche, e, a fortiori, le nozioni che figurano negli enunciati teoretici, occupano un posto nella rappresentazione oggettiva della realtà, ma non dicono completamente come le cose esistano nella realtà concreta. Anche i composti chimici isolati, e a maggior ragione quelli sintetizzati in laboratorio, figurano nel repertorio del chimico in un altro contesto e con altre caratteristiche che quelli secondo i quali si collocano nella realtà.
Queste precisazioni mettono in guardia contro due illusioni : l’uso riduzionistico e l’uso proliferante delle astrazioni. Il primo conclude abusivamente alla non-esistenza di ciò che non è stato preso in considerazione ; il secondo dota i concetti astratti della stessa modalità di esistenza delle cose concrete. ネ necessario superare tale duplice visione, tenendo accuratamente distinte la questione della diversità degli oggetti da conoscere e la questione della pluralità dei modi di conoscere. Osserviamo soprattutto che il solo fatto di non rientrare in una determinata modalità conoscitiva non autorizza la negazione dell’esistenza di un oggetto.
Nelle scienze contemporanee l’astrazione è attuabile con procedimenti più potenti rispetto ai tradizionali ; in particolare 1’assiomatizzazione come tecnica utile per semantizzare concetti, scomporli in tutti i loro aspetti e renderli tali da essere applicati ad ambiti differenziati di realtà.
ネ emerso nelle nostre discussioni che l’esame della natura e della realtà dello spazio e del tempo si presta in maniera conveniente all’approfondimento del processo astrattivo. In un senso essi sono dati fin dalle nostre esperienza più immediate. In seguito, astraiamo dai moti e dai cambiamenti delle cose esistenti quei quadri globali della nostra esperienza che crediamo riempire.
Si è discusso della valenza ontologica degli enti matematici. Pensiamo che la matematica non sia soltanto convenzionale. Essa consente di intervenire sui fatti ed è dotata della capacità di inventare categorie interpretative, che possono essere usate nell’interpretazione della realtà.
10) Allo stato attuale ci sono due strade per affrontare la questione delle relazioni tra metafisica e scienza :
- secondo la prima, una metafisica già costituita si occupa dei principi delle scienze, cercando di fondarle ;
- nello seconda, gli scienziati, riscoprendo le rispettive metascienze quando si occupano dei principi del loro sapere, entrano in quegli argomenti che i metafisici ritengono di loro competenza. Da ciò nascono sovente incomprensioni e rivendicazioni delle rispettive autonomie.
Occorre sapersi mettere al di sopra di questi due modi di porsi di fronte alla metafisica. Le scienze e la metafisica non sono fonti di conoscenza indipendenti perché la realtà è unica e unico chi conosce.
Il metafisico non può più limitarsi al linguaggio del senso comune per costruire sistematicamente il suo sapere. Date l’estensione e la multiformità delle scienze, egli deve saper cogliere l’importanza delle nozioni metafisiche nell’ambito ristretto di queste, per poter cogliere la loro portata più universale. Egli dovrà, nell’ambito metascientifico, mettere ordine tra le istanze provenienti dalle varie discipline.
La scienza, d’altra parte, dove riconoscere che istanze metafisiche nascono all’interno di essa, poiché richiede presupposti metascientifici, come i predicati “vero” o “evidente” e rivendica per sé un valore conoscitivo che non può giustificare all’interno del proprio ambito.
In conclusione siamo convinti che ricerca scientifica e ricerca filosofica non coincidano, ma convergano.
Una delle obiezioni più diffuse mosse alla filosofia è il fatto che non progredisce, mentre alla ricerca scientifica è sempre associata l’idea di un progresso. Un giudizio più equo dovrebbe tener conto di diversi tipi di progresso. Si dice che le scienze procedono in avanti, la metafisica procede a ritroso. Ma è anche vero che le scienze ricercano i propri fondamenti e che la metafisica si arricchisce di nuovi dati e di stimoli provenienti dalle scienze. Ritrovare gli assunti più remoti e originari della propria ricerca costituisce pure un progresso, ma nell’ordine spirituale. Si guadagna cosi in lucidità, in consapevolezza, in ampiezza e in profondità di comprensione.
L’obiezione più correntemente mossa alle scienze è la loro neutralità rispetto al discorso dei valori. Solleviamo l’interrogativo : una riflessione profondamente critica sui presupposti e sulle finalità della ricerca non aiuterebbe a ritrovare valori nelle nostre attività, oltre alla semplice onestà intellettuale ; valori nella vita e nella natura, oltre a quelli ecologici?
L’impegno nella ricerca è fonte di profonda gioia. I risultati della ricerca accrescono continuamente le nostre possibilità di intervento sulla natura. Questo nostro intervento sarà violento o responsabile? Ogni accrescimento del nostro dominio sulla natura ci rimanda alla nostra responsabilità e ci invita ad impegnare la nostra libertà. Rifiuteremo di vedere nel nostro intervento anche una partecipazione programmata ad una potenzialità creatrice insita nel mondo fin dalle origini?
“Ci sono uomini che non cercano e non trovano;
altri cercano senza trovare;
alcuni continuano a cercare perché hanno già trovato.
I primi sono vani ; i secondi infelici ;
i terzi, insoddisfatti ma felici.”
Pascal
Animatore di questi anni di convegno e redattore di questo documento fu il P. Bernard T. Vinaty O.P.. Con lui sottoscrissero il testo tutti gli altri partecipanti : P. Giovanni Bertuzzi O.P. ; P. Alberto Boccanegra O.P. ; Prof. Lamberto Cattabriga ; Dott. Chiara Cerni ; Prof. Luigi Cerruti ; Prof. Nicola Dallaporta ; Prof. Giuseppe del Re ; Prof. Pierluigi Fortini ; Prof. Sergio Galvan ; Prof. Giovanni Melzi ; Prof. Giuseppe Minelli ; P. Sergio Parenti O.P.
Commento che il Prof. Ennio De Giorgi scrisse ad Arliano (Lucca) il 21 ottobre 1984.
Il lavoro su scienza e metafisica mi sembra molto valido e quindi non indicherò tutti i punti di consenso e mi limiterò a segnalare alcuni punti di dissenso.
Penso che occorre distinguere la filosofia (nel senso letterale di “amore della sapienza”) dalla metafisica che, insieme alle diverse scienze, è una manifestazione, non esaustiva, dell’amore della sapienza.
Penso che occorra pure distinguere tra la “metafisica” e le diverse metafisiche che sono apparse nella storia, o possono apparire nel futuro.
Sono infine “realista”, ma perplesso sulle classificazioni esistenti dei diversi tipi di realtà (per es. : uomini, animali, piante, pietre, pianeti, particelle, numeri, leggi fisiche, esperimenti, angeli, demoni, paradiso, inferno, Chiesa, Dio, atomi, particelle, elementi chimici, principi giuridici, leggi dei vari stati, nazioni, popoli, ecc. ...).
Resto ugualmente incerto sulle diverse classificazioni esistenti dei tipi di conoscenza possibili, che tutti possono rientrare nella generale categoria della adeguazione dell’intelletto alla realtà, mentre mi è meno chiaro il “grado di approssimazione” che ciascuna forma di sapere può raggiungere.
Penso, in linea di massima, alla complementarità delle diverse forme di sapere, alla loro autonomia, alla ricerca dell’ “armonia senza egemonia”, tra tutte le forme del pensiero umano (inclusa l’arte o il lavoro che ci danno un sapere non inferiore qualitativamente alla scienza o alla metafisica).
Ennio De Giorgi