Centro San Domenico

Piazza San Domenico 12

40124 BOLOGNA

tel. 051 581718







Bologna, 10 maggio 2025


Agli amici degli

Incontri Interdisciplinari


Carissimi,

Ci rivedremo lunedì 26 maggio, alle ore 21, presso il Convento San Domenico, che ci ospiterà nella sua “sala del fuoco”, cui si accede da Via San Domenico 1.

Dopo gli incontri, animati dal prof. Francesco Longo su “La visione contemporanea dell’Universo. L’universo violento” e “Come cerchiamo i pianeti capaci di vita?”, e dopo l’incontro su “La possibilità di vita biologica nel nostro universo” animato dalla prof. Rita Casadio, è giunto il momento di interrogarci sulla possibilità di una vita intelligente.

Poiché per ora gli “incontri ravvicinati” restano oggetto di fantascienza o di opinioni personali, si è pensato di affrontare l’unico argomento in merito certo, cioè quello del nostro pianeta:

La comparsa della vita intelligente sulla Terra.

Animerà l’incontro il prof. Mons. Fiorenzo Facchini, che ringraziamo a nome di tutti.



C’è la possibilità di partecipare on-line tramite Jitsi-Meet. Per partecipare on-line, è indispensabile avvisare qualche giorno prima padre Sergio Parenti.



In attesa di incontrarci, un cordiale saluto a tutti.



fra Giovanni Bertuzzi O.P. fra Sergio Parenti O.P.

________________________________



Breve resoconto dell’Incontro Interdisciplinare del 26 maggio 2025

a cura di fra Sergio Parenti O.P.


FACCHINI - Cerchiamo di vedere in che cosa si possano riconoscere espressioni di una intelligenza umana. Non è l’aspetto fisico che ha interesse a questo riguardo, ma quello comportamentale, nel quale riconoscere una cultura che distingue l’uomo da un animale. Questo vale da un punto di vista fenomenologico, a prescindere dagli aspetti filosofici che possono anche essere tenuti presenti. È la documentazione di una attività rilevabile e riferibile all’uomo, cioè ad una intelligenza di tipo astrattivo, che caratterizza l’umano rispetto agli animali. Quindi il riferimento è a documenti rinvenuti che attestano questo tipo di intelligenza che filosoficamente definiamo di tipo astrattivo. È interessante rilevare subito che questi segni dimostrano un progresso, una certa evoluzione nella tecnica che viene utilizzata. Inoltre c’è la conservazione dello strumento stesso che fa parte, per così dire, della vita dell’ominide che ha già realizzato il livello umano.


Quando e in che cosa possiamo riconoscere questi documenti di una attività razionale astrattiva, propria dell’uomo? Certamente lo facciamo da comportamenti che si riferiscono al mondo dei defunti: questo è facilmente rilevabile, ed allora parliamo di un simbolismo spirituale. Oppure si può desumere dalle varie aggregazioni sociali che si sviluppano nel corso dell’evoluzione. Ma si può riconoscere una simbolizzazione anche in quelli che sono gli strumenti costruiti dall’uomo, in cui vediamo una certa tecnologia ed anche qualche significato connesso con i prodotti della tecnica. L’innovazione della tecnica è rivelatrice di un progetto, un significato, e quindi un’attività di tipo astrattivo.


La cultura la possiamo riconoscere quando il comportamento dell’uomo rivela progetto e simbolo, a prescindere dall’aspetto somatico. La progettualità è caratteristica della cultura dell’uomo. Gli strumenti realizzati dall’uomo rivelano una tecnologia progettuale in cui però possiamo anche riconoscere un aspetto simbolico e potremmo parlare di simbolismo funzionale.


Poi c’è un simbolismo connesso al linguaggio, che però non fossilizza, e gli organi della fonazione non danno adeguate informazioni. C’è però un simbolismo che rivela interessi di ordine spirituale, come quello religioso.


Ritornando al discorso dell’evoluzione culturale, i due aspetti fondamentali sono la capacità di progetto e la capacità di simbolo.


La capacità di progetto esprime una intenzionalità riferita ed espressa nei prodotti che l’uomo con la tecnica realizza. Nella progettualità c’è anche la percezione del tempo: sono realizzazioni che hanno un certo perfezionamento: il progetto è rappresentazione interiore di quello che si vuole produrre e c’è sempre qualche innovazione che si può riconoscere. Queste innovazioni rappresentano uno sviluppo della capacità astrattiva, e noi negli strumenti che l’uomo fabbrica vediamo un progresso nella tecnica e la conservazione (l’animale usa e getta). C’è anche l’organizzazione del territorio, dedicando spazi al pernottamento, organizzando territori dedicati alla caccia in certi tempi dell’anno in cui la fauna può presentarsi particolarmente interessante per la sopravvivenza dell’uomo. C’è anche una tecnica nella manipolazione del cibo. Gli artefatti dell’uomo rivelano la progettualità.


C’è poi il tema del simbolismo che è l’altra faccia del comportamento culturale dell’uomo. Il simbolismo consiste nell’attribuire ad un segno, ad un suono o ad un oggetto un significato che va oltre. Il simbolismo può essere rilevato negli strumenti che rimandano a scopi diversi , assumendo un significato nel contesto della vita dell’ominide. Il simbolismo si può rilevare nel linguaggio (anche se non fossilizza, ma alcune documentazioni sugli organi della fonazione ci sono) come simbolismo sociale. Per non parlare del simbolismo spirituale nelle manifestazioni di arte e di religiosità, a partire dal trattamento di ossa o dei cadaveri.



Prendiamo questa diapositiva:





Quando parliamo di cultura intendiamo la capacità di trasformare intenzionalmente l’ambiente per adattarlo all’uomo. Questo per molti rappresenta una reale discontinuità nel corso dell’evoluzione rispetto alle altre specie. La cultura non ha solo significato adattativo, ma anche di un certo sviluppo dell’uomo dal punto di vista psichico e sociale, che non può essere negato.





Le tecnologie litiche partono dalla lavorazione del ciottolo: ciottoli lavorati e scheggiati riportano a oltre due milioni di anni fa, ad homo habilis, nell’Africa orientale, da cui si ritiene siano partite le prime forme umane.







I bifacciali, lavorati su entrambi i lati, lavorati nei margini ed anche nelle facce, mostrano una lavorazione abbastanza raffinata. Qualcuno vi ha voluto vedere anche il rapporto aureo. Per alcuni l’uomo quasi nativamente percepisce questo rapporto e lo esprime nelle sue realizzazioni: sarebbe un canone di bellezza e armonia che c’è in natura.


L’industria chiamata “Levallois” mostra una tecnica usata per qualche centinaio di migliaia di anni.




Vediamo altri bifacciali, da Buia, che risalgono a più di un milione di anni fa, ed un bifacciale molto bello, conservato nel nostro museo.










L’organizzazione del territorio è un altro argomento: alcuni spazi vengono usati per finalità diverse, dimostrando una organizzazione interna.







Infine possiamo vedere un bifacciale dove è stato conservato un lamellibranco non a caso, ma per un certo gusto estetico, anche se non sappiamo che valore potesse avere.





Con queste poche immagini volevo darvi almeno un saggio su come possiamo individuare l’essere umano nel corso dell’evoluzione. Credo sia la cultura ad identificarlo: la progettualità, che cambia nel tempo e non è riferibile ad una base puramente biologica, ed il simbolismo con la sua evoluzione anche nella tecnologia.


BERTUZZI - Che cosa si intende per una conoscenza astrattiva? Dov’è che l’uomo primitivo dimostra di averla?


FACCHINI - Nella finalizzazione di certe azioni e nel progresso: il cambiamento nel tempo che documenta uno sviluppo culturale ed un miglioramento delle prestazioni. Anche la conservazione degli oggetti indispensabili per la vita documenta ciò.


PARENTI - Probabilmente vendevano gli strumenti prodotti, in cambio di carne o pelli.


FRATTINI - Nasce anche il linguaggio, necessario per comunicare. Al simbolo corrisponde un suono.


PARENTI - I più antichi disegni sulle pareti a che periodo risalgono?


FACCHINI - Alcuni segni su pietra sono stati interpretati da alcuni come riferiti ad una qualche simbolizzazione anche in epoche precedenti al paleolitico superiore. Ma la produzione più sicura è più recente. Famose sono le grotte di Altamira, in Spagna. Ma ci sono anche ossa che sono state conservate ed hanno inciso qualche segno, che non sappiamo che cosa possa rappresentare, e potrebbero risalire a qualche centinaio di migliaia di anni fa.


PARENTI - Non è il linguaggio a produrre l’intelletto, ma la necessità di comunicare quanto capito che produce il linguaggio. Però anche gli animali comunicano con un linguaggio simbolico. Cosa intendi per simbolismo?


FACCHINI - Per esempio il simbolismo funzionale della tecnica di homo habilis: gli oggetti vengono conservati, non usati e gettati.


PARENTI - L’astratto prescinde dall’individualità con una conoscenza vera, mentre l’immagine osservata dai sensi, se è uguale, fa sbagliare un riconoscimento.


FACCHINI - C’è poi un progresso nelle manifestazioni della tecnologia, che non c’è nell’animale.


BERTUZZI - Credo che il valore umano della produzione di determinati strumenti, ad esempio delle frecce, dimostri una conoscenza astrattiva perché l’uomo distingue la funzione penetrante della freccia dal materiale che ha usato. Giunge fino a produrre il materiale in funzione di migliorare.


FACCHINI - L’uomo migliora continuamente le tecniche.


SCIRÈ - Non sempre facendo meglio. Ci sono ponti molto antichi che funzionano ancora, a differenza di quelli che facciamo ora.


FRATTINI - Ma nella media c’è un miglioramento, se non altro dal punto di vista concettuale. A mio parere il progresso è stato costante.


PARENTI - Vi ho mandato un contributo aristotelico: l’intelletto umano, a differenza dei sensi, non può conoscere mediante trasformazione di un organo che ho chiamato “sensore”. La conoscenza non consiste nella trasformazione dell’organo, ma questa è necessaria per la conoscenza dei sensi. L’intelletto umano, però, è fatto per conoscere ciò che può osservare con i sensi: questo ci porta a credere che nel cervello ci sia l’organo dell’intelletto. Rispetto al ragionamento di Aristotele, riconosciuto nella cultura pagana, ebraica, cristiana ed islamica (da noi Averroè è stato insegnato fino ai tempi di Galileo) siamo arretrati. Oggi abbiamo come un tabù nei confronti di questi argomenti.


FACCHINI - La scienza si è affrancata dalla filosofia.


PARENTI - Ma questo è conseguenza di dispute teologiche. L’islam rifiutò Averroè così come san Tommaso, quando fu proclamato santo, a Parigi era elencato tra gli eretici. Oggi nelle facoltà pontificie si insegna che la filosofia è uno strumento di comunicazione culturale, un linguaggio da usare per comunicare il Vangelo. La verità è solo nella scienza e nella fede.


FACCHINI - La filosofia non è una scienza?


PARENTI - Esatto. Ma questo vale per la cultura nostra, non di altre parti del mondo.


NUCCI - La parola “progresso” mi ha colpito nell’esposizione di questa sera. Esiste una forma di intelligenza anche in altre specie, ma l’intelligenza dell’uomo lo rende diverso. Il castoro fa la sua diga sempre allo stesso modo, mentre l’uomo costruisce edifici sempre diversi anche se fisicamente resta uguale, senza uno “scatto” evolutivo.


FACCHINI - La progressività nella tecnica e nell’organizzazione sociale è caratteristica dell’intelligenza umana. Possiamo chiamarla miglioramento, anche se a volte ci sono comportamenti in senso opposto. Evoluzione non significa necessariamente miglioramento.


CAPELLA - Homo sapiens ha una coscienza ed una capacità di scelta che non ha l’animale.


PARENTI - Quello che ci ha detto Mons. Facchini ci introduce all’argomento del prossimo convegno “Scienza e metafisica” a fine settembre, per il quale abbiamo scelto il tema “Natura e cultura”.