Il
testo fu elaborato nel corso degli “Incontri
Interdisciplinari”, che si tengono dal 1979-80 con cadenza
mensile durante l’anno sociale del Centro San Domenico. Il
testo definitivo di questo documento, approvato nell’ottobre
del 1988, fu pubblicato per la prima volta sul bollettino
quindicinale del Centro San Domenico («I Martedì di San
Domenico», n. 7 del 3-4-1989, pp. 3, 6-8). Un resoconto dettagliato del
dibattito fino alla stesura definitiva si trova in: A. PORCARELLI,
"Scienza e persona umana - Doveri e diritti dei ricercatori", il
Mulino, Bologna 1994.
Il testo che qui viene presentato è stato elaborato in una serie di incontri svoltisi presso il Centro San Domenico di Bologna ai quali ha preso parte un gruppo di ricercatori di varie discipline scientifiche ed umanistiche. Tema di tali incontri sono stati alcuni problemi che sono apparsi di particolare importanza nell’attività del ricercatore e che si trovano al centro dell’attenzione e del dibattito sulla funzione della ricerca scientifica oggi più che in passato soggetta a numerosi condizionamenti esterni ed in presenza di implicazioni etiche di grande rilievo per il futuro della nostra civiltà.
A conclusione di questa comune riflessione abbiamo tentato di formulare alcune conclusioni condivise da tutti i partecipanti agli incontri e siamo giunti a questa «Carta dei diritti e doveri del ricercatore» che ora proponiamo ad un ambiente più vasto quale contributo alla discussione di problemi che con sempre maggiore urgenza coinvolgono la nostra società. Dopo avere indicato quelli che riteniamo i fini della ricerca scientifica e delle sue applicazioni (principi), abbiamo individuato alcune regole di comportamento che abbiamo chiamato doveri ed alcune esigenze fondamentali del ricercatore che abbiamo indicato come diritti. Fra questi quello della libertà che è necessariamente condizione e garanzia della libertà di tutti.
L’intero documento ha come punti di riferimento fondamentali il riconoscimento del valore della persona umana ed il rispetto dei suoi diritti inalienabili ed è animato dalla fiducia nel valore conoscitivo ed etico della ricerca scientifica pur nella consapevolezza delle sue limitazioni e dalla convinzione della insostituibile funzione della scienza nel miglioramento delle condizioni di vita dell’uomo sia come conseguenza di nuove e più approfondite conoscenze sia per il controllo che solo essa può condurre sugli effetti delle applicazioni dei risultati conseguiti.
Lamberto Cattabriga
Di fronte ai recenti sviluppi ed applicazioni della scienza ed alla sempre più complessa organizzazione istituzionale entro cui si colloca la ricerca scientifica - che ne risulta ad un tempo favorita e condizionata - si rende più evidente ed urgente l’esigenza di individuare dei principi direttivi che lasciando intatti e ribadendo gli irrinunciabili diritti di libertà dello scienziato, possano tuttavia fornirgli un orientamento nell’affrontare i problemi etici che oggi gli si impongono o nell’ambito stesso della sua ricerca o comunque nel rapporto con le istituzioni e, più in generale, con la società.
È evidente che tale esigenza implica il riconoscimento di valori etici comuni pur nelle possibili differenze concernenti valutazioni di comportamenti e situazioni particolari.
Abbiamo perciò voluto riferirci al senso etico della nostra cultura, fondato sul valore della persona umana, riuscendo quindi a convenire nella valutazione generale dei compiti e delle garanzie che oggi spettano al ricercatore scientifico.
Esponiamo qui i primi risultati della nostra riflessione nella forma di un progetto di «Carta» dei doveri e dei diritti del ricercatore che ci sembra una ragionevole base di discussione largamente aperta ad ogni ulteriore contributo.
A. Fine della ricerca scientifica è la conoscenza sempre più ampia e profonda degli oggetti considerati dalle varie discipline scientifiche. Tale conoscenza è un bene in sé, indipendentemente dalle sue possibili applicazioni pratiche.
B. Le applicazioni tecnologiche della ricerca scientifica debbono contribuire, direttamente o indirettamente, al miglioramento delle condizioni dell’uomo e alla soddisfazione delle sue legittime aspirazioni, quali vengono espresse ad esempio nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 10 dicembre 1948.
C. Scienza e tecnologia debbono favorire la migliore armonia tra l’uomo e l’universo e dell’uomo con se stesso, ed i necessari equilibri ambientali (1).
1. Cercare il nuovo e valorizzare il patrimonio di conoscenze che ci hanno lasciato i predecessori e che dobbiamo trasmettere arricchito alle generazioni future.
2. Rispettare, anche nella ricerca, i diritti della persona umana.
3. Eseguire le ricerche correttamente. Fare buon uso delle risorse di cui si dispone.
4. Riferire scrupolosamente ed in via prioritaria alla comunità scientifica quanto si è trovato. Descrivere le ricerche o gli esperimenti senza nascondere od alterare particolari essenziali, in modo che possano essere utilizzati o ripetuti. Esporre con onestà intellettuale le motivazioni delle proprie ricerche, il metodo usato, le congetture più attendibili, i problemi aperti più interessanti, le difficoltà incontrate. Rendere disponibili a tutti i risultati ottenuti. Agevolare le ricerche altrui mettendo a disposizione le proprie conoscenze ed esperienze.
5. Fornire con la massima onestà intellettuale all’opinione pubblica ed ai responsabili politici ed economici gli elementi utili a valutare i fini e gli esiti della ricerca proposta e la congruità dei risultati conseguibili con costi economici e sociali.
6. Accogliere con attenzione le critiche ragionevoli alle proprie ricerche, da qualunque parte provengano.
Riconoscere l’importanza, la dignità e la giusta autonomia di ogni forma del sapere umano, resistendo alla tentazione di ridurre ogni forma di conoscenza valida alla nostra (vedi per esempio meccanicismo, scientismo, storicismo, idealismo, sociologismo).
Riconoscere l’importanza della comunicazione tra le varie aree disciplinari valorizzando il significato culturale della propria disciplina ed impegnandosi a favorire un dialogo efficace fra studiosi di discipline diverse (2).
7. Avvertire delle possibili utilizzazioni e delle prevedibili conseguenze dannose di quanto si è trovato. Affinché questi avvertimenti non risultano vani occorre migliorare la reciproca conoscenza e solidarietà all’interno delle comunità scientifiche, l’impegno degli scienziati, la coscienza delle comuni responsabilità verso l’umanità presente e futura, il dialogo fra scienza e società.
8. Considerare gli esiti della ricerca come patrimonio comune dell’umanità e renderli largamente accessibili (in accordo con l’art. 27 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo) (3). Lo stesso art. 27 obbliga tutti gli stati ad una politica che elimini, nella massima misura possibile, gli ostacoli alla libera circolazione dell’informazione scientifica. In particolare la necessità di proteggere segreti militari o industriali non può mai giustificare alcuna limitazione dei diritti umani del ricercatore (art. 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo) (4).
1. Piena libertà nella scelta e nella trattazione dell’oggetto della propria ricerca (5). Garanzia di potersi esprimere in sedi scientifiche qualificate al di fuori di ogni condizionamento ideologico o di scuola.
2. Avere il proprio lavoro giudicato scientificamente soltanto da esperti.
3. Condizioni di lavoro adeguate alle capacità del ricercatore.
4. La concreta difesa dei diritti del ricercatore presuppone l’autonomia effettiva delle principali istituzioni scientifiche e culturali (università, accademie, istituti di ricerca) e dei singoli ricercatori (6).
Siamo persuasi che esista, come effetto dell’attività conoscitiva, una intensa gioia contemplativa di fronte alla grandezza ed alla bellezza dell’universo inteso nella sua accezione più completa di totalità di realtà visibili ed invisibili. La scienza ci aiuta a riconoscere tale grandezza e bellezza ed anche i cosiddetti «limiti della scienza» sono il riconoscimento di una grandezza e bellezza che supererà sempre le parole con cui le descrivono scienziati e filosofi, teologi ed artisti.
(1) Una definizione degli equilibri e delle armonie non è facile, ma almeno occorre sapere che è un problema non ignorabile.
(2) L’amore della sapienza (che è insieme delle scienze, delle arti, della giustizia intese nelle accezioni più larghe) non impedisce di riconoscere i limiti delle proprie competenze.
(3) Art. 27 : Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria ed artistica di cui egli sia autore.
(4) Art. 13 : Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni stato. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.
(5) Tale libertà di ricerca va intesa in senso positivo, vale a dire che venga garantita l’autonomia decisionale del ricercatore indipendentemente da vincoli o costrizioni esterne, sia in senso negativo, cioè che venga garantita al ricercatore la possibilità di una reale obiezione di coscienza qualora egli valuti che le finalità della ricerca affidatagli siano in contrasto con le sue esigenze di coscienza.
(6) Tale autonomia è fattore di libertà, ma anche fattore di sicurezza, in quanto contribuisce ad evitare che un errore commesso nell’ambito di una singola istituzione porti tutta la ricerca di un dato settore in un vicolo cieco.